Il peso della cultura. Intervista a Lisa-Kaindé Díaz metà delle Ibeyi

Dall’altra parte del telefono la voce è allegra, musicale in modo naturale. Ci si saluta cordialmente e colpisce la franchezza, il non tirarsi indietro dal raccontarsi, dal dire. Per una ragazza che ha solamente 19 anni e che sei mesi fa nemmeno immaginava di poter o voler tentare la carriera musicale, è un bel segno di interezza: non c’è costruzione attorno alla storia sua e di sua sorella gemella Naomi, non ci sono ragionamenti a tavolino, ma l’irrefrenabile necessità di mettere se stesse in musica, perché la musica definisce la tua identità. Così, dentro a un esordio che sembra confezionato da delle veterane, nel progetto Ibeyi, finiscono le profonde e multietniche radici di famiglia, in un affresco sincretico che unisce Parigi, il Mississippi, l’Africa occidentale (dall’area di Nigeria, Benin e Togo), l’hip hop urbano contemporaneo, il pianismo classico, l’elettronica lieve e le strade di Cuba.

Proprio dall’isola caraibica tutto avrebbe potuto avere origine, per ben altre vie rispetto a quelle che invece hanno preso forma. Il padre, Anga Díaz, è stato (è scomparso a soli 45 anni nel 2006) percussionista nelle fila del Buena Vista Social Club. Ottimo conguero e suonatore di cajon, lo strumento di derivazione sudamericana che ha preso piede a Cuba quando sono stati vietati i tamburi, non ha mai forzato le figlie, nate con la madre francese di radici venezuelane, a imboccare la carriera musicale. Ma quando se n’è andato, senza dire niente, «Naomi ha preso il cajon e ha cominciato a suonare», ci racconta Lisa, «è nata per questo». In realtà, alle spalle ci sono solidi studi classici, che hanno gettato le basi di una musicalità dai pronunciati toni spontanei. Questo “spirito musicale” ha preso pian piano sempre più piede nella vita delle ragazze, finendo per definire un’identità che ha radici in quella cultura Yoruba che gli schiavi dell’Africa occidentale si sono portati a Cuba e nei Caraibi, e che «è parte della [loro] vita quotidiana».

La musica che scaturisce da questa fusione particolarissima è un soul/gospel urbano moderno che mostra come una delle poche vene feconde di questi anni frammentati sia la contaminazione: come si sono ridotte le distanze geografiche tra i continenti, così anche i generi musicali hanno visto progressivamente perdere netti confini di appartenenza. La mezcla messa in scena da Ibeyi ha la forza urbana della patchanka al netto delle intenzioni politiche, l’immediatezza e la freschezza delle nuove scene musicali africane che stanno recuperando repertori sterminati di enorme valore, il blues di razza del Delta del Mississippi con Nina Simone a farsi Caronte intellettuale, una sfumatura hip hop che guarda tanto ai contenuti urbani contemporanei quando alla Bristol di fine Novanta e – non sia che un pregio – un’orecchiabilità pop che ha fatto innamorare XL Recordings. Forse non sarà un disco storico, ma questo modo di pensare alla musica potrebbe essere una delle idee musicali che oggi possono ancora dare scosse concrete. La cosa migliore, ora, è sentire la loro storia direttamente dalla voce di Lisa. Per il resto ci sarà tempo. Eccome se ci sarà tempo.

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Per prima cosa vorrei che mi raccontassi la vostra storia: siete francesi di nazionalità, ma di origine cubana, e in particolare venite dalla cultura Yoruba…

Nostra madre è francese e venezuelana, mentre nostro padre era cubano. A Cuba la cultura Yoruba è molto presente: l’hanno portata gli schiavi dal Benin e dalla Nigeria, nell’Africa Occidentale, quando sono stati mandati a Cuba. È una cultura molto presente, ma la gente ne parla poco: non so perché. Noi siamo cresciute nella cultura Yoruba, fa parte di noi.

E questo spiega perché cantiante anche in quella lingua. Quello che mi ha colpito è che due musiciste così giovani – come siete tu e tua sorella – siano così interessate alle proprie tradizioni e a una cultura antica come la Yoruba. Che cos’è che vi lega a questa cultura, oltre alla vostra famiglia?

Non lo so di preciso. Credo che in qualche modo mi affascini e, contemporaneamente, è anche la mia cultura. Voglio dire che non si tratta di una cosa che ho scoperto cinque anni fa o qualcosa del genere. Ci sono cresciuta dentro e sono legata ad essa in maniera personale. E allo stesso tempo, come dire, è cubana, è mio padre ed è anche la mia eredità. Credo che sia qualcosa che sono nata per cantare. È stato importante per me, soprattutto mentre crescevo. Credo che sia per questo che sono legata alla cultura Yoruba ed è parte della mia vita quotidiana.

Vivendo in Europa hai mai avuto problemi per essere cubana, venezualana e Yoruba?

No, no no. Era un di più, un grande, grande più. Appartenere a due culture è stato davvero avere qualcosa in più. In parte, credo, perché essere cubana è così cool in Francia! La gente è felice quando dico che sono di Cuba, per cui è sempre un bonus, e credo che essere una mescolanza di culture sia fantastico. Credo che se provieni da due diverse culture puoi fare cose davvero interessanti, puoi essere un artista che fa cose incredibili.

Che cos’è la musica per te?

Credo che sia qualcosa che mi mette in comunicazione con me stessa e mi connette con le persone. È un modo per sentirsi bene, per esprimere me stessa e miei sentimenti. E per connettermi con mia sorella. È un modo di essere felice e diventare più felice.

A proposito della tua relazione con la tua gemella: ho letto che litigate molto, ma com’è essere gemelle e creare insieme?

A volte è difficile. Ogni giorno cresciamo molto e stiamo imparando come lavorare insieme giorno dopo giorno. È un aspetto che sta cambiando e spero che litigheremo sempre meno. Non è facile, ma allo stesso tempo è eccitante, perché quando parliamo di musica ogni litigio è interessante e ogni singolo alterco rende la nostra musica migliore. Quindi, alla fine, quando riguarda la musica, va bene. In altri momenti della nostra vita, invece, è un aspetto irrisorio.

Ibeyi copertina-cd

Quando avete cominciato a cantare e a suonare?

Abbiamo cominciato a sette anni, con la musica classica: mia sorella suonava percussioni classiche, io il pianoforte. Poi sono anche andata a lezione di canto jazz e l’ho adorato. Poi, quando avevamo circa 16 anni, ho cominciato a comporre la musica di Ibeyi, ma all’epoca non sapevo che lo stavo facendo.

Che cosa ti ha fatto scrivere la prima canzone?

Credo che sia cominciato in un momento in cui ero molto annoiata. Intendo molto, molto annoiata, perché Naomi era spesso fuori. Così ho detto a mia madre: «sono così annoiata. Non so cosa fare, ho già fatto tutto». E lei mi ha detto: «componi, scrivi della musica». E così ho cominciato la mia prima canzone, che mi ha fatto sentire così bene, e ho capito che comporre mi rendeva felice. È stata una specie di terapia. Mi ha fatto stare bene e mi ha reso felice perché era un modo per dire a me stessa: «posso fare qualcosa. Ho scritto una canzone». Ma non pensavo che sarebbe stato niente più di questo, un modo per avere un’identità. Così mi sono ritrovata ad essere Lisa, ma anche un’altra Lisa per gli amici, quella che scriveva le canzoni. Non pensavo che avrei fatto un album. Pensavo di fare la maestra di musica.

Come ti senti adesso, in giro per il mondo e con l’album che sta per uscire?

È faticoso, ma è magico allo stesso tempo: tutto cambia così velocemente. In quattro mesi le nostre vite sono completamente cambiate. Mi sento benedetta e sono così felice. Anche Naomi è felice. É incredibile poter volare ovunque e incontrare tante persone vivendo della propria musica. Credo di stare ancor aspettando il momento in cui dirò «okay, adesso questa è la mia vita!».

Il vostro album di debutto sembra scritto da un artista più maturo, non da due musiciste di 19 anni. Ti senti diversa dalle altre teenager?

Per certi versi credo di essere davvero un po’ più matura, ma per molti aspetti sono veramente normale. Forse si tratta di un modo di guardare alla vita, alla morte e all’amore un po’ differente. Ma mi sento normale e credo che la normalità sia strabiliante. Penso davvero che tutti abbiamo qualcosa di importante da dire e da esprimere. Tutti i miei amici sono fantastici, vivo vicino a molti artisti e sono tutti bravi.

È interessante quello che dici, perché c’è una specie di stereotipo secondo cui i musicisti si sentono diversi e unici. E tu mi stai dicendo che sei diversa perché sei unica come tutti sono unici…

Lo credo davvero: ognuno è unico e tutti possono dire qualcosa e avere un modo originale di dirlo. Credo che probabilmente gli artisti siano persone che cercano di tirare fuori queste cose, ma penso che tutti possiamo farlo.

16 febbraio 2015

First thing I’d like to ask you about is you, your roots.. I know you’re of French nationality, but of Cuban heritage, particularly from the Yoruba culture…

Our mother is French and Venezuelan and our father is Cuban. And in Cuba there’s a lot of Yoruba culture because when the slaves from Benin and Nigeria in West Africa were shipped to Cuba, the culture travelled with them. Yoruba is a really important part of the culture in Cuba, but actually I don’t know why people are not talking a lot about it. We grew up with the Yoruba culture and its part of us.

And that’s because you also have songs in Yoruba language. What hit me is that  modern-day young musicians, like you and your sister, are really interested in their tradition, and in your case, in an ancient culture like Yoruba culture. What is hooking you to this culture, your family aside?

I don’t really know. I think it fascinates me. At the same it’s really my culture. I mean that it is not something that I discovered like just five years ago or something like that. I grew up with it, so I have a personal attachment with it. And it’s, I don’t know, it’s Cuban, it’s my father and I do feel like it’s my legacy. I do feel like it’s something that I was maybe born to sing. And yeah, it’s really important and it was important for me growing up. That is why I’m really attached to Yoruba and it’s part of my life everyday.

Have you ever felt any discomfort from being of Cuban, Venezuelan, and Yoruba heritage living in Europe?

No, no no. It was a plus, a big big plus. Being a part of two cultures and having those two cultures was really a plus. I think it was because being Cuban is so cool in France! People are so happy when I say I am from Cuba. So it has always been a bonus, but I just think that being a mix of cultures is amazing. And I do believe that if you come from two different cultures you can really do something interesting, you can really be an artist that makes amazing things.

What is music for you?

I think it is a way to connect with myself and to connect with people. It’s a way to feel good, to express myself and my feelings. And to connect with my sister. It’s my way to be the happy and become happier.

Speaking about the relation with your sister, I’ve read that you two fight a lot. What’s it like being twins and being creative at the same time? What’s it like?

Sometimes it’s hard. We are growing a lot everyday and we are learning how to work together day by day. It is something that is changing and hopefully we are going to fight less and less. It is not easy, but at the same time it is too, because when we talk about music every single fight is interesting and every single confrontation makes our music better. So when it is really about music it is really good. Saying that, there are moments of our lives when it’s ridiculous.

When did you start writing songs and playing music?

We started playing music at seven and we started with classical music: my sister was playing percussion, classical percussion and I was playing classical piano. And then I also went to jazz vocal classes and I loved it. Then when we were 16 or something like that, I started composing Ibeyi’s music. At the time I didn’t knew that I was working on Ibeyi’s music.

What made you start writing your first song?

I think it happened in a moment when I was really bored. I mean really really bored and I was alone because Naomi was very often out. So I said to my mother: “I’m so bored. I don’t know what to do, I already did everything.” And she said, “Compose, write some music”. And I started my first song and it felt so good and I realized that it made me so happy. It was like a therapy. It make me feel so good and happy because it was a way of saying to myself: “I can do something. I mean, I wrote a song.” But I never thought it was going to be anything more than this, I never thought about it. It simply was a way to have an identity. So I was Lisa, but also a different Lisa to my friend, the Lisa that wrote songs. I never thought I was going to make an album. I thought I was going to be a music teacher.

How does it feel now that you have an album coming out and you are touring the world?

It’s hard but it’s so magical at the same time, and everything changes so fast. I mean in four months our lives completely changed. I feel so blessed and I’m so happy. Naomi is happy too. It’s so amazing to be able to fly everywhere and to meet a lot of people and to be able to live through our music. I think I’m still waiting for the moment where I will feel like, “Okay. Now! This is really my life.”

Your debut album seems to come from a more mature artist, I mean, not from your average 19-year-old musicians. Do you feel different from the average teenage girl?

I think in some aspects maybe I’m a little bit more mature. But on other matters I’m really normal. But maybe it’s my way of seeing life and death and love that is a little bit different. I feel quite normal. And I think normality is amazing actually. I do believe that everybody has something strong to say and to express. All my friends are amazing. I have to say I have a lot of artists next to me and they’re all good.

That’s interesting because there is a sort of stereotype that musicians feel different and unique, while you’re saying you feel normal because you are unique like everyone else is unique…

I really believe in that. I really believe that everybody is unique and that everybody can say things and can have a way, and a different way to say things. I just think that artists are maybe people that are trying to say those things out loud. But I do believe that every single person has it in them.

16 febbraio 2015
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