World Wide Pop. Intervista ai Superorganism
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Tommaso Iannini
- 8 Marzo 2018
Per qualcuno la Rete continuerà a essere uno spauracchio, per altri una sorta di Eden. Per chi sta nel mezzo – o più semplicemente ragiona – Internet rimane una risorsa che si può sfruttare con intelligenza. Su questo versante i Superorganism rappresentano un caso quasi estremo di band nata proprio grazie al web, allo scambio di file e a YouTube. Una collaborazione a distanza in forma digitale e un video cliccatissimo: è questa la formula di lancio per Something for Your M.I.N.D, la canzone che per prima ha scatenato l’attesa per il debutto su album (targato Domino) di questo collettivo con base ora stabile a Londra che comprende musicisti inglesi, americani, australiani e giapponesi.
La narrazione 2.0 della band con il suo pop onnivoro – ma sostanzialmente elettronico – ha mandato in brodo di giuggiole i tipi di Pitchfork, che hanno incensato la formazione con frasi impegnative e un supervoto. «If the internet had an in-house band it might sound a little like Superorganism», recita il trionfalistico attacco del pezzo, che poi chiude con un altro volo pindarico paragonando Nobody Cares a Loser di Beck (l’hanno toccata piano eh…). Al direttore ricordano più che altro i Bran Van 3000 senza il singolone (e lui senza dubbio preferisce il brano dal quale è stato tratto il sample di Something For Your Mind – che era di Speedy J). La nostra Elena Raugei ha calato la scure e in sede di recensione scrive di un album piatto, privo di guizzi, chiosando alla fine senza mezzi termini: «Meglio continuare a chiacchierarli che ascoltarli? Di sicuro è cheap music for cheap times. Di cheap thrills manco l’ombra», con tante scuse a Janis se l’abbiamo messa in mezzo.
Forse sono così, da prendere o lasciare. Basteranno un pugno di canzoni orecchiabili piene di ritornelli ammiccanti e trick sintetici, e dichiarare padri nobili come Beck e Stephen Malkmus (vedi la cover di Cut Your Hair dei Pavement recentemente condivisa), per lanciarli come band del futuro? L’attenzione di cui sono oggetto meritava comunque di far sentire la loro campana. Abbiamo spedito via mail qualche domanda a Emily (vero nome, Mark David Turner), musicista e produttore del combo multimediale, che ci ha raccontato della genesi del progetto e di qualche altra curiosità. Non molto, a dir il vero, ma tant’è: se l’album è un viaggio attraverso l’oscurità e la luce, è poi agli show che si canta, si balla, e che l’esperienza multimediale messa in piedi dal combo trova pieno compimento. I Nostri ci lasciano con un bizzarro invito: preparare gli impermeabili se pensate di vederli in concerto. No, non lanciano gavettoni e non organizzano parate da esibizionisti. Ok, abitano a Londra, e lì piove in abbondanza, ma non si tratta nemmeno di questo: è solo il capo d’abbigliamento preferito dai ragazzi della band…
Ciao ragazzi, partiamo dall’inizio, ci raccontate come è nato il progetto Superorganism?
Ci conosciamo e ci frequentiamo da più di 10 anni, abbiamo iniziato a scambiarci qualche parola sui forum in internet, poi pian pianino l’amicizia è cresciuta e alcuni di noi hanno anche vissuto insieme in diverse città, e collaborato su alcuni progetti di arte e di musica. Orono è arrivata quando si è imbattuta in uno di questi progetti musicali grazie ai suggerimenti di YouTube ed è andata a sentire un concerto a Tokyo in cui si esibivano alcuni di noi. L’amicizia si è presto trasformata nel progetto Superorganism, a gennaio dell’anno scorso, e così abbiamo iniziato a scambiarci file. Alcuni di noi vivevano a Londra, altri in America, nel Maine, e altri ancora a Sidney, in Australia. Da quell’iniziale scambio di file è nata Something for Your M.I.N.D., e l’abbiamo subito messa online. Ci siamo divertiti così tanto a lavorare insieme che abbiamo deciso di continuare a farlo.
Perché avete scelto Londra? Cosa significa per voi questa città?
L’abbiamo scelta perché è un centro culturale enorme e anche perché era una delle poche grandi metropoli in cui ci saremmo davvero potuti trasferire. Londra è fredda, cupa e piovosa, ma è animata da una cultura incredibile ed è assolutamente unica nel suo genere.
Internet ha giocato un ruolo fondamentale nella vostra storia. Spesso si dibatte di quanto la rete possa influenzare in negativo l’industria musicale (pirateria, fuga di notizie e così via), però possiamo dire che il vostro progetto è un perfetto esempio di collaborazione musicale nell’era del Web 2.0?
A dire il vero non saprei, non abbiamo una buona opinione di queste cose. Il modo in cui lavoriamo usando la rete è semplicemente normale per noi. Tutti lo fanno, stiamo solo portando avanti le nostre cose alla nostra maniera.
Che relazione c’è tra la vostra musica e i vostri visuals? Sono creati come parte integrante della medesima esperienza o in maniera indipendente rispetto alla musica che fate?
Dunque, è una relazione a doppio senso, diciamo che l’arte influenza la musica e viceversa. Robert Strange fa parte della band e crea i visuals, ed è un vero genio.
Avete conquistato artisti come Josh Homme e Frank Ocean. Tra l’altro Something For Your M.I.N.D è stato inserito nella colonna sonora di FIFA 2018 (nelle edizioni precedenti sono apparsi anche Blur, Kasabian, Imagine Dragons, MGMT). Come avete reagito a tutto questo? Solo gioia o sentite anche un po’ di pressione?
É stato pazzesco, da non crederci. Noi creiamo la nostra musica in casa, tra di noi, e le reazioni e gli apprezzamenti che arrivano da persone esterne ci sorprendono sempre. Soprattutto, sapere che artisti che per noi sono dei punti di riferimento ascoltano ciò che componiamo, è qualcosa di incredibile.
Potete descriverci in poche parole il vostro album di debutto e cosa ci aspetta nei vostri prossimi concerti?
L’album è un viaggio attraverso l’oscurità e la luce, un’esperienza estrema ed esplosiva, mentre nei nostri show si canta, si balla, insomma una pazzia multimediale. Vi aspettiamo, e non dimenticate di portarvi gli impermeabili [sic]!
