Intervista a William Basinski e Lawrence English

Basinski e English sono due autentici pilastri della musica sperimentale contemporanea, teorici del power ambient e di una metodologia che rinnega le consuetudini e si riflette verso un dialogo intestino atto a mettere in discussione le funzionalità del suono, dello spazio in cui viene riprodotto, e dei mezzi che sostanzialmente ne catturano l’essenza. Laddove Basinski ci ha dato lezione della sua sensibilità nei confronti del supporto fisico (fisico in quanto reale, materico, e anche per questo degradabile) con la storica serie dei Disintegration Loops, realizzati in una New York post-9/11, English valorizza l’ambiente (come l’Eno primevo) e porta all’estremo le capacità dei mezzi analogici come contenitori, scatole sonore potentissime che auspicano le (remote) possibilità che il suono possa diventare tangibile, o comunque veicolo di un proprio, specifico significato.

La performance fiorentina sarà totalmente incentrata l’ultimo lavoro Selva Oscura, composizione divisa in due parti (di quattro atti ciascuna). Abbiamo dunque colto l’occasione di scambiare qualche email con i diretti interessati per farci raccontare meglio il progetto e il concept da cui deriva. Basinski: «Lawrence è arrivato con l’idea del titolo Selva Oscura, lui sarà più chiaro riguardo alla scelta di chiamare così l’album. Rispetto al mio metodo, abitualmente non parto da un concept: la musica arriva prima e si genera da sola, in studio. Per quanto riguarda questo progetto, è stato Lawrence a mandarmi qualche traccia su cui stava lavorando. Ho scelto quelle che mi piacevano di più e ne ho aggiunte di mie. La corrispondenza è andata avanti per qualche tempo e le registrazioni erano complete. Così è successo anche per l’altra composizione, che s’intitola Mono No Aware  – e questa volta il titolo l’ho scelto io».

Da Wikipedia: [Mono no aware (物の哀れ?) è un concetto estetico giapponese che esprime una forte partecipazione emotiva nei confronti della bellezza della natura e della vita umana, con una conseguente sensazione nostalgica legata al suo incessante mutamento. Trovare una traduzione esaustiva a questo concetto risulta complesso in ogni lingua; il suo corrispettivo in italiano potrebbe essere “pathos”, “sensibilità estetica” o “partecipazione emotiva alle cose”. Tuttavia, la traduzione più comunemente usata è “sensibilità delle cose”].

«Abbiamo patito la perdita di un nostro caro amico, il regista Paul Clipson, che è tragicamente scomparso in maniera allucinante, ovverosia a causa di errate prescrizioni di farmaci che dovevano curare un banale virus influenzale. Per combattere gli effetti collaterali di una prima prescrizione ne è arrivata una seconda che ne ha portati degli altri. Il mix delle due cure ha inoltre avuto il terribile effetto di portare il nostro amico a un crollo nervoso. Nonostante Paul fosse pienamente conscio della sua condizione psicofisica, i medici, così come la moglie, non gli hanno dato ascolto: non è stato accolto all’ospedale per i controlli a cui avrebbe dovuto sottoporsi e purtroppo non è più tra noi. Ha preso il bus per l’ultima fermata, quella per il Golden Gate Bridge».

Basinski ha poi spiegato che a vent’anni dalla sua opus magnum ha ancora un rapporto del tutto casuale con la tipologia di supporto impiegata per la registrazione (TDL era registrato su nastro magnetico “invecchiato” con vari espedienti e lentamente portato al macero): «Non sono sicuro di aver trovato una formula fissa, almeno per adesso: mi lascio guidare dal gusto e dall’occorrenza, uso ciò che si rivela maggiormente funzionale al progetto. Ascoltare attentamente, porre l’attenzione sui dettagli e sugli accenni del suono e seguire il mio intuito, sono questi i migliori strumenti di cui dispongo in sede di registrazione».

Passiamo quindi a English, che ha risposto a qualche quesito riguardante i suoi numerosi progetti, tra cui un’installazione alla Lismore Regional Art Gallery in Australia, dal titolo The Rhythm of Protest: «Quella esibizione è il culmine di quasi cinque anni di ricerca sulla criticità della voce, la spinta di dinamiche orchestrate collettivamente, ritualmente, forme e manifestazioni del suono e della sua potenzialità gestuale. Investiga anche la presenza di suoni latenti che esistono nei vari media atti a documentare la protesta, e l’uso crescente di dispositivi acustici non-letali schierati per controllare e diffondere i suoni di adunanze e riti collettivi (come le assemblee pubbliche)». Poi aggiunge: «Quello che è stato affascinante constatare esplorando questo argomento è come e quanto i nostri ambienti di protesta siano mutati acusticamente. L’utilizzo di fumogeni razzo e granate lampo, ad esempio, o del LRAD (Long Range Acoustic Device) ha apportato un massiccio spostamento di frequenze, che è cresciuto enormemente negli ultimi 20 anni, specialmente nell’emisfero Nord».

Del resto, English ha incentrato gran parte della propria carriera su ricerche di questo tipo, ovverosia vincolate al rapporto stretto tra suono e ambiente che lo ospita o contiene, molto spesso contestualizzando il tutto in un valore sociale e/o culturale: «Quello a cui il progetto ambisce è una crescente pressione verso gli atti pubblici di solidarietà», spiega English, «si rivolge anche alla possibilità di riconoscere nell’atto collettivo di protesta un atto di coraggio e un desiderio di cambiare realmente le cose, riuscendo poi a realizzare quel desiderio. Queste azioni rimangono uno snodo centrale per strategie atte a cambiare la società». Poi prosegue generosamente a raccontare un processo di crescita artistica: «In termini di uno sviluppo temporale nel corso della mia carriera finora, trovo una certa coerenza tra questo lavoro e altri come Cruel Optimism. Fanno tutti parte di un unico universo concettuale, che contempla la tematica atavica del “dove siamo e da dove veniamo” e da lì s’interroga sulla nostra soddisfazione rispetto alla posizione in cui ci troviamo. Sono tutte domande che spero possano portare le persone a riconsiderare il proprio ruolo nel mondo, attraverso una lente focale che si concentra sul coinvolgimento emotivo, oltre che esclusivamente intellettuale».

Abbiamo poi concluso il nostro “carteggio” parlando di ispirazioni e influenze. Lawrence: «Non credo che sia così difficile trovare artisti, filosofi o semplicemente un tizio che può ispirarci e sfidarci ad avere una coscienza più profonda rispetto a come ci relazioniamo col mondo. Lauren Berlant, il critico teorico che ha sviluppato il concetto di cruel optimism, si è rivelato una fonte di grande ispirazione per me, al pari del filosofo Bifo Berardi, il cui lavoro su After the Future (Dopo il Futuro: dal futurismo al cyberpunk) credo abbia una vasta eco e risonanza nel tempo presente. Gran parte del suo lavoro e delle sue teorie stanno formando concettualmente il mio prossimo lavoro, che in questo momento è alle prime fasi di realizzazione. Questo prossimo album concluderà la trilogia iniziata con Wilderness of Mirrors e proseguita con Cruel Optimism».

Basinski: «Credo che tutto quello che diciamo o facciamo sia una naturale estensione di ciò che siamo in ogni momento della nostra esistenza».

English e Basinski si esibiranno il 19 marzo al Circolo della Musica di Rivoli, il 20 marzo presso la Sala Vanni di Firenze (Inizio concerto, ore 21:15. Biglietto ridotto in prevendita 13 € + dp // Biglietto intero alla porta 20€), il 21 marzo al Bronson di Ravenna e il 22 marzo al Monk di Roma.

19 Marzo 2019
19 Marzo 2019
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