Sanremo 2000: Mario Merola vs U2
-
Valerio Di Marco
- 5 Febbraio 2020
Nel 2000 Sanremo celebra la sua 50ma edizione, e tra gli ospiti internazionali della rassegna che si tiene dal 21 al 26 febbraio spiccano certamente gli U2, o per essere precisi il cantante Bono e il chitarrista The Edge. Sul palco dell’Ariston va in scena una rimpatriata tra vecchi amici. A condurre il Festival insieme a Fabio Fazio c’è infatti Luciano Pavarotti, grande amico della band irlandese dai tempi del Pavarotti & Friends 1995, quando il mitico tenore invitò la stessa metà del quartetto, insieme a Brian Eno, a esibirsi sul palco dell’annuale kermesse lirica/pop benefica da egli organizzata nella sua Modena. Con lo stesso Fazio, del resto, gli U2 inaugurano a Sanremo un’amicizia che si protrarrà per anni, passando per una serie di comparsate sulla TV nostrana in occasioni promozionali.
Ma come per Modena, anche per Sanremo gli U2 vogliono che la loro presenza abbia un senso che vada oltre la vendita di se stessi. Anzi a dirla tutta la band in quel momento non ha alcun album da spingere in classifica, se non la colonna sonora dell’imminente film di Wim Wenders, The million dollar hotel (che comunque uscirà solo a fine marzo 2000), del quale Bono ha scritto la sceneggiatura. Peraltro, alla soundtrack il gruppo al completo ha contribuito solo con un paio di brani originali: The Ground Beneath Her Feet e Stateless, con il cantante ad affrontare il resto dell’impegno in solitaria o insieme ad altri musicisti di varia estrazione.
La ragione della presenza degli U2 a Sanremo è invece più legata alla possibilità di annunciare dal palco il contenuto di un incontro avuto da Bono il 23 febbraio con il premier italiano Massimo D’Alema. «Verrò a Sanremo solo se potrò dare buone notizie», dice in sostanza il vocalist nei giorni precedenti. E infatti la conferma della partecipazione resta in bilico fino all’ultimo e si materializza appena in tempo per la serata conclusiva. Le buone notizie riguardano la promessa che il Nostro vuole scucire a Baffetto riguardo alla cancellazione, da parte dell’Italia, del debito dei paesi poveri entro l’anno giubilare. Il cantante è infatti agli albori della sua carriera da attivista, da qualche mese ha intrapreso il suo impegno in favore del paesi del Terzo Mondo sposando la campagna Jubilee 2000 che si propone, appunto, l’annullamento delle ingenti somme che le nazioni del sud del mondo devono restituire a quelle più ricche per prestiti ottenuti nel corso degli anni. E infatti quello che chiede a D’Alema, Bono lo chiede anche agli altri leader occidentali, ognuno per la propria quota di credito. L’Italia vanta circa il 2% dei 354 milioni di dollari – pari a 700mila miliardi di lire – che complessivamente i 52 paesi più poveri del pianeta, di cui 37 africani, devono a quelli più abbienti.
Bono a Palazzo Chigi ci va insieme a Jovanotti e riesce a strappare l’impegno da parte del governo italiano a cancellare 6mila miliardi di vecchie lire. L’incontro finisce su tutti i TG e prime pagine dei quotidiani. L’immagine della rockstar che parla da pari a pari coi potenti del mondo per una buona causa è un cliché per il quale Bono non vanta il copyright (ricordate Bob Geldof?) però alla soglia dei 40 anni (li compirà il 10 maggio) gli permette di affermarsi come nuovo John Lennon, se John Lennon avesse superato i quarant’anni.

Probabilmente a D’Alema non importa molto che gli U2 partecipino o meno a Sanremo, ma gli importa sicuramente molto dei voti, e se sei un politico, passare come il cattivo incurante dei poveri può essere rischioso, specie se di fronte hai uno che ogni sera in concerto può parlare a 70mila persone e può raccontargli che sei uno stronzo. Per di più, nel mondo sta montando la protesta no global, quindi, per così dire, non conviene troppo sfidare l’onda. Così, ottenuto ciò che voleva, Bono torna a Londra per poi ripresentarsi in Italia per aprire la gran serata del sabato.
La presentazione di Pavarotti è roboante, quasi un do di petto (ma si dimentica di annunciare The Edge). Bono appare in cima alla scalinata in un elegante cappotto blu e con indosso occhiali con lenti dello stesso colore, tutt’altra mise rispetto alla tenuta militare con cui s’è presentato da D’Alema, forse per intimorirlo.

Sul palco però il cantante appare un tantino irrequieto. Cammina avanti e indietro e sembra voler prendere la parola. Fazio annuncia la canzone ma lui gli si avvicina all’orecchio e gli sussurra: «Guarda che devo prima dire qualcosa». Il qualcosa lo dice in italiano. Prima ringrazia il Papa (nella cui residenza di Castel Gandolfo si è recato a settembre 1999 per chiedere la benedizione alla sua campagna umanitaria) e poi D’Alema. Dopodiché al tono riconoscente subentra quello prescrivente e cambia il destinatario del messaggio: «Signor Berlusconi, aiuti il Signor D’Alema ad aiutare il Giubileo. Questa non è politica ma è la vita della gente», riferimento neanche tanto velato alle polemiche tra esecutivo e opposizione registratesi in settimana sul tema.
Mentre Bono parla, in sottofondo riecheggia un soave arpeggio di chitarra acustica di The Edge che a fine discorso si trasforma negli accordi iniziali di All I Want Is You, canzone di chiusura del loro disco del 1988, Rattle And Hum, e che nel testo parla di promesse, appunto.
Vocalmente, Bono non è nella serata migliore, per usare un eufemismo. Svociato, non fosse per The Edge che gli copre le spalle col controcanto, sarebbe da fischi. Terminato il brano, i due attaccano col secondo pezzo in scaletta, la summenzionata The Ground Beneath Her Feet, ispirata a una pagina dell’omonimo romanzo di Salman Rushdie che ripropone in chiave moderna il mito di Orfeo ed Euridice. La canzone è suonata in anteprima mondiale e per “colorarne” l’esecuzione Bono pensa bene di fare una cosa… à la Bono, tipo Live Aid per capirci: a metà brano, scende dal palco e si fa una passeggiata in mezzo al pubblico seduto, un crowdsurfing adattato al teatro, diciamo. Così, tra signore impellicciate e panciuti gentlemen insaccati nello smoking e col doppio mento strizzato dal papillon, il lento incedere del cantante prosegue fino all’ostruzione rappresentata da uno di questi signori, che chissà per quale motivo è in piedi, di spalle, e della performance pare non fregargliene nulla tanto che sta chiacchierando amabilmente con qualcuno dietro di lui. Il signore in questione è Mario Merola, che quando si accorge di essere stato pizzicato finge nonchalance e applaude, annuendo con finto compiacimento, il cantante che è venuto a reclamare attenzione: «È bravo, ‘sto guaglione», sembra dire il Re della sceneggiata. Rock anglosassone e neomelodico napoletano che s’incontrano: anche in tempi di melting pot sembra una barzelletta, oggi magari non farebbe effetto.
Dopo la fine del Festival, a Pavarotti verrà chiesto un bilancio sulla rassegna: «Sanremo è come la mamma – dirà -: ci si torna sempre». Purtroppo lui non farà in tempo a tornarci, gli U2 invece chissà…
A seguire i due brani eseguiti da Bono e The Edge a Sanremo 2000:
