Viajeros Cósmicos. La psichedelia del “sur del mundo”

Probabile che, come vuole la vulgata complottistica e dietrologica, qualche criminale nazista in fuga dalla Germania a fine seconda guerra mondiale abbia riparato in Sud America travisandosi da pacioso vecchietto magari in fissa con la botanica o con l’artigianato locale, aspettando la fine dei propri giorni in qualche sperduto squarcio di America Latina. Probabile pure che nei geni dei tedeschi, a furia di alimentarsi di “krauti” (double senses here), risieda larvatamente una tendenza al pensare in grande anche fuori dai confini standard (il film-culto dei nazisti sulla dark side of the moon, “Iron Sky”, è abbastanza stimolante da questo punto di vista), alla ricerca dell’affermazione totalizzante di sé o alla astrazione cosmica e alla dilatazione psicotropa (leggi “viaggione”) che non può passare sotto silenzio. Altrimenti non si spiegherebbe come in una musicalmente periferica città del Sud America come Santiago del Cile, si sia concentrata una masnada di capelloni un po’ freak, un po’ scoppiati, in fissa totale con la psichedelia e il kosmische sound – da cui i “viajeros còsmicos” del titolo – che sta tirando fuori dischetti niente affatto male e che stanno gettando le luci della ribalta underground su formazioni dai nomi esotici e dai riferimenti bizzarri – droghe, inferno, deserto, cosmo ma anche molto altro – che, viste live anche su palchi prestigiosi e impegnativi come quello dell’ATP, hanno dimostrato di avere il giusto tiro e la necessaria faccia tosta per non soffrire di timori reverenziali. Follakzoid, The Holydrug Couple e La Hell Gang sono la punta di un iceberg psych cileno che ci immaginiamo piuttosto ampio e vario nel suo genuino ed entusiasta sviluppo orizzontale – lo space rock dei The Pontiacs, il cui ultimo disco si intitola non a caso Atacama Dreaming; gli WatchOut!, la BYM records (Blow Your Mind, cos’altro?), ecc. – e che nel frattempo stanno facendo da ambasciatori psichici nel sottobosco (ma non solo) underground, visto che sono finite in catalogo presso label di tutto rispetto come Sacred Bones – i primi due – e Mexican Summer (gli La Hell Gang).

Lasciando da parte riflessioni più o meno serie e/o “dietrologiche” di cui sopra così come quelle in cui la storia sfiora il mito sull’onda del misticismo pagano più “intrippante” e freak (Nazca e le sue linee sono lì, non troppo distanti) è indubbio che una ragione antropologica per questa “affezione al cosmo” sub specie hard-psych/kosmiche si può rintracciare. Basti pensare al deserto, in generale, e a quello di Atacama, in particolare: luogo di ispirazione per musiche più o meno polverose e hard (vedi alla voce stoner) e più o meno diretta per le band qui trattate (la cover del nuovo La Hell Gang, ad esempio), il deserto in oggetto non lascia solo spazio a idee musicali dilatate, ma diventa quasi l’obbligatorio punto di partenza per cercare di comprendere tale ammirazione per il cosmo. È in quel deserto – uno dei più secchi del pianeta tanto da essere definito come “simil-marziano” da una equipe di ricercatori su Science Magazine – che si trova la maggioranza dei telescopi spaziali mondiali: è lì che è situato l’ALMA, il progetto astronomico che tenta, grazie a 66 radiotelescopi atti a catturare le lunghezze d’onda cosmiche, di ascoltare e comprendere la nascita delle stelle ed infine è sempre in quella zona che è presente il VLT, il Very Large Telescope, attualmente il più grande complesso di telescopi al mondo.

The-Holydrug-Couple

Non di soli sguardi al cosmo vive però il retroterra di queste band. A scavare in un territorio “vergine” come quello cileno ci si renderà conto che esisteva una effervescente scena psych e prog-rock tra la fine dei ’60 e gli inizi dei ’70, roba ovviamente sacrificata sull’altare del golpe militare di Pinochet: Los Jaivas, Aguaturbia, Los Blops e tutte le band ritratte nel volume numero 10 della collana Love, Peace And Poetry dedicato interamente alla Chilean Psychedelic Music. Roba naive com’è naturale che sia, a base di summer of love, atmosfere da hippy e freakettonate varie, ma in cui è riscontrabile l’humus su cui, dapprima band come The Ganjas o Pànico (quest’ultimi baciati anche da una effimera popolarità internazionale in epoca p-funk), e poi l’operato di label come la citata BYM, hanno di fatto germinato i giusti frutti. Corsi e ricorsi storici, intrecci e modificazioni del canovaccio psych: non a caso una storica compilation d’ambito weird-folk/psych americana aveva come titolo il monito “by the fruits you shall know the roots”.

Facile pensare che – crescendo da un lato con la fascinazione per questa musica psichedelica (da intendersi, si sarà capito, nel senso più ampio e onnicomprensivo della definizione) e dall’altro con un luogo così misterioso e al limite dell’umano, vero ponte di lancio per viaggi siderali – alla convergenza tra queste due ascisse risieda l’attrazione per una musica che, parola di Domingo dei Follakzoid, “trascende e trasfigura l’uomo verso le stelle e l’universo più lontano”. Essendo da sempre interessati all’indagine critica di stampo sociologico, è naturale tentare di allungare lo sguardo su quelle realtà in apparenza periferiche ma che rappresentano pur sempre le più vitali movimentazioni di un underground in continua evoluzione e (ri)scoperta.

Follakzoid, Holydrug Couple e La Hell Gang, in rigoroso ordine di apparizione fuori dai confini cileni, sono le band prescelte per iniziare questo breve scandaglio della psych del sud del mondo. Dei primi basterebbe citare label, festival a cui sono stati invitati e personaggi che ne hanno tessuto le lodi per rendersi conto di come il kraut messo in atto da Domingo Garcia-Huidobro (chitarra), Juan Pablo Rodrigues (basso e voce), Diego Lorca (batteria) e Alfredo Thiermann (synth, ma apparentemente dimissionario) sia quanto di più fresco, esotismo di risulta a parte, prodotto negli ultimi anni: bastano i nomi di Robert Hampson (Loop, Main) e l’ATP End Of An Era da lui curato, oppure il solito Primavera, il redivivo Lollapalooza o l’Eindhoven Psych Fest per rendere l’idea?

Non è un caso, dunque, che sia stata Sacred Bones a farli conoscere al mondo underground dopo che la benemerita etichetta di casa Blow Your Mind li aveva svezzati con l’esordio omonimo del 2009. Krautrock classico che punta alle stelle con iniezioni di massicce dosi di ritmi “dancey”, vedi alla voce “remix” contenuti nel 12” RMX sempre su Sacred Bones, e immaginario ben evidenziato da cover dal sapore stellare e titoli come Pulsar, Loop, Directo Al Sol ecc. L’album lungo II e l’EP omonimo, entrambi per la label newyorchese, ne hanno fatto uno dei nomi più in vista della nuova krauteria e chiunque li abbia visti dal vivo ne conosce il portato e la forza evocatrice, ma da non disprezzare anche l’esordio self titled: Loop e Spacemen 3 a manetta, reiterazione e ossessività ritmica come trademark, sguardo al kosmo come way of life e dilatazioni d’ordinanza (5 pezzi per 40 minuti, ad esser precisi) tra wah-wah, fuzz e saturazione. Un lavoro evidentemente figlio delle prime session della band, in fissa con le evoluzioni free-form e il motorik, ma già ben centrato e in cui emergono l’attrazione per l’ambito ritualistico e per un suono trance-inducing. I lavori per Sacred Bones, poi, non hanno che migliorato un tiro già ottimo, esaltando le capacità visionarie della band, bagnando la psych nel groove acido e infinito e allargando un pubblico potenziale che ha giustamente risposto in massa: a testimonianza della credibilità dei quattro si vedano i remix officiati da culti dell’underground psych come Moon Duo e Psychic Ills.

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Sempre sull’asse Blow Your Mind/Sacred Bones sono finiti Ives Sepulveda (chitarra, voce, tastiere) e Manuel Parra (batteria), in arte Holydrug Couple: meno krauti e più psych sixties, al punto da essersi guadagnati la calante definizione di “psychedelic drone-pop”, i due imbastiscono lavori da trip e minimali in cui ad essere evocata, oltre allo spazio più profondo dentro al quale perdersi, è anche la dimensione pastorale e bucolica a cui probabilmente la natura dei luoghi d’origine rimanda, tra sublimazioni e ritualità pagane. Dopo un esordio “casalingo” – Awe, uscito nel 2011 per la solita BYM, ben accolto e praticamente introvabile ora se non in forme digitali – in cui mostrano già le coordinate narcolettiche tipiche da dormiveglia drogato, Sacred Bones li fa suoi per un EP pubblicato nello stesso anno (Ancient Land, anche qui velatamente si affacciano richiami atavici al servizio di una musica dopata e “ascensionale”) e per un disco lungo, Noctuary pubblicato nel 2013.

Melodie affogate, sfumature e scontornamenti da psichedelia drogata anni ’60, avanzare languido e psicotropo da spiaggia all’alba in hangover, minimalismo strutturale e fantasia negli arrangiamenti hanno fatto del suono degli Holydrug Couple un trademark riconoscibile, rendendo giustizia all’etichetta di “sleepless dreamers” affibbiata loro da una rivista inglese. È proprio quel senso di torpore onirico ad assalire ogni nota composta dai due, spingendo l’ascoltatore verso dimensioni “altre” pur essendo, nelle dinamiche interne, i meno apertamente “cosmici” del lotto.

Infine, last but not least, i tre La Hell Gang che esondano dal percorso dei sodali viaggiatori cosmici e dopo una release su BYM si accasano presso una sempre più brillante Mexican Summer, non prima però di essere apprezzati e sostenuti dalla solita Sacred Bones. I più hard-psych del lotto, Francisco “KB” Cabala (chitarra, voce), Ignacio “Nes” Rodriguez (batteria) e Rodrigo “Sarwin” Sarmiento (basso) sono in tremenda botta per il motorik teutonico così come per le declinazioni più ossessive di certi intarsi chitarristici alla Black Angels. Se l’esordio Just What Is Real (BYM, 2009) paga pegno a un heavy rock che macina Velvet, fuzz, primi Stooges e genia tutta (i Black Rebel Motorcycle Club degli esordi, per dire, non sono proprio distanti), il citato nuovo lavoro per Mexican Summer, Thru Me Again sposta l’asse verso Spacemen 3 e rimasugli kraut alla Can e Neu!, disegnando paesaggi alieni come quello ritratto in copertina – un deserto rosso sangue che può tranquillamente essere un fermoimmagine marziano inviato dal rover Curiosity – ma mantenendo sempre i piedi ben piantati al suolo.

Volete presentarvi al pubblico italiano?

Francisco Cabala KB (La Hell Gang): La Hell Gang nasce nel 2009, dopo la fine dell’esperienza Cindy Sisters, la band che avevo nel periodo 2005-2008 e che uscì per l’americana Hozac (l’altro chitarrista formò poi i The Psychedelic Schafferson Jetplane), ma da prima – e ti sto parlando dei miei 15 anni, più o meno – ascoltavo Spacemen 3, J&MC, Stooges, MBV, Velvet, Loop, ecc. Siamo io, Ignacio Rodriguez a.k.a. Nes, capo della BYM, alla batteria e Rodrigo Sarmiento “Sarwin” al basso e consideriamo la nostra musica come un fluire continuo, da disco a disco, da progetto a progetto. Non a caso nel nostro primo disco c’è un pezzo che suonavamo coi Cindy Sisters, così come coi Chicos De Nazca (progetto collaterale di Francisco col batterista dei Follakzoid) riprendiamo alcune tracce dei Cindy Sisters.

Ives (Holydrug Couple): Io sono Ives, voce, chitarra e tastiere in sede live, autore e produttore in studio. Il mio partner è Manuel, batterista e ispiratore. Non so che tipo di musica facciamo, a volte ha a che fare con altri stili conosciuti, ma non voglio definire qualcosa così “potenzialmente pop”. Veniamo da Santiago del Cile e abbiamo iniziato 4 anni fa.

Come siete arrivati a label così importanti dell’underground mondiale come Sacred Bones e Mexican Summer?

KB (La Hell Gang): Ci siamo arrivati tramite Sacred Bones, che ci contattò tempo addietro perché intenzionata a pubblicare il nostro disco, poi transitato alla Mexican Summer

HC: Non siamo su Mexican Summer, ma su Sacred Bones e non posso raccontarti come ci siamo finiti. Vorrebbe dire parlare di patti segreti che non posso rivelare in questa intervista.

Domingo Garcia Huidobro (Follakzoid): Ci contattò Sacred Bones direttamente dopo l’esordio per BYM.

lahellgang

Corrieri cosmici tedeschi o psych anglo-americana tipo Loop, Spacemen 3, 13th Floor Elevators, Velvet? Cosa apprezzate di più e che più ha influito sul vostro sound?

KB (La Hell Gang): Non so se si tratti di psichedelia cosmica o semplicemente di essere stati a contatto ravvicinato con certi posti, come le linee di Nazca. Mia sorella vive in Perù e sono stato spesso a Nazca (tanto che la mia altra band si chiama proprio Chicos De Nazca), così come nella selva peruviana di Iquitos a ruota di ayahuasca: una esperienza che ti “canalizza” letteralmente col cosmo.

Ives (HC): Cosa intendi, se ci piacciono una o più band di quelle che citi? In sincerità, preferisco i Velvet.

Domingo (Follakzoid): Nessuna in particolare. È inevitabile essere influenzati da entrambi i filoni, anche se creiamo la nostra musica prendendo spunto da una profonda esperienza “di viaggio” che si distacca dalla razionalità.

Da dove viene questa attrazione cilena per la psichedelia? So di alcuni gruppi dei 60s e 70s abbastanza quotati, prima di essere spazzati via dal golpe di Pinochet…

KB (La Hell Gang): È una storia molto lunga. Comincia intorno al 1966, con gruppi come Los Vidrios Quebrados o Los Macs; immagina che anche mio padre all’epoca aveva un gruppo i Los Solos…

Ives (HC): C’erano molte band prima di Pinochet, ma non le definirei “cosmiche” perché esistevano in un momento in cui la roba cosmica non era rilevante. Era sicuramente un periodo di grossi cambiamenti socio-culturali, soprattutto per la musica anglofona come Beatles, Bob Dylan o Hendrix. Musica che aveva a che fare con la gente, con l’idea di comunità, con l’amore per la stessa terra o per il paesaggio cileno. I cileni hanno a che fare con la roba psichedelica perché sono molto sensibili e ricettivi, per non parlare poi delle suggestioni dell’ambiente naturale, delle montagna e degli oceani.

Domingo (Follakzoid): Dici sia un trend? Non credo. Questa pratica musicale è millenaria, per lo meno in Sud America.

Il Deserto di Atacama, la storia mitica del Cile, le linee di Nazca non così distanti… mi chiedo come mai siete così ossessionati dall’universo…

KB (La Hell Gang): Io sono cresciuto con questo tipo di musica: se penso alla prima band che ho ascoltato nell’infanzia mi viene in mente la Jimi Hendrix Experience, anche se poi mi sono interessato a roba più “psicotropa”. In Cile comunque non siamo ossessionati dal cosmo, siamo semplicemente parte di esso, qui come in Giappone. E non è un caso che io adori la cultura giapponese: il Tao, la meditazione, sintonizzarsi con la natura e con ciò che è atavico al fine di vedere tutto con maggiore chiarezza e essere in linea con l’esistenza.

Ives (HC): Non sono proprio ossessionato dal cosmo. Diciamo che non lo sono più di altri esseri umani.

Domingo (Follakzoid): Credo che il tuo presupposto non sia corretto: non c’è una ossessione col cosmo in Cile. È che la nostra cultura è cosmogonica e “cosmosofica”, diversamente da quella antroposofica, pertanto tutto ciò che è relazionato col cosmo è qualcosa di naturale e vicino al nostro immaginario.

Cosa cercate e cosa volete comunicare con la vostra musica?

Ives (HC): non so, non me ne curo molto. Ha molto più a che fare con l’ascoltatore. Posso dirti che nella mia musica cerco di esporre il più possibile la mia visione del mondo, per come lo vedo io. E cioè una sorta di sognante, bucolica bellezza mischiata con l’oscurità della notte o con l’idea di una ombra affascinante.

Domingo (Follakzoid): Quello che ci siamo posti come obbiettivo è quello di costruire atmosfere trance attraverso la reiterazione, affinché mente e corpo astrale si uniscano in viaggi spirituali collettivi.

Com’è la scena di Santiago: ci sono molte altre band interessanti delle vostre parti che stanno facendosi notare…

Ives (HC): sì, molte e molte di loro sono nostre amiche. Siamo un bel gruppo di persone che cerca di fare bella musica.

Domingo (Follakzoid): Al momento è ottima e la nostra etichetta BYM è un vero concentrato di band notevoli.

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