Tra suggestioni minimal synth/wave e sonorità analog 80s. Intervista a Shari Vari
Minimal synth/wave and analog 80s sounds: interview with Shari Vari

In occasione del primo appuntamento con la nuova stagione di Ombre Lunghe in collaborazione con Avant! Records (giovedì 22 ottobre 2015 a Bologna) abbiamo intervistato l’artista americana Shari Vari, responsabile del progetto Void Vision e metà del duo Hot Guts. Abbiamo parlato del suo lavoro in bilico tra suggestioni minimal synth/wave e sonorità analog 80s. Void Vision è un progetto attivo da diversi anni e recentemente è stato pubblicato l’album Sub Rosa per Mannequin (Label + Mailorder), etichetta di riferimento per questo tipo di sonorità, mentre Hot Guts è un duo dark-synth wave composto dalla stessa Vari e dal compagno Wes Russel che ha pubblicato proprio su Avant! l’album Wilds, recensito su queste pagine da Marco De Baptistis.

Come è iniziato il tuo progetto Void Vision e, in particolare, in quale contesto musicale e culturale?

Ho iniziato a comporre musica sin dal piccola, ma Void Vision è iniziato all’incirca nel 2009, quando ho lasciato un’altra band. Volevo avere più controllo per quanto riguarda il processo di scrittura; questo progetto è qualcosa di molto personale.

Hai iniziato come Void Vision in un momento in cui un’ondata di synth-revivalisti si stava materializzando (Lebanon Hanover, Xeno And Oaklander, Linea Aspera, ecc). In che misura pensi che il fenomeno della musica minimal anni ’80 abbia influenzato quello che fai oggi nel tuo lavoro?

Ero già molto interessata ai sintetizzatori, sin da giovanissima. È stato il primo tipo di musica che mi ha attratto, così quando il “revival” è iniziato è stato molto eccitante per me, poiché ho sempre sentito di appartenere ad un’altra epoca, ad un decennio diverso. Certo, non mi piace vivere solo nel passato. Penso che sia importante cambiare e continuare a esplorare nuovi territori nell’arte e in musica.

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Negli ultimi tempi, negli Stati Uniti e in Europa, attorno al dark/synth/cold wave si è creato un interesse crescente. A che cosa attribuisci questo fenomeno?

Penso che la scena a New York, con label come Minimal Wave e Wierd Records, abbia spinto molto il ritorno di questo tipo di musica e molti artisti di grosso calibro hanno realizzato ottime cose, decisamente a fuoco e ispirate. I club di NY hanno aiutato la diffusione di questo tipo di sonorità ma credo che, in verità, questo tipo di musica si diffonda senza molto aiuto, poiché sembra essere fatta per la vita notturna metropolitana.

Quali sono e quali sono state le tue influenze musicali, e cosa stai ascoltando oggi? A quali band ti senti più vicina?

Mi piace la musica triste e sopratutto quella sincera. È difficile fare un elenco delle mie influenze e non amo farlo, ma oltre alla musica elettronica trovo ispirazione in un sacco di musica nella quale si canta di un amore travagliato: Roy Orbison, Francoise Hardy, Julee Cruise… e anche nel pop degli anni Cinquanta, nella musica classica, nelle colonne sonore, nella musica dark folk, nel noise, nell’industrial, ecc…

void-vision-2015

Dopo Blind Prophet Records (la label di Sean “Cult Of Youth” Ragon) hai scelto di affidarti alla label berlinese Mannequin Records per il tuo EP Sour e per il tuo primo LP Sub Rosa. Cosa ne pensi dei loro rispettivi atteggiamenti nei confronti della musica?

Penso che entrambe le label abbiano un sacco di integrità e passione per la musica. Si preoccupano sempre di fare un prodotto musicale buono e onesto. Per me Mannequin sembrava un posto logico dove andare, dal momento che molti dei miei amici e delle band che ammiravo erano già sulla label.

La frase latina “Sub rosa” significa “sotto la rosa”, ed è una frase usata in inglese per indicare segretezza o riservatezza. Come si riflette questo titolo nella tua musica e nei tuoi testi?

Penso che il termine “sub rosa” sintetizzi perfettamente le mie esperienze durante la stesura dell’album. Ho sofferto molto in privato e ho vissuto una vita che non riuscivo a spiegare o svelare ai più. Queste canzoni sono documenti e confessioni di un sé nascosto.

Trovo che la tua musica sia molto cinematica. Quali sono i film che ti hanno maggiormente ispirato?

Ci sono tanti buoni film. A volte mi chiedo che cosa influenzi di più lo spettatore: la fotografia e la parte visiva o la musica di accompagnamento del film? Come ti dicevo, non amo elencare particolari influenze. Ho sempre trovato i film di Kubrick e di Jodorowsky visivamente ricchi e suppongo di aver sempre apprezzato immagini un po’ surreali, cerebrali, che esplorano una sorta di follia. Ma penso che la qualità cinematica della mia musica non venga dal cinema. Penso che si ispiri ai paesaggi della mente. Credo che le canzoni debbano essere mondi in cui perdersi dentro.

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Tu e Wes Russell siete membri del duo dark-wave Hot Guts. Puoi parlarci di questa esperienza? Come è iniziata la vostra collaborazione artistica? Quali sono le principali differenze fra Hot Guts e il suono di Void Vision?

Wes originariamente mi chiese di fare un remix di una delle sue canzoni, ma poi mi ha offerto di contribuire anche con voce e sintetizzatore al suo nuovo album. Stavamo entrambi attraversando momenti difficili, e i membri della band se ne erano andati dopo che il primo LP degli Hot Guts fu pubblicato. Abbiamo deciso di continuare a lavorare assieme andando in una nuova direzione, perché vi fosse più libertà compositiva e di scrittura. Considero gli Hot Guts un progetto nel quale poter esprimere più aggressività e sperimentare di più rispetto a Void Vision. Ma è Wes, con la sua voce profonda e lo stile chitarristico non convenzionale, ad esemplificare il carattere degli Hot Guts.

È il tuo primo tour europeo come Void Vision, se non sbaglio. Cosa ne pensi della dimensione live? Puoi dirci cosa porterai sul palco?

Penso che la mia presenza sia molto più forte dal vivo che nelle registrazioni. Tendo a cantare molto più forte e il suono è più ricco. Utilizzo un sacco di apparecchiature analogiche: Roland SH101, Roland JX3P, MFB 522 e Dominion X, Oberheim Matrix 1000, ecc, ma non sono una purista. A ciascuno il suo. Wes utilizza un sacco di pedali e loopstation per ottenere il suo suono unico. È molto impressionante.

Quali sono i piani futuri per Void Vision e Hot Guts?

Dopo il tour europeo abbiamo intenzione di isolarci per l’inverno e di lavorare su nuova musica per entrambi i progetti. Vedremo cosa succederà!

20 Ottobre 2015

Hi Shari Wallin, what’s your story? How did the project Void Vision start?

I have been writing music since I was a child but Void Vision started around 2009 after I left another band. I wanted to have more control with regards to the writing process, so it is very personal to me.

It began at a time when a wave of synth-revivalists was materializing (Lebanon Hanover, Xeno And Oaklander, Linea Aspera, etc) On what scale do you think the 80s minimalistic music phenomenon affected what you’re doing in your music?

I was already very interested in synthesizers when I was very young. It was the first kind of music I was drawn to so when the revival began it was just very exciting to me because I always felt as if I belonged to a decade of the past. Of course, I don’t like to live solely in the past. I think it’s important to change and continue to explore new territory in art and music.

Over the last few years, in the USA and Europe dark/synth/cold wave music is creating a certain growing interest. What do you attribute this phenomenon to?

I think the scene in New York with the labels Minimal Wave and Wierd Records are what pushed this kind of music back into focus and the high caliber artists they presented were very inspirational. The NY club nights helped it to spread and in truth this sort of music spreads itself without very much help because it is made for the nightlife.

What are and what have been your musical influences and what are you listening to nowadays? Which actual bands do you feel close to?

I like sad music and honest music most of all. It’s hard to list influences and I don’t like to, but in addition to electronic music I really find inspiration in a lot of torch song singers – Roy Orbison, Francoise Hardy, Julee Cruise.. And 50’s pop, classical, soundtracks, dark folk music, noise, industrial, etc. But a good majority of what I listen to now is music made by friends and purchased at local shows. I feel very close to those artists because those shows feel more raw.

After Blind Prophet Records (Sean Ragon’s “Cult Of Youth” record label), you have chosen Berlin-based Mannequin Records for this Sour EP and for your LP, “Sub Rosa”. What do you think about their attitude towards music?

I think both labels have a lot of integrity and passion for music. They care about making a good product and about honest songwriting. Mannequin seemed like a logical place for me to go to since many of my friends and bands I admired were on on the label.

The Latin phrase “sub rosa” means “under the rose”, and is used in English to denote secrecy or confidentiality. How is it reflected in your music and lyrics?

I think the term ‘sub rosa’ perfectly summarizes my experiences during the writing of the album. I was suffering a lot in private and living a life that I couldn’t explain or reveal to most people. These songs are documents and confessions of the hidden self.

When I listen to your music, I find it cinematical in a particular way. What films have inspired you and your work?

There are so many good films. I sometimes wonder what influences the viewer more, the visual cinematography or the accompanying music in the film? Again, I always hate to list particular influences. I’ve always found Kubrick and Jodorowsky’s films to be visually rich and I suppose I have always enjoyed visuals that are somewhat surrealistic, cerebral, and explore a sort of madness. But I think the cinematic quality of my music does not come from film. I think it is inspired by the landscapes in the mind. I think that songs should be worlds that you can get lost inside.

You and Wes Russell are involved in the dark-wave duo Hot Guts. Can you talk about this experience? How did your artistic collaboration started? What are the main differences between Hot Guts and Void Vision’s sound?

Wes originally asked me to do a remix for one of his songs but then I offered to contribute some vocals and synths for his album. We were both going through some rough times and then his bandmates parted ways after the first Hot Guts LP was released. We decided to continue working together and the writing moved in a new direction because there was more freedom. I consider Hot Guts to be the project where I can be a little more aggressive and experimental than I am with Void Vision. But Wes is really the one who gives Hot Guts it’s identify with his deep voice and untraditional guitar style.

This is your first European tour as Void Vision, isn’t it? What do you think about the live dimension? Can you tell us what equipment will be used on stage?

I think my presence is usually much stronger live than in the recordings. I tend to sing much louder live and the sound is very big and lush. I use a lot of analog gear, Roland SH101, Roland JX3P, MFB 522 and Dominion X, Oberheim Matrix 1000, etc. but I’m not a purist. To each their own. Wes uses a lot of pedals and loopers to achieve his unique sound. It’s very impressive.

What are your further plans for Void Vision and Hot Guts?

After the Euro tour we plan on isolating ourselves for the winter and just working on new music for both bands. We will see what happens from there!

20 Ottobre 2015
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