Anthony Naples (US)

Biografia

Emerso nel 2012 dal giro Mister Saturday Night, serata ed etichetta organizzata dal duo di stanza a Brooklyn formato da Justin Carter e Eamon Harkin, Anthony Naples, nato a Miami e ora di stanza a Berlino, si è trasformato da anonimo clubber a uno dei producer che meglio hanno saputo inserirsi tanto nel flusso del revival garage imperante nel dancefloor di quell’anno, quanto in quello più nu IDM fatto di un’elettronica psichedelica e ben calibrata sui ritmi, memore della lezione techno dub di Deepchord quanto cesellata in raffinati tagli space jazz. Proprio come Falty Dl qualche anno prima di lui (ma concentrandosi su un terreno eminentemente house) Naples, ha saputo far tesoro dei ritmi spezzati e delle progressioni melodiche di marca UK, unendoli ad avvolgenti groove e variegate soluzioni elettroniche. Nel 2015, dopo una serie di uscite in 12” per il dancefloor, approda all’esordio sulla lunga distanza con Body Pill, un album che lo porterà ad esplorare i bordi della comunità di James Holden e Nathan Fake lungo la via di un sound intimo e dal retrogusto malinconico.

L’esordio Mad Disrespect – uscito su Mister Saturday Night nel 2012 e contenente le sue prime pubblicazioni in assoluto – lo vede abile miscelatore di positive vibe per stretti hi hats stemperate da eleganti inseriti vintage soul e accenni jazz (nel brano omonimo), ma il producer sa anche giocare su scacchiere più ritmiche (Slackness), aggiungendo layer di loop, bassline (dal tiro bassline house britannico), spezie dal mondo (la samba), grazie a un massiccio uso di sample alla maniera di Four Tet (che non a caso si accorgerà presto di lui).

Nel 2013 Naples, remixa infatti la 128 Harps di Kieran Hebden (suo eroe da quando aveva 13 anni); il producer lo nota frequentando regolarmente le serate del Mr. Saturnday e pubblica una manciata di fortunati 12” che accendono discreti riflettori sulle abilità produttive di Naples. Sempre su MSN esce Moscato, un 12” che stringe i ranghi su una garage giocata più di filtro e tocchi leggermente electro (Moscato A), ma anche declinata su un piano à la Hessle Audio (Moscato B), mentre sulla label personale Proibito – inaugurata proprio quell’anno – viene pubblicato P O T, un 12” tra l’affondo deep della side A e un lato più dilatato, psichedelico e space jazz della side B. Approccio che ritroviamo ancor più marcato su Rubadub (dove esce RAD-AN1), assieme a soluzioni vicine alla nu techno dub di Deepchord (I Don’t See Them), e nel 12” su Trilogy Tapes, El Portal, masterizzato ai Dubplates & Mastering e caratterizzato anche da ambient house balearica altezza ’94 (il brano omonimo e Busy Signal) e parentesi pianistiche (Pueblo).

Nel 2014, mentre Naples si sposta prima in California e poi a casa sua a Miami, esce una sola pubblicazione a suo nome, Zipacon (sempre su Trilogy Tapes), che ripresenta un sound aperto anche all’uso dei sintetizzatori, mentre l’anno successivo il producer approda all’album sulla lunga distanza sulla Text di Four Tet, un disco ideato e registrato durante gli ultimi mesi trascorsi nella Grande Mela.

Pubblicato a febbraio 2015 – quando il producer si è già trasferito a Berlino – Body Pill approfondisce la dimensione dell’album grazie a intimi bozzetti elettronici ispirati «dallo stare da soli nella metropolitana di New York». Fin dall’iniziale Ris è chiaro tanto un retrogusto nostalgico e meditativo, quanto un interesse narrativo psych (e sporadicamente electro) dalle parti di James Holden, Nathan Fake e Four Tet. In scaletta non mancano neppure immersioni vintage synth (Used To Be), oltre a una serie di innesti ritmici, per un (mini)album che, in soli 28 minuti, è in grado di fornire un buono scatto sulle skills produttive del talentuoso musicista.

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