Bicep

Da curatori di un blog dedicato alle chicche nascoste del clubbing alla produzione di brani e remix tra techno e house di stampo 90s fino alla firma di un album come Isles, che ha raggiunto la prima posizione nella Uk Chart dopo una settimana dall’uscita, il percorso del duo Bicep rientra nel panorama di una schiera di clubber e producer millenial, nostalgici di un passato mai vissuto - in questo caso l’epopea della Detroit techno delle origini e della house di Chicago e New York - che nei loro album hanno mescolato tempi e stilemi della musica dance in piatti orecchiabili e distesi. Se facciamo riferimento ai due album finora pubblicati da Andrew Ferguson e Matthew McBriar, sono evidenti gli echi burialiani del racconto umbratile del trascorso rave così come i rimandi a progetti, da Bonobo ai Moderat se non James Blake, che pescano dalle strutture dei club per dar vita a lavori pop, spesso mischiati con la forma canzone, ottimi da ascoltare a casa. Ma i Bicep i club li hanno ampiamente frequentati e lì, dietro le consolle, sono anche capaci di riassumere il vibrato dell’underground di Belfast, Newcastle, Londra e di restituire, tra euforia e spleen umbratile, gli spunti della jungle, del garage, del two-step e della acid-house. Con loro, si può saltare sotto cassa, guardando alla storia del clubbing fino dalle origini disco, ma anche lasciarsi travolgere in una bolla angelica e spirituale, che riprende la lezione della IDM e la aggiorna ai canoni contemporanei con aperture a sonorità cosmopolite. La capacità del duo di manipolare, inventare, costruire e de-costruire tappeti ritmici  rende quello dei Bicep uno dei progetti più rappresentativi dello stato della musica elettronica nella seconda decade degli anni Dieci. Rappresentativi, non innovativi. Perchè Andrew e Matthew non hanno inventato nulla rispetto agli stravolgimenti altamente definiti e ricchi di ideologie politiche della “conceptronica” ma hanno saputo interpretare sapientemente lo spirito dei loro coetanei che sono entrati nei club quasi con rimpianto dell’euforia mai vissuta della Second Summer Of Love, e ne sono usciti con la consapevolezza che alcune di quelle astrazioni e visioni potevano accompagnare anche momenti di solitaria evasione. 

Gli esordi

Matthew McBriar nasce nel 1989, Andy Ferguson un anno dopo, entrambi a Belfast. Sono quindi ancora bambini quando, nella vicina Inghilterra, tra le fabbriche di Manchester, esplode la “second summer of love”: l’MDMA esplode nelle pupille dei clubber, rapiti dalle strizzate dell’acid-house dell’hip-house. I due - come raccontano in un’intervista concessa a Sentireascoltare dall’ufficio stampa di Ninja Tune - ascoltano tutt’altra roba durante l’adolescenza in cui condividono la stessa scuola. Andy racconta di «aver amato i Queens of The Stone Age e i Radiohead» mentre Matthew, da ragazzino, era in fissa “con i Metallica e la Bmx”.  Arriverà più tardi la fascinazione per Aphex Twin e per techno, house e disco nella concezione più classica e old-school dei generi rispetto a un panorama che, intorno al 2010, vede il boom berlinese  della minimal-techno  mentre in ambito Uk Scuba riprende con personalità la d’n’b in Triangulation. All’età di 16 anni cominciano a frequentare i club, scoprendo un’ampia gamma di sfumature della dance:
C’era un club famoso a Belfast, lo Shine che faceva parte del sindacato studentesco e conteneva, nelle serate più intense, 3000 persone in tutti i piani delle sue cinque stanze. Fondamentalmente erano come quasi cinque serate di club collegate. E la musica che avevano lì era quella di Richie Hawtin e di Laurent Garnier. Poi avrebbero ospitato gente come LTJ Bukem, un sacco di Jungle e act come quelli dei Chemicals Brothers. Ed era anche quello che ti aspettavi da un festival. Ma all'inizio degli anni 2000, questi non erano grandi spettacoli da festival nello stesso modo in cui lo sono ora. La musica dance era in un periodo di calma a livello globale, ma a Belfast era molto popolare. Così siamo stati in grado di uscire e vedere queste grandi, grandissime serate in discoteca quando avevamo tutti i 16, 17 anni. E questa è stata una grande influenza per noi. Matthew McBriar
Sarà stata la fascinazione per il mitologico Laurent Garnier a spingere i due a esplorare, con passione e parsimonia, il mondo della techno e della house delle origini, non disdegnando neanche disco e italo-disco. Attorno ai 20, da due continenti diversi, decidono di avviare una collaborazione fondando il blog FeelMyBicep, prima di Youtube e di Spotify, prima ancora di diventare dj e poi produttori. 
YouTube esisteva, ma non per la musica. C’erano solo video di gatti. E ci siamo concentrati su questo blog musicale. Era solo un'opportunità per quello che intendevamo fare, ovvero scoprire, tipo, musica inesplorata, che non esisteva da nessun'altra parte. Volevamo mettere b-side, rarità, strani remix. Era costantemente pensato per essere un posto dove non si poteva ascoltare la musica. E quelli erano i nostri primi anni iniziali. E il blog è cresciuto e cresciuto. E poi è arrivato al punto in cui ero in Medio Oriente e Andy si era trasferito a Londra, e ci siamo detti: 'Bene, questo è, potenzialmente qualcosa che potremmo fare come lavoro. Dovremmo considerarlo? Abbiamo iniziato a scrivere un po 'di musica, ma non sapevamo davvero cosa stavamo facendo. Poi ho deciso di lasciare il Medio Oriente e trasferirmi a Londra mentre Andy lasciava il suo lavoro: così abbiamo deciso di concentrarci sulla musica a tempo pieno. Sono stati tre anni passati a mangiare solo pane: è stato davvero difficile, un po’ come fare il deejay solo nei negozi di abbigliamento. Ma abbiamo continuato. Matthew McBriar
FeelMyBicep è il contenitore di perle nascoste dell’universo house. Matthew a Andrew setacciano bancarelle di dischi e contenitori musicali peer-to-peer, all’epoca in grande esplosione, a caccia di house e techno delle origini, da Detroit a Chicago passando per New York fino all’euro-disco moroderiana e alla variante italiana. Più tardi, attorno al 2015, il blog diventerà una sorta di piattaforma per missati: oggi, infatti, navigando sul sito, non si trovano più articoli e recensioni ma solo podcast. Il primo pubblicato, risalente al 12 febbraio 2015, è un set di Youandewan, il progetto del londinese Ewan Smith, in fissa, come i Bicep, con la house primordiale e profonda di Kerry Chandler e Frankie Knuckles. Poco dopo, nel terzo episodio della lunga serie di missati ospitati, che continua tuttora a essere aggiornata, il duo di Belfast ospita un’esclusiva selezione degli Orb. Il taglio IDM di Andrew e Matthew comincia a lasciare tracce.

Lo sguardo al passato house

Le tracce, intese come produzioni musicali del duo, arrivano nel 2010. L’esordio è nel 2010 con un 12” per la newyorchese Ghost Town finito sold out in pochissimo tempo, nel febbraio dello stesso anno si fanno conoscere con il doppio 313, pubblicato sulla Traveller Records, guidata dal finlandese Dj Ionik. C’è un gusto tutto nordeuropeo - del resto il lavoro retromaniaco della Rush Hour di Antal arriva da Amsterdam, città che ospita anche il festival Dekmantel - per la house vecchia scuola, nostalgica della Trax Records, debitrice delle prime sperimentazioni euro-disco di Moroder e della scena hi-energy americana. Sonorità che rientrano a pieno titolo nella descrizione di 313 dei Bicep: la title-track è pura deep-house distesa su Roland e levigata da tastiere un po’ malinconiche, Winter, invece, mischia alle strutture della Trax Records arpeggi electro. Due tracce interessanti ma nulla più di esercizi di stile, quasi omaggi dei due, ancora alle prime armi con le produzioni, agli idoli musicali. Il percorso di citazioni e omaggi prosegue, non senza qualità, nell’EP1, pubblicato nel 2010 dalla Throne Of Blood di Brooklyn: Darwin ha gli stab di Todd Terry e un vocal femminile ammiccante, accompagnati da un passo felpato e deep; Drippin, tra fiati sullo sfondo e arpeggi plasticosi, è Derrick May chiuso in ascensore con Larry Heard. Sono pezzi di maniera ma comunque di presa sui dj e i fan del giro tanto che il disco viene applaudito da Tim Sweeney e la sua traccia omonima risulta la più scaricata dal sito xlr8r.com di quell’anno.  https://www.youtube.com/watch?v=4x3g4LJlWhQ I rapporti dei due di Belfast con  i dj internazionali e con la scena internazionale, anche leggermente lontana dal circuito clubbing,  si intensificano con i numerosi remix che il duo produce per vari nomi. Su House On The Left di Tal M.Klein, deep house profonda e immaginifica, intervengono con una massiccia sequenza di pizzicati ma delicati schizzi acidi che non fanno perdere il carattere sognante all’originale. Sempre nel 2011 mettono mani su Sutphin Boulevard, estratta dall’album Coastal Grooves di Blood Orange: è un pezzo già ricco di un groove suadente, grazie ai fraseggi di basso e ai giri di chitarrine, che i Bicep sottraggono in favore di stab in vortice e bassi elettronici ribollenti, funk robotico. https://www.youtube.com/watch?v=k0Ix9HWfvu0 L’attenzione alla disco music si riversa nell’EP Say You Wanna, pubblicato da Matthew e Andrew ad agosto 2011 per Mistery Meat: è un totale e coinvolgente sfoggio di disco, funky e sapori soul. La title-track  - come raccontano nella press release dell’EP - «trae ispirazione da una immaginario tragitto in un taxi notturno sulla Ocean Drive nel 1987». Un pezzo fisico, caldo, giocato su groove di DX7 e sul campione vocale del funkman Howard Johnson. Mentre Knockout è space-disco giocosa e frizzante,  Hit N Run vola nell’epopea dell’italo-disco e Gotta Get Up chiude il quartetto con pura house di New York. Insomma, solo retromania e recupero del passato, atmosfere che piacciono tanto agli hipster in camicetta floreale che vanno dietro a Motor City Drum Ensemble, Antal, Hunee e San Soda,  affollano i mercatini di vinili e sfoggiano look sgargianti al Panorama Bar di Berlino.  Si ritorna su binari retro-house con il Silk Ep, uscito su Throne of Blood: title-track dai tipici saltelli su sequenze Roland, Purple Sweat avvolge con coperte ambient un midtempo acid, Choux saltella su cassa martellante, dosata da pad celestiali. L’euforia smorzata dalle visioni, deep-house con venature idm. 

Verso le visioni IDM

Contemporaneamente, si sviluppa l’attività in solo soprattutto di Andrew. Come dj, va in tour in Cina, come giornalista musicale per la Redbull Academy, intervista alcune star della dance internazionale e nuovi talenti, mentre, nel ruolo di consulente, aiuta a sviluppare una live APP per iPhone per promuovere la night life di Ibiza e contribuisce alla realizzazione di jingle per brand come Tubrog, Burn, Bench e Sony. La fama - forse anche il conto in banca - del duo continua a crescere nel circuito clubbing ma con la firma nel 2012 per la Aus Music di Will Saul e Fink il progetto comincia a virare decisamente verso una house molto più ambientale, meno colorata, più britannica che di Chicago.  You/Don’t EP è una sorta di spartiacque nel percorso che li porterà all’album di debutto. Il versus EP si apre con i grigi pad e i vocal sussurrati di You, co-prodotta con l’irlandese Ejeca; la traccia evolve poi su blandi tappeti quasi 2-step senza, però, offrire ulteriori spunti di creatività che, in compenso, arrivano con il remix della regina del Panorama Bar, la berlinese SteffiDon’t Do It balla dritta su beat garage e stab tech-house ma non regala altro che un pezzo di facile utilizzo nei set. Sull’etichetta personale, FeelMyBicep, invece, mantengono l’approccio house classico: Visions of Love, in apertura dell’omonimo EP, è un puro banger in mood 90s con un groove irresistibile da marcetta sotto cassa. Discorso simile per le altre due del lotto, Keep Keep e Getcha Boi. Insomma, in questa fase Matt e Andrew sembrano più a loro agio con la garage-house cavalcante e con i proclami di “amore” della retorica da club. Make Love in Public Places è il 12’’ che pubblicano nel 2012 per Love Fever Records, contenente $tripper,  una traccia che si piazza al trentacinquesimo posto del poll di RA tra le migliori di quell’anno. E non è un caso che piaccia ai frequentatori del portale per le serate perchè il pezzo ha tutti i crismi del brano riempipista tra stab metallici, hi-hat pressanti e voce femminile orgasmica.  https://www.youtube.com/watch?v=D27tAs-7o-0&t=111s   Nel 2013, sempre per la Aus Music di Will Saul e Fink, esce Stash, EP caratterizzato da sonorità ispirate, a detta loro, dai suoni della storica etichetta deep house King Street, dal telefim The Wire su HBO e da Aphex Twin. E sono quattro tracce che testimoniano una crescita del duo dal punto di vista creativo: la title-track si gioca su bassline 90s accompagnata da un basso che sculetta ed è impreziosita da un’ottima linea melodica a metà tra spirito tropicale e tensione thriller che rende meno azzardato il richiamo all'iconica serie televisiva di David Simon; Courtise Drama e The Game vanno di synth sognanti, pad ariosi e hi-hat protagonisti alla maniera di Aphex con un’ottima presa sulla mente più che sulle gambe mentre in Rise rispolverano la cara e vecchia house ma, a differenza di quanto fatto sentire finora, le donano una patina vagamente oscura grazie a bordoni tetri e fiati psichedelici. Atmosfere che si ibridano con le narrative maggiormente dancefloor nell’Ep Satisfy su FeelMyBicep che anticipa l’uscita, l’anno successivo, su Aus Music di Circles/NRG106, lavoro in cui i Bicep mantengono l’approccio angelico su cassa pulsante: NRG106 è un vincente e evasivo treno, da godersi a occhi chiusi.   Sulla stessa label, nel 2015 firmano Just EP: l’omonima traccia in apertura sfoggia vorticosi arpeggi quasi 8bit ma soprattutto note di synth immaginifiche su cassa spezzata, che saranno cruciali nell’esordio sulla lunga distanza. Celeste unisce bonghetti e meditazioni in stile Orbital mentre con Back 2 U portano il dancefloor in visibilio tra spirituali sample vocali e tocchi di manopole plasticose. Una delle migliori uscite in cui i due uniscono sapientemente tendenze techno berlinesi a astrazioni IDM made in UK così come avviene nell’EP Lyk Lyk dove si divertono anche con i bleep, il tutto inserito in un contesto che ormai ha perso i riferimenti alla black-house.  Dahlia, con la sua melodia circolare di synth e i soliti pad ambientali, è la traccia, firmata con il conterraneo Hammer - producer che ai due da una mano nella gestione del blog -  che apre l’omonimo EP (2015, FeelMyBicep) ma anche il set per Boiler Room all’Ava Festival dello stesso anno dove regalano un variegato mix di emozioni house nelle sue varie sfumature, denso dei vari remix che nel frattempo sfornano. Tra questi, spicca l’intervento con massicce dosi di Hammond sul cult di Dominica, Gotta Let You Go, classicone tribal-house del ‘95. L’EP, invece, non contiene altro che esercizi di garage-house dal taglio IDM. Sempre in vena di ripescaggi classic, nel 2016 remissano In Yer Face degli 808 State donando al brano una telefonata cassa dritta e mantenendo soltanto la linea di synth: il pezzo perde tutta quella ruvidezza impostata dal gruppo mancuniano.  https://www.youtube.com/watch?v=sNbqN9TbdnE

Tempo di astrazioni: i due album

Prima di passare all’esordio lungo dei Bicep, che arriva nel 2017, è necessario guardare al contesto musicale circostante in cui  prende vita l’album. Il 2012 ha visto il duo allontanarsi progressivamente dalla retromania disco-house calorosa e vivace verso la riscoperta dell’IDM e dell’ambient-house a là Orbital o Future Sound of London. Quella dei Bicep, in quel periodo, è un’attenzione a quelle musiche per il rilassamento post-rave, sublimate dai due Selected Ambient Works di Aphex Twin, che il progetto di Belfast condivide con l’ascendente conceptronica. L’etichetta, affibbiata dal critico Simon Reynolds racchiude le sonorità di una schiera di producer che prende i cocci della musica del club e costruisce, deformandola, lavori ultra-definiti, spigolosi, contorti e pieni di militanza, quantomeno nelle press release. Suoni e messaggi artistici che funzionano come act nei festival o come installazioni nei musei, dove spesso sono accompagnate a visual ideati dagli stessi musicisti con il supporto di visual-designer.  Come giustamente fa notare Reynolds in Futuromania (Minimum Fax, 2020), le musiche di produttori come Chino Amobi, Oneohtrix Point Never, Lotic o degli Amnesia Scanner, fortemente influenzati dalla teoria informatica degli anni 90, si allineano all’IDM degli anni 90. I Bicep sembrano così volersi allineare ai gusti del pubblico dei festival, come il torinese Club to Club ma anche lo storico Sonar e il Primavera Sound che comincia ad aprirsi all'elettronica e al clubbing, che associano ai set del clubbing vecchio stile o alle cavalcate dei berlinesi da Berghain, un’elettronica pensosa e concettuale, da godersi fermi e con gli occhi rivolti agli schermi. I reduci della techno old-school ormai hanno famiglia e di passare la notte fuori non se ne parla. I millenial e ancora di più la generazione Z sembrano attratti da diverse modalità di svago: per i giovanissimi è la trap il veicolo di aggregazione e rottura con i boomer. Nel 2007 è anche uscito Untrue di Burial che ha consacrato “la morte del rave” sbriciolando l’hardcore-continuum in una solitudine umbratile, mentre è del 2010 l’esordio omonimo dei Moderat con Apparat e i Modeselektor che mandano a nozze le sonorità dei club e la forma canzone, ammiccando a Thom Yorke. Mentre Caribou, sempre 2010, se ne esce con Swim facendo della psichedelia pop con i derivati della deep-house. C’è un pubblico pronto a percorrere una strada che si sta lasciando alle spalle i club ma mantiene con quell’ambiente tessiture ritmiche e struttura delle tracce. Ecco cosa dichiarano nel 2017 in un’intervista per Clash Magazine in cui inquadrano i cambiamenti nel lavoro del dj e della fruizione dell’esperienza in discoteca.
I cellulari con fotocamera a malapena esistevano allora, mentre ora i club sono pieni di telefoni scintillanti. Strana ossessione quella moderna di filmare una serata fuori per poi godersela e guardarla a casa. La cultura della ricerca dei dischi era molto più personale. Passeresti mesi alla ricerca di una traccia che hai solo intravisto e provi un enorme senso di gioia quando finalmente l'hai trovata. Ora hai Shazam e questi gruppi ID, che certamente smorzano quella magia e rendono ogni scoperta molto più istantanea, e in definitiva una specie di usa e getta. Quando riesci a trovare tutto, dai meno valore alle cose, e lo stesso vale per gli ID e per trovare musica più personale. Andrew Ferguson e Matthew McBriar per Clash Magazine, 17 ottobre 2017
Il primo album, Bicep, uscendo da discorsi sociologici e contestuali, è naturalmente il compendio di un lungo periodo di attività dei Nostri: racchiude tutta l’esperienza nel racconto delle nottate tra Irlanda del Nord e Inghilterra e nella rielaborazione della storia della house. I due, come si evince anche dalle dichiarazioni riportate, sono cresciuti.  Ad anticipare l’uscita, che avviene il 1° settembre 2017, c’è Aura, non altro che una loro Unreleased Track, fortemente ascoltata dai clubber ma finora inedita, un avvolgersi di arpeggi trancey, innervati di psichedelia che strizzano un tappeto ritmico di matrice garage. L’altro singolo che anticipa il disco è l’ormai nota Glue, un altro omaggio ai Future Sound of London mentre Opal e Rain richiamano la dance morbida e da cameretta di Four Tet e Caribou. Lo sguardo è, invece, a Floating Points o Bonobo, appartenenti allo stesso roster della Ninja Tune, quando i Bicep si aprono all’oriente in Ayama e Air. L’eleganza primeggia, la produzione - come scriviamo anche in sede di recensione - è solida per un disco ben studiato, con una distinguibile capacità nella costruzione ritmica, come ribadiamo in sede di recensione. Riflessivo come energico, non cambia di certo, però,  le carte in tavola nel panorama elettronico ma, per la caratteristiche appena elencate, ha il suo successo sulla stampa specializzata (7,4 su Pitchfork, 8 su Loud And Quiet) e nei festival, dove Matt e Andrew si presentano ora con un live-set, ricco di macchine e laptop.  Dopo aver girato per festival, sia con il live sia con i djset, in cui immergono tutte le produzioni retro-house dei primi tempi, si fermano, in quanto a produzioni in studio, fino al 2021 quando esce il sophomore Isles. Nella stessa intervista concessaci da Ninja Tune, Matt spiega il titolo del lavoro, una riflessione, molto personale, sulle “isole” da cui proviene la loro musica.
L'Irlanda è molto più Techno, Trance, melodica con una musica sfacciata e aggressiva. Gli irlandesi amano la musica piuttosto intensa. Londra è molto più profonda, molte più influenze da tutto il mondo. Ci trovi jungle, garage, deep-house,  jazz. Ci sono così tante cose diverse. Siamo abbastanza consapevoli che il nostro stile, il modo in cui ci avviciniamo alla musica, è stato direttamente influenzato da entrambi i luoghi - sono abbastanza diversi - e solo dal vivere sulle isole per tutta la nostra vita, senza mai essere nell'Europa continentale, dove tutto sembra possibile. Come puoi guidare il sabato sera, se vuoi davvero, puoi guidare fino al Belgio o puoi prendere un treno. E sai, non puoi farlo in Irlanda. Devi prenotare un volo. Devi prenotarlo con sei mesi di anticipo. Ti senti davvero intrappolato. E questo aspetto stimola in noi eccitazione per il mondo. Come quando eravamo più giovani, siamo così entusiasti di cercare la musica. Perché sembrava solo estraneo. Sembrava un'esplorazione. Matthew McBriar
L’album procede sul tracciato del precedente con una maggiore spinta verso l’aspetto spirituale e world. Londra, con il suo meticciato culturale, le voci di lingue orientali che si ascoltano in giro, è stata sicuramente di ispirazione nella ricerca di sample bulgari, turchi e invocazioni orientali come quelle che aprono Apricots e Atlas. Racconta Matt: «Viviamo nella parte Est di Londra, è una zona così varia: siamo eccitati respirando la diversità che ci circonda, abbracciando tutte le culture., Ed è davvero come se se imparassimo così tanto da questo». E in questo Isles, che ritmicamente resta sul citazionismo jungle e 2step (emblematica Saku) e melodicamente si fonda su orchestrazioni e visioni in salsa trance, i Bicep coinvolgono anche la voce soul di Clara La San affermando ancora di più il carattere elegante, se non patinato, di un lavoro che, come piace agli ascoltatori millenial, lascia da parte la ruvidezza della club culture dura e pura per portare i suoi ritmi in un territorio da ascolto riservato. 
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