Darkstar (UK)

Biografia

Dalla dubstep degli esordi all’emozionale 2-step dell’approdo in casa Hyperdub, fino alle fragili umbratilità pop dell’esordio North e ai modaioli acquerelli indie psych-pop e vagamente folktronici del sophomore News from Nowhere, il duo di producer inglesi Darkstar ha attraversato (non sempre perfettamente a fuoco ma sempre con classe ed eleganza) tante delle correnti elettroniche e non sviluppatesi a cavallo dell’ultimo decennio.

La prima pubblicazione ufficiale del duo (attraverso la propria etichetta 2010 Records) risale al 2007, con la coppia di singoli Break e Dead 2 Me, una dubstep abbastanza canonica irruvidita da un’impronta decisamente lo fi, arricchita nel secondo caso da campionamenti chitarristici in levare e vocals dal gusto soul pop che anticiperanno il suono Darkstar a venire. Sempre nello stesso anno arriva un altro tandem di singoli (Lilyliver e Out of Touch) e un altro 12″ dalle tinte più oscure pubblicato su MG77 Records e contenente un remix di Memories di Zomby e il singolo Saytar, tra gorgheggi di basso tipicamente dubstep e spezzettamenti ritmici 2-step.

L’anno successivo è la volta di un altro 12″ via Clandestine Cultivations contenente i singoli Round Ours, Maven e Dunhill Riddem, breve antipasto prima della svolta che segnerà il percorso del duo britannico: nel 2008 infatti la coppia viene contattata da Kode9 ed entra nel roster Hyperdub, per cui esordisce con un 12″ composto da Need You, una moody 2-step che sarà anche inclusa nella raccolta celebrativa 5: Five Years of Hyperdub, e Squeeze My Lime, una cadenzata hypnagogia sintetica già attraversata a suo modo da una vena vagamente pop. Il singolo che regala il definitivo salto di status al duo destando l’attenzione un po’ di tutti gli addetti ai lavori è Aidy’s Girl Is a Computer nel 2009, una minimale e fragile cavalcata 2-step anch’essa inclusa nella compilation celebrativa per il primo lustro di vita dell’etichetta britannica ed osannata da tutta la critica specializzata (dal Guardian, che la nomina uno dei singoli dell’anno, a Pitchfork, che la include nella sua top 100 annuale).

Cavalcando l’onda di successo incontrato grazie al singolo, i due producer ingaggiano il vocalist James Buttery e registrano l’esordio in LP North, pubblicato il 18 ottobre 2010 sempre sotto Hyperdub. L’album si rivela però una spiazzante sorpresa, discostandosi quasi completamente da tutta la precedente produzione a nome Darkstar (e dal catalogo Hyperdub in generale, di cui rappresenta una delle prime incursioni in territori più poppeggianti). Abbandonato ogni richiamo al dancefloor in favore di una fragile umbratilità pop, il disco vira verso «un territorio che mescola la wave al glo, le ritmiche squadrate del pop alla melodia che dall’estate scorsa ci travolge con fiumi di lacrime ipnagogiche» (dalla nostra recensione firmata da Marco Braggion).

Implementato in pianta stabile Buttery come vocalist e lasciata la Hyperdub per un naturale approdo presso Warp, il 05 febbraio 2013 arriva il sophomore News from Nowhere, un lavoro che segna un ulteriore scarto evolutivo nel percorso dei producer inglesi: perdendo leggermente in freschezza, si abbraccia una precisa quanto sfumata maniera ondeggiante tra psichedelia, indie pop, wave, glitch e folktronica, con gli Animal Collective perennemente sullo sfondo e un paio di pezzi che sembrano mettere bene in chiaro come il talento sia sempre lì (A Day’s Pay For a Day’s Work). Un disco «già forse fuori tempo massimo» ma non per questo «puramente derivativo, semplicemente fragile e semplicemente indie, pregi e difetti inclusi nel pacchetto»,  scrive Gabriele Marino in sede di recensione.

Due anni più tardi, nel 2015, Warp Records pubblica Foam Island, una sorta di concept socio-politico sul disagio giovanile nel Nord della Gran Bretagna (con particolare attenzione a spoken word e field recording), un disco sospeso tra psych pop, ambient e folktronica, un po’ come degli Hot Chip (di nuovo) in combutta con Robert Wyatt, tanto solido e riuscito quanto di difficile assimilazione (e non privo di difetti, riportiamo in sede di recensione).

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