Earth (US)

Biografia

La formazione di Dylan Carlson è considerata la band-madre del drone-rock in virtù dei primi passi mossi in quel di Seattle agli inizi dei ’90. Earth 2: Special Low Frequency Version, Phase 3: Thrones And Dominions – tutti stranamente su Sub Pop, ma qui contò molto l’amicizia con Cobain – e Extra-Capsular Extraction (poi ripubblicato in forme estese nel 2010 come A Bureaucratic Desire For Extra-Capsular Extraction) sono innegabili dischi di culto e capisaldi del drone/doom, in virtù di un suono “heavier than heavy”, lento, sofferto, ribassato fino agli eccessi che tanti adepti hanno poi replicato (vedi alla voce Sunn O)))).

Intorno alla metà degli anni ’00, Carlson ha riesumato la formazione, spostandone però l’asse verso una dimensione da american gothic e su lande sonore meno intransigenti ma pur sempre legate ad una dimensione psych-doom dal notevole impatto. Dischi come Hex, Or Printing In The Infernal Method, The Bee Made Honey In The Lion’s Skull, e giù fino al distico Angels Of Darkness, Demons Of Light I e II, hanno via via lasciato spazio ad un suono desertico e polveroso, senza cedere di molto sul versante della pesantezza.

Con l’arrivo di Primitive And Deadly, pubblicato il 15 settembre 2014, gli Earth vanno in doppia cifra e al compiere il quarto di secolo tornano al passato, ovvero all’età di mezzo – quella da Hex in poi per intenderci – caratterizzata da un sound “southern-heavy”, da un inspessimento di un suono sempre sporcato di polveri desertiche e immaginario isolazionista, ma molto più corposo rispetto al recente passato. Oltre al solito rimescolamento della formazione – insieme alla batterista di lunga data, Adrienne Davies, troviamo Bill Herzog (Sunn O)))) al basso, Brett Netson (Built To Spill, Caustic Resin) e Jodie Cox (Narrows) alle chitarre, Randall Dunn (Master Musicians Of Bukkake) al moog – la novità del disco è rappresentata dall’uso dei feat. vocali. Da Mark Lanegan, quella maschile, a Rabia Shaheen Qazi (Rose Windows), quella femminile, lo spettro delle possibilità della band di Seattle si allarga senza per questo snaturare un percorso che, alla luce di una carriera pluriennale, si può definire perfettamente compiuto.

Tre anni più tardi, Carlson si unisce a Kevin Martin (The Bug) a Los Angeles per le session che daranno vita all’esordio sulla lunga distanza Concrete Desert, disco che vede avvicendarsi i desertici droni della chitarra del primo ai misurati inserti noise / tellurici del secondo. I due avevano già dato alle stampe un 12” a nome Bug vs Earth nel 2014 (Boa / Cold) ma a differenza di quell’EP, caratterizzato da un sound più energico e compatto, la nuova tracklist sposta radicalmente l’apocalittico grimey sound di The Bug verso le derive più cinematiche esplorate nell’ultima prova Angels & Devils ma soprattutto sotto la ragione sociale King Midas Sound. Quest’ultimo lavoro che ha visto la formazione capitanata dall’ex Techno Animal collaborare con Fennesz (Edition 1, 2015) è dunque l’ideale premessa alla nuova prova della coppia Martin/Carson, a partire da un riavvolgimento di isolazionistiche alchimie di marca 90s, un terreno di texture noisey e scultoree linee di synth affidato al più essenziale Drone sound di marca Earth, quello visivo e desertico di Hex tra Morricone, il Dead Man di Neil Young e il gotico americano. Martin ha descritto il disco come un gemello di London Zoo di The Bug, album che documentava un crescendo di tensioni socio-politiche all’interno del tessuto urbano londinese; da queste parti i due musicisti sembrano tuttavia più interessati ad indagare il lato più deteriore e deteriorato di Hollywood o fornire una soundtrack alternativa a quella che Ry Cooder ha confezionato per il Paris Texas di Wenders. Il “deserto concreto” è ciò che rimane dopo il fallimento dell’American Dream (anche il titolo della traccia centrale del disco) o in seguito ad un – auspicato – fallimento delle politiche di Trump.

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