Future Brown (US)

Biografia

Collettivo fondato nel 2013 dal label manager dell’etichetta footwork newyorchese Lit City Trax, J Cush, e Fatima Al Qadiri, ai quali s’aggiungono da subito Asma Maroof e Daniel Pineda degli Nguzunguzu, i Future Brown nascono con l’obiettivo di unire gli interessi art-internet-world delle parti coinvolte, allo scopo di creare una realtà sia performativa, sia produttiva, adatta tanto alle warehouse della Grande Mela, quanto al prestigioso MoMa. Il gruppo si assesta su influenze piuttosto ampie coagulate attorno a un misto di cantato rap e R&B su basi footwork, grime e dancehall. La sua attività si lega naturalmente a visual ed esperienze multimediali.

Nel novembre 2014, al MoMA PS1, assieme alla piattaforma digital media DIS e all’interno della serie di eventi targati Pitchfork FORMS, il gruppo fornisce le musiche per una performance dove, su uno scenario formato da una basketball arena e da una coreografia di trapani, viene simulato il riscaldamento dei performer/giocatori. Il New York Times apprezza.

Successivamente la band suona alla Villette Sonique di Parigi, al Sónar di Barcellona e, a novembre 2014, al Club To Club di Torino. Nel frattempo, il 17 settembre 2014, Warp annuncia la presenza in catalogo del 12” Wanna Party / World’s Mine (in uscita a novembre) contenente le omonime missive della band più due alt-take: Wanna Party può vantare il feat. di Tink (presente anche la versione Wanna Party Remix, con l’aggiunta di 3D Na’Tee), mentre World’s Mine, dalle basi sinogrime, si avvale di un trittico di eroi grime come Prince Rapid, Dirty Danger della Ruff Sqwad e Roachee, della mitica crew Roll Deep (streaming dei brani ai link).

Il 24 febbraio 2015, sempre via Warp, il combo pubblica un omonimo esordio sulla lunga distanza contenente le tracce precedentemente pubblicate – Room 302 (feat. Tink), Talkin Bandz (feat. Shawnna and DJ Victoriouz) e Wanna Party (feat. Tink) – più nove inediti. L’obiettivo è re-interpretare – con un occhio di riguardo alle soluzioni adottate in Asiatisch – l’hip hop e le ultime tendenze della produzione r’n’b americana, in particolare quelle recepite dal mainstream stellestrisce, con alcune fascinazioni provenienti dal grime britannico, obiettivo che viene perseguito anche grazie ad ospiti provenienti da entrambi i lati dell’Atlantico, con prevalenza sul lato americano.

In Room 302 troviamo il canto tra melodia r’n’b e rime rap della chicagoana Tink su basi che abbiamo già ascoltato nel mixtape di Kelela, quando alla produzione c’erano i due Nguzunguzu (per la formazione si tratta della seconda collaborazione con la cantante dopo la citata Wanna Party), mentre è la stessa vocalist di Cut 4 Me a cantare accanto a Ian Isiah in Dangerzone, altro brano dove è riconoscibile il tastierismo algido di Fatima Al Qadiri quanto le basi spezzate di J Cush. In generale, lungo la tracklist scorrono direttrici formate tanto da taglienti rime rap (vedi Shawnna in Talkin Bandz o MVP con 3D Na’Tee e Tim Vocals) quanto – in combinata o separatamente – da morbide strofe – anche con vocoder – in zona Drake, The Weeknd e la scena bop di Chicago (Big Homie con Sicko Mobb, Killing Time con i feat. Johnny May Cash, YB e King Rell del giro Young Chop). Il tutto senza dimenticare le batterie secche della trap, gli echi dancehall, le percussioni della uk funky (No Apology feat. del giamaicano Timberlee), i colori latini e il reggaeton (Vernáculo con la newyorchese Maluca), e i grigi smalti londinesi (Speng, con lo storico grimer legato alla Roll Deep, Riko Dan, o Asbestos, con i grimer Roachee, Prince Rapid e Dirty Danger).

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