LV
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Edoardo Bridda
- 28 Novembre 2012
Schivi e riservati, attivi discograficamente dal 2007, i londinesi LV, ovvero D. Franklin, Gervase Gordon, Si Williams, Will Horrocks, sono tra i più eccitanti specialisti del ritmo nelle sue meticce contaminazioni etniche (e non solo) del giro elettronico che va da Hyperdub a Keysound (ma potremmo allargare il cerchio anche alla Hemlock di Untold e alla 2nd Drop).
Primo combo a non rientrare nella triade produttiva composta da Burial, The Bug e dal boss Kode9 a pubblicare sulla prima delle label citate, il trio ha trovato la quadratura grazie a un sound colorato e mutante, figlio del dub e della Uk garage, ma aperto ad alcune contaminazioni del dopo dubstep (wonky e UK funky) e a personali ricerche attorno al mondo, dallo Zimbawe al Sud Africa, dalla Nigeria alla Giamaica delle primissime produzioni. Una serie di ospiti al canto, infine, hanno di volta in volta bilanciato la formula o su binari roots o su una rotonda e ironica poetry urbana che ha visto nel nigeriano/londinese Joshua Idehen il miglior contraltare alle trovate soniche della formazione. In pratica, non c’è miglior nome da spendere degli LV per tradurre in suoni la pulsante attività della capitale britannica, grime compreso.
L’attività discografica del combo inizia nel 2007 con un trittico di uscite in area reggae rilette con un filo di (hyper) dub. La prima è Globetrotting che vede un veterano reggae come Errol Bellot al canto, collaborazione che poi proseguirà nel 12” Don’t Judge del 2009. In mezzo, un paio di uscite dove troviamo Dandelion, già presente nell’esordio (il singolo è CCTV / Dream Cargo, ancora su Hyperdub, con quest’ultima traccia in piena area dubstep) ma anche Yungun (Accident Causer su moomusound).
Nel 2010, le cose iniziano a farsi interessanti. Dopo un viaggio nella natia Sud Africa durante le vacanze di natale del 2009 (documentato da Blackdown), Gervase Gordon torna rinvigorito dall’house music locale e dai contatti con Spoek Mathambo e Okmalumkoolkat. Esce Boomslang / Zharp con doppio feat. proprio di quest’ultimo, singolo caratterizzato da sonorità che, oltre ai tocchi kwaito del Continente Nero, sono fortemente influenzate dalle casse battenti dell’UK Funky, vera e propria mania ritmica che ha invaso l’Inghilterra dall’anno precedente. Una delle abilità degli LV consiste nell’entrare in dialettica con i propri vocalist: a partire da Bellot fino a Okmalumkoolkat, gli LV trovano, dopo poco, un’ottima sintonia con Joshua Idehen, leader del alt-hop Benin City (nome preso dall’omonima città nigeriana).
Escono così, a nome LV & Josh Idehen, prima un EP 38 – dal numero di un bus/tratta londinese – e poi Routes (il primo album lungo degli LV), rispettivamente del 2010 e 2011. Con il primo lavoro a far da premessa al secondo, entrambi su etichetta Keysound, tutte le specialità del trio sono messe a servizio dei versi in libertà di Idehen e viceversa, in uno scambio che ricorda un po’ quello tra Kode9 e Spaceape. Da fondamenti dub e ritmi in levare, UK Funky, grime, UK garage e altre soluzioni, le tracce si sviluppano secondo molteplici strade all’insegna di un connubio enstusiasmante, meticcio, etnico, senza che venga mai meno una certa londinesità di base.
Nel frattempo, il combo si è mosso anche in altre direzioni: con Quarta 330 gli LV esplorano wonky e dintorni in Hylo / Suzuran, mentre con Message To Bears e la vocalist Zaki Ibrahim indagano downtempo e soluzioni in 4/4 in Explode (su 2nd drop). E’ giusto una parentesi prima che la formazione approfondisca un discorso tutto sudafricano aperto in precedenza.
Tornati su Hyperdub, nel 2012 è la volta dell’acclamato Sebenza, album anticipato dall’EP Get A Grip (con il brano omonimo curato da Mumdance, altro grande esperto di ritmi e contaminazioni) e dall’omonimo singolo dall’indovinato e canticchiatissimo ritornello “Se-Se-Benza uh! / Se-Se-Benza wah! / Se-Se-Benza only rest in December” che bissa il precedente underground hit Northern Line. Il disco, partendo da influenze kwaito, ovvero l’hip hop-house di Johannesburg, richiama alle voci Okmalumkoolkat e Spoek Motambo – ai quali si aggiunge ora anche Ruffest – con il preciso obiettivo di spingere ancora più avanti il discorso di contaminazione e mutazione del suono UK. Ancora una volta, il tiro è avvolgente e saltellante, una navigazione perennemente a vista (una forbice mai così ampia di fascinazioni afro, house, grime, ricordi rave, 8bit, parentesi sintetiche più distese) con dominante il funk, intesa come esplorazione ad ampio spettro sul ballabile UK funky (come puoi abbiamo avuto modo di apprezzare al Dancity 2013). “A suon di smartphone, Mac e cash, Okmalumkoolkat ci offre un miniritratto dell’occidente visto da un Terzo Mondo sempre meno terzo e sempre più consapevole e ironico“, afferma Gabriele Marino nella recensione.
Salvo un EP compilation nel 2013 ( LV & Dan Bowskill / Pedestrian / Last Magpie – Future Foundation 2 su 2nd Drop Records), il combo ritorna davvero nel 2014, anno che segna l’uscita di un secondo album lungo firmato con Idehen, Islands. Pubblicato a tre anni da Routes, il nuovo lavoro arriva questa volta via Keysound ed è costruito attorno alla personale narrativa di Joshua, che racconta dell’esperienza di un viaggio da Londra alla Nigeria, andata e ritorno. Ad anticiparlo, il brano Imminent, pubblicato a luglio del 2014.
