Matthew Herbert
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Edoardo Bridda
- 28 Novembre 2012
Pianista fin dall’adolescenza, compositore concettuale e politico ma anche raffinato musicista elettronico per il dancefloor da sempre innamorato della musique concrète, e ancora remixer per Björk e Yoko Ono, jazzista d’altri tempi con la Big Band, Matthew Herbert è stato definito tanto una versione one man band dei Radiohead quanto un Brian Eno del XXI secolo. Tra i suoi statement più famosi, in netta contrapposizione con le produzioni dancefloor dominanti dei noughties, un manifesto, dove, in prima persona, si impegna a non utilizzare alcun preset e campionamenti di altre musiche edite o inedite. Il campionatore, del resto, è il suo strumento principe. Lui lo definisce rivoluzionario, proprio come la cultura rave dei primi ’90 in cui è immerso all’inizio della decade e che condiziona molti aspetti artistici della sua vita, specie all’inizio di carriera.
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