Merchandise
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Andrea Macrì
- 29 Aprile 2013
Melodia o frastuono? Questa domanda se la saranno posta spesso i Merchandise, che fin dall’esordio hanno cercato continuamente di innovare la propria formula. Se si cercano definizioni, forse la sintesi migliore sta nelle parole del leader Carson Cox, quando parla di una band nell’interzona tra noise, punk e pop. L’accento, però, è andato sempre più sul quest’ultimo, col passare degli anni.
Avviene nel 2008 a Tampa, in Florida, l’incontro tra lo stesso Carson Cox (voce, chitarra e tastiere) e David Vassalotti (chitarra e tastiere), che assieme al bassista Patrick Brady danno vita al progetto The Dry County. Si tratta di registrazioni casalinghe in cui i due attori principali si alternano in vari strumenti, principalmente inchiave lo-fi/punk. Presto cambia il nome, in favore del moniker attuale. Dopo la pubblicazione di varie cassette e dell’Ep Gone Are The Silk Gardness Of Youth, nel 2010 vede la luce, su Katorga Works, (Strange Songs) In The Dark, esordio lungo. La formula, non originalissima e un po’ acerba, è quella di uno shoegaze tenue venato di tinte scure.
Quando nel 2012 esce Children Of Desire, il suono sboccia lentamente verso una varietà più pronunciata. Pubblicato sempre dalla Katorga Works e registrato da Cox, il disco vede il tribalismo di fondo di In Nightmare Room screziare gli standard post-punk della band, Satellite che sfoggia un piano ed è tutta atmosfera, e poi Become What You Are e Roser Park, due lunghe suite che danno una prima idea di quello che sarà uno dei marchi di fabbrica del gruppo, ovvero i brani dalla durata lunga.
Brani lunghi che si ritrovano in Total Nite, del 2013, che segue la pubblicazione della raccolta di demo Angels In The Station. Total Nite è un disco finalmente compiuto, prodotto nientemeno che da Sonic Boom, e che esce per la Night People. L’equilibrio tra muscoli, tendenze arty e melodia è perfetto. Nella sua recensione, il nostro Diego Ballani parla di un gruppo che ”ha uno straordinario appeal pop, infila chorus eleganti e li lascia macerare nel rumore”.
Del 2014 è invece After The End, prodotto dalla band e mixato da Gareth Jones, esordio su 4AD. Il gruppo ha perso per strada Brady e ha fatto entrare il batterista Elsner Nino, già compagno nei live. Quello che viene fuori all’ascolto è un disco pop ma che conserva una solidità notevole di scrittura, e in cui il post-punk/shoegaze del passato viene filtrato da una maggiore maturità stilistica e riferimenti ancora più ampi, come i R.E.M. e Prince, e che rappresenta il risultato di un processo lucido e voluto da parte della band.
