Panda Bear (US)

Biografia

Panda Bear è la metà storica degli Animal Collective, insieme ad Avey Tare. Formalmente, il primo è batterista, il secondo chitarrista. Il primo crea le melodie, il secondo costruisce le decostruzioni ritmiche. Eppure i due hanno segnato il decennio ’00 proprio con una tipica patina psichedelica sulle produzioni, facendo sfumare la tonicità del ruolo del singolo strumentista.

Panda Bear – alias di Noah Benjamin Lennox, classe 1978 e cresciuto a Baltimore, Maryland – inizia a fare musica influenzato dall’intelligent dance music inglese dei Novanta. L’esordio risale al 1999, quando ancora Noah sta studiando teologia a Boston, con un’autoproduzione omonima con un panda in copertina. L’album «vede Panda alle prese con i famosi cori animaleschi ma soprattutto con un pensiero indietronico solista, un’ossatura di synth e tastiere già di ottima fattura». L’incontro con Josh Dibb, compagno di università, lo conduce prima a conoscere Dave Portner (l’Avey Tare di cui sopra) e Brian Weitz (aka Geologist), poi a trasferirsi a New York e a dare vita alla storia del collettivo animale, dopo che gli altri tre hanno fatto i primi passi come Automine.

Il sodalizio tra Lennox e Portner, prima ancora che nella formazione a quattro, è simbiotico. C’è chi dice che le qualità vocali di Avey Tare siano maggiori, chi propende per maggiori capacità di scrittura di Panda Bear (che però nei Collective scrive molto meno dell’amico). Sta di fatto che le canzoni di Spirit They’re Gone, Spirit They’ve Vanished (prima uscita del duo Portner-Lennox) sono tutte accreditate alla penna di Avey Tare. Ma non è questo il punto. «[…] l’aria che passa dal finestrino fa uno strano effetto. Copre la voce di pilota e co-pilota. Entra in questo mondo la perturbazione, di una qualità non più decidibile se strumentale o produttiva. Spirit They’ve Vanished è il bellissimo manifesto di questa sorta di disturbo sintetico, che viaggia su una inedita via di mezzo, ossia quella che unisce il rumore e la canzone», notavamo riepilogando la storia della collaborazione e la difficoltà di mappare il contributo reciproco. In quel caso l’album sarebbe dovuto uscire sotto il nome del solo Portner. Eppure il contributo alle percussioni e alla destabilizzazione del tutto ad opera di Lennox fu tale da sprigionare un nome “collettivo” – che venne di lì a poco con Danse Manatee (Catsup Plate, 2001).

Da allora, Panda Bear si concentra per tre anni sulla band maggiore, fino all’uscita del primo vero album solista, Young Prayer (Paw Tracks, 2004). Rispetto alla scelta solistica, Panda ammette che «è molto importante per noi sapere che esistono le nostre individualità aldilà della band, ma credo sia un riflesso di noi come persone, oltre che come musicisti. Tutti noi suoniamo diversi strumenti e cose, la pensiamo in maniera diversa su tanti aspetti della vita, tutti o quasi scriviamo musica anche individualmente. Mi piace avere la sensazione di poter suonare la mia musica quando lo voglio o suonare con qualcun altro che non sia dei Collective, se mi capitasse di trovare un altro compagno di viaggio. Non siamo una band tradizionale in questo e mi pare sia una buona cosa». L’album «è bucolico, intimo, a tratti infantile», fortemente condizionato dal motivo per cui nasce: onorare la memoria del padre appena morto. «Niente di più distante dagli Animal Collective, come peraltro è giusto che sia. Solo semplici bozzetti, senza titoli e senza gioia. Proprio come un albero spoglio in pieno autunno…», dicevamo allora.

Passano tre anni e, nel 2007, viene pubblicata l’uscita più dirompente della sua carriera, Person Pitch: è l’anno di Strawberry Jam, in cui ormai gli Animal Collective sono band riconosciuta e incensata a livello mondiale – e sembra che le melodie di Portner abbiano la meglio sulle creazioni ritmiche di Lennox. Il secondo si sfoga sul terzo album solista, che paradossalmente sembra essere «la quintessenza della libertà creativa di marchio AC, ma è un disco solista», come suggerivamo inquadrandolo nella carriera del collettivo. «D’un tratto, il lavoro sui Sessanta, sull’innesto surf / pop / psych (Take Pills) appare l’orizzonte a cui il collettivo ha sempre aspirato. Ma è raggiunto dal solo orsetto». Panda crea un capolavoro di meta-cantautorato, che resta una pietra miliare negli anni Duemila. Di fatto sigla la sua firma sulla dimensione più “imprendibile” di Animal Collective, posizionando per i dischi successivi un benchmark difficile da gestire (leggi: superare).

I quattro anni successivi vedono per Lennox il trasferimento a Lisbona – dove Panda inizia a mettere su famiglia – e, nell’aprile 2011, un nuovo disco solista, Tomboy (Paw Tracks), che fa il paio con la prova in solitaria dell’amico Avey Tare, Down There. Sul secondo, come previsto, dominano le melodie, si lavora su memorie ipnagogiche e stratificate. Tomboy è invece il disco della maturità cantautorale di Panda, “campione di arrangiamento” coadiuvato per la prima volta da Sonic Boom, contributo che diventerà preponderante anche in Panda Bear Meets the Grim Reaper. Su Tomboy c’è «pop che trascende le scene (e i Beach Boys), che ha una classicità palpabile, dove Lennox si propone come il Phil Spector del passaggio tra anni Zero e anni Dieci», suggerivamo nella nostra recensione.

A gennaio 2015 esce il quinto lavoro in solo per Lennox, Panda Bear Meets the Grim Reaper. Non c’è lo stesso smalto di una volta, secondo la nostra opinione. «Tutti i brani […] sembrano dei trampolini di lancio – oltre che degli indovinelli, come suggerisce Panda. La preparazione per il decollo. Di converso, questo slancio smorzato porta a staticità emotiva, nelle strutture, nelle scelte armoniche, nei loop degli arrangiamenti. Le armonie vocali di Panda Bear, dai tempi di Person Pitch, citano il folk-pop psichedelico dei Beach Boys, in generale del suono Sixties – e neanche qui si fa differenza. In piena continuità anche con Tomboy, la voce è ancora decisamente protagonista. Eppure, in tutti i modi si cerca di annacquarla, proiettarla nello spazio, o meglio, farla decollare». L’incontro con la grande falciatrice sembra lasciare a terra Panda Bear. Almeno per il 2015.

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