Vessel (UK)

Biografia

Membro di Young Echo e dei Killing Sound, Seb Gainsborough è un producer dall’ampio range di influenze e fascinazioni che, allo stesso modo del magmatico collettivo, sembra rifuggire le facili catalogazioni per un sound laboratoriale sospeso tra dance e ambienti, techno e scorie soundsystem, marzialità e chiaroscuri gotici non lontani tanto dal Third dei Portishead quanto dal R.I.P di Actress.

Con Killing Sound, il producer esplora, assieme a Amos Childs, Alex Rendall e Sam Kidel, i confini tra techno, dub e industrial su Blackest Ever Black, mentre con Vessel, accasato su Tri Angle, il campo d’azione è ancora più mutante sospeso. Esordito nel 2011 in uno split EP con El Kid, VeElSkSiEdL su Astro:Dynamics (tech-house e deep con aperture sci fi) per poi approdare alla Left Blank, Gainsborough sembra avviato a una carriera di ritmi uk a base house e divagazioni synth (il ritmato e housey – con remix di lusso di PeverelistNylon Sunset e il più funky e non lontano dal purple sound Standard EP ) salvo approdare Tri Angle l’anno successivo e cambiare decisamente rotta.

Con Order Of Noise, su Tri Angle, il riferimento diventa il compagno d’etichetta Forest Swords, un campo d’azione aperto dunque, con molteplici elementi in gioco, e una dominante esplorativa, visiva, anche etnico-orientale, carte che il producer declina su una tavolozza di idm techno stagliata su richiami narrativi che vanno dallo sci-fi di casa Warp Records a effetti non lontani dalla cultura soundsystem cittadina, hi hat house, tastiere e 8bit wonky e altro ancora.

Nel 2013, Vessel firma su Liberation Technologies un 12” dal titolo Misery Is A Communicable Disease ‎virando su ritmi EBM e ferramenta industrial senza abbandonare la vena IDM. Il seguito di Order Of Noise arriva però a settembre 2014 sempre su Tri Angle. Per Punish, Honey nella press si parla di un album influenzato dal glam e, se si intendono i Suicide per glam, il riferimento nel singolo Red Sex è calzante. Ancora una volta, il sound di Vessel si muove tra ambienti disadorni e ritmo ma, differentemente dal passato, un mix di strumentazione analogica e strumenti autocostruiti fanno la differenza in termini di originalità e resa sonora particolarmente attenta agli aspetti tattili. In sede di recensione si parla di un “disco più che buono che, in puro spirito Tri Angle, ci mostra scorci di possibili traiettorie future costruito con sonorità post-industriali fecondamente e coraggiosamente ibridate”.

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