White Lung
-
Andrea Macrì
- 28 Novembre 2012
Nati nel 2006 a Vancouver, ai loro esordi i White Lung sono Mish Way alla voce, Natasha Reich alle chitarre, Grady Mackintosh al basso e Anne-Marie Vassiliou alla batteria. La loro intenzione è, fin dai primi singoli, dedicarsi al punk, non dimenticando però la lezione grunge e, in particolare, quella foxcore e riot grrl. Nonostante i tempi e i progressi dell’industria discografica, occorrono però quattro anni perché i Nostri incidano il loro primo album, It’s the Evil, che esce nel 2010 per Deranged Records. Prima era stata una teoria di pochi singoli usciti per svariate label: Local Garbage, del 2007, esce su Hockey Dad Records, mentre il seguente Magazines esce per la casa discografica che pubblicherà il primo full length. Nel 2007, intanto, Natasha Reich ha lasciato, rimpiazzata alla sei corde da Kenneth William. Dai 24 minuti di It’s the Evil, assalto punk fatto di chitarre distorte, voce in stile Bikini Kill, ritmo martellante, viene tratto come singolo Atlanta.
Due anni più tardi è il turno del secondo disco, Sorry, sempre su Deranged Records. Con una copertina evocativa e provocatoria, l’album vede la band premere se possibile ancora di più sull’acceleratore (cosa evidente in pezzi come St. Dad e Thick Lip). La critica applaude e i White Lung ricevono nomination per svariati premi e menzioni in classifiche degli album migliori dell’anno. Nel 2013 Grady Mackintosh lascia, sostituito al basso da Hether Fortune. Nello stesso anno esce il singolo Songs about the south.
Il 2014 vede la band dare alle stampe il terzo disco, dal titolo Deep Fantasy. I White Lung hanno nel frattempo lasciato la vecchia compagna Deranged e si sono accasati presso Domino. Si tratta di un disco che porta avanti lo stesso discorso dei precedenti, con forse una minore capacità di offrire brani memorabili ma con una compattezza granitica nel suono. In fase di recensione abbiamo scritto che “la carica negativa è tutta nell’urgenza del suono, che forse paga in autenticità ciò che guadagna in brillantezza, soprattutto per quel che riguarda la produzione. Certo, siamo sempre nell’alveo punk, quindi le possibilità di aggiornamento del canone sono risibili, e magari i pezzi non sono tutti memorabili, ma il disco conserva (anche per l’esigua durata) una certa compattezza di intenti e di sound, nel suo rifiutare gli intellettualismi e procedere tutto di pancia“.
