Precedente
L7, Magazzini Generali, 2016 L7, Magazzini Generali, 2016
Successivo
Anohni, James Blake, Sonar 2016 day 2 Anohni, James Blake, Sonar 2016 day 2
Add to Flipboard Magazine.

Info

Sónar day 1, e come ormai di consueto la prima giornata del festival si svolge in sola versione by day alla Fira Barcelona – Montjuïc con lo stage del village a dominare la piazza con i suoi set a 110-120 bpm e le location Dome, Hall e Complex a raccogliere le proposte più di ricerca e ibridazione. E già nella prima giornata, a partire da un bel discorso inaugurale affidato ad un Brian Eno sociologo, le performance memorabili non sono mancate: Kelela sapevamo quanto valesse discograficamente parlando, ma è dal vivo che la cantante r’n’b ci ha mostrato – per la prima volta, per il sottoscritto – le sue doti migliori, non solo come performer o interprete ma, dettaglio importante, come scultrice di arrangiamenti vocali. Nel set le sue strofe vengono spesso messe in loop dal producer alle sue spalle, per darle la possibilità di passare dal ruolo di cantante a quello di corista, e poi a un ibrido che le dà la possibilità di allungare le sue slow jam di mutante soul in improvvisazioni fatte di dettagli vocali, come acuti impercettibili e numerose altre finezze intraducibili a parole.

King Midas Sound con Fennesz sul palco: live al solito heavy dub, ma meno pneumatico di quel che ci si aspettava, con il musicista austriaco un po’ sovrastato dal trio per volumi ma anche per costruzione stessa dei brani. Il set è comunque una bella esperienza di post-trip hop apocalittico, ma dalla porta dell’afrofuturismo. All’auditorium del Complex Stage, invece, dominano le performance artistiche ancor prima che musicali del canadese. Qui assistiamo all’act di Martin Messier con Field – un’affascinante installazione per campi elettromagnetici tra il suono concreto e il puramente elettronico – e dei Gazelle Twin, con due tapis roulant sul palco e i due artisti vestiti di ordinaria alienazione suburbana. Di fronte a loro video che descrivono parcheggi, scale mobili, e in pratica cemento su cemento. Menzione particolare per il cut up di immagini catturate dalle telecamere di sicurezza tra anomica tensione e riot urbani, unico momento in cui la musica acquista ritmo e corpo in un tribale alienato e alienante, come dei Suicide a zero tasso blues o i primi Residents rivisti dai Pan Sonic.

Al Dome sicuramente da citare un Jamie Woon con tanto di fitta schiera di fan di fronte al palco che cantano le sue canzoni a memoria – ci avreste mai creduto? Accanto a lui due coristi maschi che ballano come in quei video vintage degli anni Ottanta. Al village, nel frattempo, la musica è dance senza se e senza ma, eppure non per questo scontata: Acid Arab suonano perfetti nel loro mix di global electronic dance sound dove non può mancare l’amato-odiato Omar Souleyman ma anche tanta generosa house speziata e tribale tra Maghreb, Persia e oltre. Black Madonna sembra aver preso il posto a Maya Jane Coles per stile e ruolo all’interno del saliscendi house dancefloor, ma anche il suo set a quell’ora del giorno ci sta bene e fa da raccordo e montante per gli altri in programma. In conclusione i post-rocker di Sheffield 65daysofstatic suonano la soundtrack infinita del videogame No Man’s Sky e la giornata numero uno si conclude con la calma e il giusto spirito necessari per preparasi alle restanti due.

[photo report di Antonello Franzil]

Altre notizie suggerite