Cannes 2016. Woody Allen in apertura: “Cerco sempre di essere un romantico”

Inizia oggi la 69ª edizione del Festival di Cannes e tutti gli occhi sono ovviamente puntati sul film d’apertura che, come nel 2011, porta la firma di Woody Allen

Inizia oggi la 69ª edizione del Festival di Cannes e tutti gli occhi sono ovviamente puntati sul film d’apertura che, come nel 2011, porta la firma di Woody Allen: Café Society è il suo quarantanovesimo film scritto e diretto. Proprio come in Midnight in Paris, il regista newyorkese torna nelle rassicuranti atmosfere della commedia malinconica, avendo al centro del suo obiettivo una rocambolesca storia d’amore nella Hollywood degli anni d’oro.

In presenza del ricco cast (Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Blake Lively e Corey Stoll), Allen ha risposto, con il suo solito garbo e con un carisma mai scalfito nel corso degli anni, alle domande dei giornalisti presenti alla rituale conferenza stampa del film, rigorosamente fuori concorso: «Non credo nella competizione in ambito artistico; ha senso nello sport per esempio, ma l’idea che un piccolo gruppo di persone, che costituiscono la giuria, decida quale è il film migliore, per me, è impensabile. Si può giudicare se Matisse è meglio di Picasso? Un film è una questione di gusti, per qualcuno il mio film può essere divertente per un altro noioso. Io non sarei capace di giudicare in modo obiettivo un film e decretarlo il migliore, per questo non partecipo. Tuttavia, sono contento di essere qui a Cannes e mostrare il mio film in un’atmosfera eccellente».

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Poi, sul film e sul romanticismo che trasuda la pellicola, Allen ha detto: «io mi sono sempre visto come un romantico e forse lo potrebbero dire anche le donne che hanno condiviso la vita con me. Certo forse, chiedendolo a loro, potrebbero dire che si tratta di un romanticismo differente, sicuramente un romanticismo più sobrio – non alla Clark Gable – per capirci. Nel mio cinema ho cercato di mostrare New York in modo romantico e ugualmente le relazioni tra uomini e donne. D’altronde sono cresciuto con i film di Hollywood, cerco sempre di essere romantico. Quando ho scritto questo film, ho pensato di andare in quella direzione e spero di esserci riuscito». A scanso di equivoci, il regista quattro volte premio Oscar ha aggiunto qualche dettaglio personale sulla costruzione della trama: «questo film non parla di me, il personaggio di Eisenberg non sono io. Non sono mai andato a vivere a Hollywood, nessuno della mia famiglia ci ha mai lavorato. Forse a voi dal di fuori può ricordare la mia vita, ma io non vedo alcuna similitudine. È vero, se avessi avuto l’età giusta avrei potuto farlo, ma sicuramente Jesse lo ha reso meglio di quanto avrei potuto fare io. Sono un attore comico mentre Jesse è un attore completo, con più sfumature. Per me ho tenuto la voce del narratore: prima di tutto perché così abbiamo risparmiato e poi perché vedevo questa storia come un romanzo familiare ricco di personaggi e pensavo che per sottolineare questa struttura narrativa fosse necessaria la voce fuori campo dell’autore. E visto che l’autore sono io, l’ho fatto».

La fase conclusiva della conferenza è stata riservata a Vittorio Storaro, direttore della fotografia del film: «per tre volte avremmo dovuto lavorare insieme, ma solo questa volta ci siamo riusciti. Per noi, immagini e colore sono gli strumenti come per lo scrittore le parole e per il musicista le note, ma è solo grazie al lavoro del regista che io posso esprimere la mia arte. Con il sistema del digitale tutto è cambiato e ci spinge ancora di più ad elaborare un linguaggio visivo differente per ogni regista con cui lavoriamo. Per Allen abbiamo cercato di mostrare il Bronx, Hollywood e poi ancora New York con immagini specifiche. Ogni film detta un linguaggio diverso e noi dobbiamo seguirlo».

Sempre su SA potete vedere il trailer ufficiale di Café Society e consultare il programma completo di questa edizione del Festival di Cannes.

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