Keith Flint è stato trovato senza vita nella sua abitazione di Dunmow, nell’Essex, lo scorso 4 marzo all’età di 49 anni. In seguito – circa una settimana più tardi – è stata diffusa la causa della morte, quando il suicido era stato evocato fin da subito dai media del Regno Unito e dallo stesso Liam Howlett tramite il profilo della formazione. Il frontman dei Prodigy si sarebbe dunque suicidato per impiccagione ma la coroner Caroline Beasley-Murray non convinta sulle dinamiche che hanno portato al tragico gesto aveva aperto un’inchiesta e si era riservata di dare un giudizio definitivo in secondo momento. Nel frattempo era stato disposto un approfondito esame tossicologico sul corpo della vittima per identificare eventuali tracce di droga o di abuso di farmaci e alcol.
Ebbene. Consegnato il famoso rapporto, riporta l’Halstead Gazette, arriva il colpo di scena. Nonostante la morte di Flint sia avvenuta per asfissia, nonostante nel suo sangue fossero presenti tracce di varie droghe (codeina e cocaina) e alcol, la Beasley-Murray non è certa del suicidio come movente del decesso perché «considerando il calcolo delle probabilità, non ci sarebbero sufficienti elementi per poterlo determinare». In sostanza, per la Coroner non è da escludere l’ipotesi che Keith Flint avesse soltanto maturato la possibilità di suicidarsi, oppure non l’avesse maturata affatto: «Stava facendo l’idiota e qualcosa è andato terribilmente storto?». L’interrogativo – e pertanto il verdetto – rimane e rimarrà aperto.
Nel frattempo dalle colonne social della band è stato condiviso un post di sensibilizzazione sui problemi legati alla salute mentale, alla depressione e alle dipendenze. «Per favore, non soffrite in silenzio», si legge nella nota pubblicata da Liam Howlett
I Prodigy nascono nel 1990 per volere di Howlett con Flint e Maxim subito della partita. L’ultimo album della band, No Tourists, risale ad appena sei mesi fa, essendo uscito il 2 novembre 2018. Su SA trovate la nostra recensione a cura di Edoardo Bridda.
