In queste settimane di pandemia se ne sta parlando molto: cosa ci inventiamo per i concerti adesso che il mantenimento della distanza sociale obbliga a nuovi modi di intendere la faccenda? Una delle idee che circolano con più insistenza è quella dei concerti drive-in, che ad esempio sono già realtà in Danimarca, dove la star nazionale Mads Langer, lo scorso 24 aprile, ha suonato ad Aarhus di fronte a un tappeto di macchine parcheggiate. Ora però c’è anche l’evoluzione del concetto: il bike-in, ovvero il drive-in in bicicletta.
L’idea – abbastanza intituitiva – è di Fresh Agency, Live Club e Shining Production, tre realtà con un curriculum ultraventennale nel mondo dello spettacolo, e consiste nel portare negli spazi verdi urbani questa nuova esperienza di partecipazione collettiva alla musica dal vivo. Lo show si vivrà stando fermi in piedi accanto alla propria bicicletta, nel rispetto del distanziamento sociale – anche nelle fasi di entrata e uscita dalla venue – imposto dall’emergenza COVID-19, ma con maggiori libertà a condivisione e con un occhio anche all’aspetto green-friendly della questione.
Sul sito dell’iniziativa si legge che ogni spettatore avrà a disposizione uno spot, ovvero uno spazio dedicato, individuale o collettivo per le famiglie, sicuro e personalizzabile, con corridoi di passaggio che garantiscono la sicurezza di partecipanti e operatori, mantenendo intatta l’esperienza dello show. In fase di acquisto l’acquirente, oltre a scegliere la posizione dalla quale vuole assistere allo spettacolo, potrà scegliere il tipo di spot di cui vuole usufruire e personalizzarlo con servizi aggiuntivi.

Insomma, la nuova frontiera dei concerti è già disegnata. L’incognita, semmai, è rappresentata dalla sostenibilità economica. Mettendo infatti da parte i discorsi legati alla fruizione di eventi e spettacoli così organizzati, sul fatto che siano o meno una buona idea, o anche qualcosa di desiderabile o meno, rimane il grosso problema di cui scrivevamo in una news precedente in cui abbiamo riportato le parole di Giordano Sangiorgi, coordinatore degli Stati Generali della Musica Indipendente ed Emergente, che ha accennato anche al progetto bike-in: «Credo che per le piccole realtà possa essere più interessante la proposta del bici drive in che alcuni stanno avanzando, oppure quella della musica a domicilio nei grandi cortili per scoprire nuove parti della città. Anche fare cultura e comunità in nuovi spazi attivando street music itinerante a norma che possa raggiungere i luoghi di vacanza (come i bagni, gli alberghi, agriturismi, bar e ristoranti) è una buona idea. Il modello drive-in – continua Sangiorgi – potrebbe essere interessante come grande evento unico o a scopo promozionale di un festival, fermo restando che rimarrebbe da risolvere al meglio i problemi relativi all’ascolto e al rapporto con il pubblico»·

E sempre in tema di concerti al tempo del Coronavirus, su SA vi abbiamo riportato ieri di un’altra iniziativa: deLIVEry – arts, food and drink at home. I concerti saranno delle performance già registrate che ogni artista mette a disposizione, i video possono essere registrati ovunque (a casa loro, in studio ecc.) mentre il guadagno del locale – e dell’artista, che percepirà una percentuale – starà nella formula per assistere allo show, ovvero “ingresso gratuito con consumazione obbligatoria”: vale a dire che il locale metterà a disposizione un servizio di consegna a casa di ristorante/bistrò.
Ma c’è anche chi, invece, tornerà presto a tenere concerti tradizionali davanti a un pubblico “vero”. Succede a Forth Smith, in Arkansas, dove un locale, il TempleLive, ha annunciato che il 15 maggio ospiterà l’esibizione solista di Travis McCready, frontman dei Bishop Gunn. Il fatto è una notizia, non fosse altro perchè è il primo vero live show tenuto negli USA da quando è scoppiata la pandemia. Normalmente la venue – riporta Pitchfork – può contenere un massimo di 1.100 persone ma per l’occasione la capacità sarà ridotta a soli 229 posti, con gli astanti che dovranno restare a poco meno di 2 metri di distanza l’uno dall’altro. A tutti i presenti sarà misurata la febbre all’ingresso nel locale e tutti quanti dovranno indossare le mascherine che si troveranno in vendita nello stesso spazio. Anche in bagno si potrà andare al massimo in 10 per volta.