Vi avevamo riportato il fatto che solo a distanza di undici anni si è scoperta l’entità dei danni riferibili al patrimonio musicale prodotti dall’incendio avvenuto agli Universal Studios di Hollywood il 1 giugno 2008. Si è venuto infatti a scoprire solo alcuni giorni fa che tra le fiamme sono andate distrutte le copie master di un sacco di album che hanno fatto la storia del pop/rock mondiale, da Buddy Holly a John Coltrane, fino a Nirvana, R.E.M. e Hole. Questi ultimi tre, in particolare, avevano anche manifestato il loro disappunto per l’accaduto, lamentando – nel caso delle Hole – di essere venuti a conoscenza del fatto solo dalla stampa e ventilando, nel caso dei R.E.M., l’ipotesi di adire vie legali contro il colosso delle pubblicazioni.
Ebbene, ora Universal, attraverso il suo CEO Lucian Grange, prova a passare al contrattacco: «Anche se gli album andati bruciati vivranno per sempre – ha scritto il manager in una lettera pubblicata dal Los Angeles Times – perdere una così gran quantità di materiale d’archivio è stato ugualmente dolorosissimo. Su storie come questa s’inizia subito a speculare, ed è inaccettabile che i nostri artisti e compositori abbiano commentato la vicenda senza prima accertarsi di avere informazioni accurate a riguardo». Il riferimento, probabilmente, è anche al DJ e produttore Questlove, che su Twitter aveva detto: «A chi mi chiede perchè Do You Want More?!!!??! e Illdelph Halflife non saranno mai ristampati», allegando al messaggio l’articolo del New York Times che parlava dell’incendio.
For everyone asking why Do You Want More & Illdelph Halflife wont get reissue treatment https://t.co/Vs0ykRcyAK
— A Bad Muntana (@questlove) June 11, 2019
Ma il dirigente di Universal ha comunque voluto rassicurare: «Ad ogni modo, lasciatemi essere chiaro: ai nostri artisti dobbiamo trasparenza. Dobbiamo loro delle risposte, e io assicuro che la direzione di quest’azienda, a partire dalla mia persona, lo sa».
In un primo momento – nota Okayplayer – Universal ha provato a minimizzare i danni di cui aveva riportato il Times nel suo scoop, sostenendo che nel servizio erano presenti anche delle inesattezze. Ma, appunto, alcuni artisti menzionati dalla testata USA hanno confermato la circostanza offrendo dettagli sui loro lavori andati distrutti.