Mentre in Germania la Giunta di Berlino aiuta finanziariamente discoteche e club e in Italia si chiede a gran voce di sostenere venue e filiera indipendente ed emergente per scongiurare (almeno in parte) il dramma che ci troveremo ad affrontare a partire da quest’autunno, in Inghilterra (ma non in Scozia, Galles e Irlanda del Nord) si è deciso di riaprire ai concerti al chiuso a partire dal 1 agosto 2020. A rivelarlo, lo scorso venerdì, è stato lo stesso Primo ministro Boris Johnson all’interno di un più ampio discorso riguardante il rilancio del Paese, la cosiddetta fase 4.
La decisione arriva assieme alle linee guida per il contenimento del Coronavirus naturalmente, ovvero distanziamento sociale, riduzione della capienza, online ticketing, frequente santificazione di superfici e ambienti e scaglionamento delle performance.
From 1 August socially distanced audiences can return for indoor performances in theatres, music halls and other venues. This builds on pilots with @londonsymphony and others. So pleased to make progress to Stage 4 of our road map for culture. pic.twitter.com/Js7dQUghZ6
— Oliver Dowden (@OliverDowden) July 17, 2020
«Il settore delle arti performative britannico è conosciuto in tutto il mondo – scrive il segretario alla cultura Oliver Dowden – sono contento di potervi dire che stiamo facendo reali progressi per poter riaprire le sue porte rispettando il distanziamento sociale – da agosto teatri, venue musicali e spazi performativi riaccoglieranno in sicurezza il pubblico in tutta la Nazione».
Nel frattempo, sempre nel Regno Unito è in programma il primo festival all’aperto nel rispetto distanziamento sociale, la Virgin Money Unity Arena, e altri se ne stanno aggiungendo. Per quanto riguarda l’Italia, di concerti indoor non si parla proprio. Per quelli outdoor invece, c’è la rubrica settimanale di Luigi Lupo.