Lana Del Rey ha annunciato via social media di voler posticipare il concerto programmato a Tel Aviv il prossimo 7 settembre nell’ambito del Meteor Festival. La decisione arriva dopo le critiche che puntualmente le sono state rivolte dal Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI) e dal BDS (Boyott, Divestment, and Sanctions), critiche che la musicista aveva tentato di arginare affermando di voler “visitare entrambi i Paesi” e che il PACBI prontamente aveva rispedito al mittente con un secco: “ti daremo il benvenuto in Palestina nell’eventualità in cui cancellerai la tua performance al Meteor” (“We would welcome you to Palestine should you cancel your Meteor performance”).
«E’ importante per me esibirmi in entrambi i Paesi, Palestina e Israele, e trattare così i miei fan allo stesso modo – spiega la popstar in un tweet – sfortunatamente non è stato possibile organizzare entrambe le visite in così poco tempo e perciò ho deciso di posporre la mia presenza al Meteor Festival fino al momento in cui potrò visitare i miei fan sia israeliani che palestinesi, nonché visitare anche altri paesi della regione».
— Lana Del Rey (@LanaDelRey) August 31, 2018
Tra gli artisti che negli ultimi anni si sono schierati a favore del boicottaggio nei confronti di Isreaele ci sono Roger Waters, Brian Eno e non ultimi i Portishead, tra coloro che hanno invece scelto di suonare nel Paese troviamo Thom Yorke, i Radiohead e Nick Cave & The Bad Seeds. In sostanza il punto del BDS è che ogni esibizione in terra israeliana viene strumentalizzata dall’apparato governativo e contribuisce allo status quo. In particolare, riportando un comunicato di Roger Waters dello scorso anno valevole anche nel caso della Del Rey: «L’argomentazione del movimento BDS è abbastanza semplice: Israele ha usato costantemente lo scambio culturale come forma di propaganda per migliorare l’immagine del proprio paese e per mostrare ‘il suo volto migliore’ ai ministeri degli esteri degli altri paesi. Il BDS sta semplicemente chiedendo agli artisti di non farsi strumentalizzare da questa propaganda politica. Non ha niente a che vedere con il censurare gli artisti – un’accusa che trovo difficile accettare in un contesto in cui milioni di persone vengono zittite in maniera grottesca. Israele spende centinaia di milioni di dollari in propaganda e insieme a coloro che definiscono queste iniziative come antisemite, danno un quadro inesatto di quello che effettivamente accade».
La trentatreenne artista è ancora impegnata nella promozione del suo ultimo disco Lust for Life, recensito tiepidamente su SA da Marco Boscolo, il quale ha firmato un monografico a lei dedicato.
