Ma è o non è uno scientologo? Sull’appartenenza di Beck a Scientology si è aperta una piccola polemica dovuta alle sue recenti affermazioni con cui aveva negato di farvi parte (peraltro, dopo aver a lungo sostenuto il contrario). Ora a dire la sua è l’attrice Leah Remini, in passato affiliata alla nota organizzazione religiosa. In un’intervista riportata da BrooklynVegan, l’attrice statunitense ha affermato riguardo al cantautore californiano: «Si comporta come se non fosse mai stato uno scientologo, il che rappresenta il suo modo di non parlarne pubblicamente e, quindi, non essere etichettato e criticato come noi. Bella mossa». Ma la Remini non si è fermata qui, e ha aggiunto: «Non puoi sposare la causa di Scientology e non esserne totalmente a bordo. Beck era lì ogni giorno, facendo corsi e audizioni. Era uno scientologo, e pure tanto. Solo che preferisce non rendere pubblico che prima ci stava dentro alla grande e adesso non più. È molto abile da parte sua usare queste parole perché gli permettono di fuggire dal criticare pubblicamente l’organizzazione. È il suo modo di evitare di essere attaccato come è successo e succede tuttora a noi».
Anche Mike Rinder, ex alto dirigente esecutivo di Scientology ha criticato Beck: «Se la dà a gambe. Dire “non ho mai fatto parte di Scientology” può essere una verità “accettabile”. Non c’è dubbio che ne abbia fatto parte, ma negarlo gli evita di doversi sentir chiedere “come mai hai lasciato?”. Pensate che suo padre sta ancora tenendo seminari in Scientology per affiliare nuovi membri. Il fatto è che lui non vuole dire ad alta voce “non mi hanno aiutato” o “hanno fatto promesse che non hanno mantenuto”, e figuriamoci cose tipo “quelli abusano delle persone” o “quelli ti rendono sociopatico”. Certo, non è mai stato un grande sponsor del movimento, ma distanziarsene è un modo per non doverne parlarne ed è indicativo di quanto lui consideri dannoso il farne parte».
L’intervista in cui Beck aveva parlato della questione non è stata che una delle tante concesse in questi giorni per via della promozione dell’album Hyperspace, pubblicato venerdì 22 novembre via Capitol e recensito su SA da Alessandro Pogliani. In un’altra intervista apparsa sulle colonne di NME il cantante ha affermato che nell’incendio agli Universal Studios occorso lo scorso giugno è andato distrutto anche un suo doppio album di cover di pezzi gospel e honky-tonk di Hank Williams registrato nel 2001, ma anche un lavoro sulla falsa riga di Sea Change («10 o 20 canzoni, tra cui versioni completamente differenti delle tracce note e altri inediti in progress, tutte cose che pensavo di completare in un secondo momento. Non brutte canzoni, semplicemente non rientravano nel mood del disco»). Su SA potete recuperare la sua discografia, completa delle relative recensioni e di un monografico.
