Michael Rother (Neu!) ricorda Florian Schneider: “Le sue intuizioni rimarranno con me per sempre”

Dopo il toccante omaggio di Peter Hook sulle pagine dell'NME, tocca a Michael Rother, co-fondatore dei Neu!, ricordare Florian Schneider dei Kraftwerk, scomparso la scorsa settimana

Dopo il toccante omaggio di Peter Hook sulle pagine di NME, tocca a Michael Rother ricordare Florian Schneider, scomparso la scorsa settimana. Dalle pagine di Uncut, il co-fondatore dei Neu! ha raccontato dell’influenza esercitata dal compianto e dai Kraftwerk sulla sua vita e quanto la sua morte lo abbia colpito. I due non si parlavano da molti anni ormai ma il musicista «era sempre lì nella sua mente, come una delle figure più importanti della sua vita».

«Ho notato questo tipo, con questa camminata introversa, che suonava il flauto nell’orchestra – ricorda Rother a proposito dei tempi trascorsi assieme al Rethel Gymnasium di Düsseldorf – Era chiaramente diverso da tutti gli altri studenti, un outsider. Non ci parlavamo all’epoca ma, all’inizio del 1971, al tempo in cui lavoravo in un istituto mentale come obiettore (e mi sentivo parecchio solo non potendo condividere il desiderio di creare musica che non fosse basata sul pop/rock anglo-americano), coincidenza volle che mi recassi in uno studio a Düsseldorf dove stavano registrando delle musiche per film. Il nome della band che stava registrando era Kraftwerk».

In seguito, Rother ricorda quando Florian lo invitò a far parte della band ma anche di quanto il nome Kraftwerk (centrale elettrica in tedesco) sulle prime gli sembrasse sciocco. A colpirlo fin da subito del polistrumentista fu soprattutto l’uso del violino elettrificato («lo suonava passandolo su una fuzz box e un pedale wah-wah») e del flauto («lo trattava con il dealy e una macchina che gli cambiava il pitch ribassandolo di un’ottava. Suonava il flauto come un basso velocizzato, una cosa eccitante e mai sentita prima»). E sempre di quel periodo, il musicista rimarca quanto gli ingegneri del suono al Beat Club (TV) e Radio Bremen, non capendo quanto i suoi contributi con quest’ultimo strumento fossero molto più vitali delle sue parti di chitarra, abbiano fatto male a registrarli più bassi nel mix.

Il trio formato da Florian Schneider, Klaus Dinger e lui stesso non è durato che 5 o 6 mesi, prosegue Rother, ma è stato un periodo di fondamentale importanza («Tutto quello che è accaduto dopo ha sempre conservato una connessione con questi inizi»). «Negli ultimi anni la musica dei Kraftwerk è sempre stata presente – chiosa – anche se non ascoltavo più i loro dischi a casa… …da sempre ammiro semplicità e precisione nella loro musica. Florian e le sue intuizioni rimarranno con me e con tutti i musicisti che ha influenzato». Foto di © Max Zerrahn

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