Anna Torv, Jonathan Groff e Holt McCallany

Mindhunter, David Fincher: “Improbabile una terza stagione”

David Fincher spiega le ragioni per le quali con tutta probabilità non ci sarà una terza stagione di Mindhunter

Continuano le bad news per quanto riguarda la terza stagione di Mindhunter, scrive TvLine. La serie tv era stata prima messa in pausa per permettere al suo registra e produttore, David Fincher, di dedicarsi al biopic Mank e alla serie d’animazione Love, Death & Robots, e in seguito ulteriormente congelata in quanto i contratti che legavano gli attori Jonathan Groff, Holt McCallany e Anna Torv erano scaduti. Ora è lo stesso Fincher ad affermare che, con tutta probabilità, il progetto si è chiuso definitivamente, vuoi per il rapporto tra costi (alti) e dati d’ascolto (non altrettanto buoni), vuoi per il budget che Netflix sarebbe disposta a stanziare per la nuova stagione, troppo scarso a detta del cineasta. A gettare ulteriore incertezza sul destino di Mindhunter arrivano i commenti di un portavoce del network statunitense che, proprio commentando le parole di Fincher, ha confermato che non vi è alcun progetto a riguardo, e che semmai dovesse essercene uno, se ne parlerà – forse – tra cinque anni.

Tratta dal libro-inchiesta Mind Hunter: Inside The FBI’s Elite Serial Crime Unit, scritto da John Douglas e Mark Olshaker, la serie tv si è proposta di seguire il periodo di lavoro dello stesso Douglas negli anni in cui operava per l’FBI alla caccia di spietati serial killer. La prima stagione era ambientata alla fine degli anni ’70 durante la nascita della divisione di psicologia criminale all’interno dell’FBI, mentre nella seconda è stato esplorato l’interesse per i colpevoli di omicidio esploso su scala nazionale e il caso Charles Manson.

Su SA potete ripassare la recensione delle prime due stagioni di Mindhunter, a cura di Nicola Rakdej.

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