In un suo intervento pubblicato sul Guardian, la cantautrice britannica Nadine Shah ha espresso un duro sfogo nei confronti di Spotify e delle altre piattaforme streaming musicali che – a suo dire – non riconoscono i giusti introiti agli artisti, corrispondendogli solo le briciole dei guadagni che esse realizzano. La cantante ha citato il suo caso ammettendo di vivere in ristrettezze economiche dovute al fatto di non poter più tenere concerti data l’emergenza sanitaria in corso.
«Per molti musicisti, la pandemia ha significato il dover contare solo sui guadagni provenienti dalle piattaforme streaming – ha scritto la Shah – Personalmente, pensavo che ce l’avrei fatta e mi sono detta: “Ok, Nadine, hai avuto la nomination per il maledetto Mercury Prize, hai più di 100mila ascolti mensili su Spotify, ce la farai a pagare l’affitto. E invece mi sbagliavo. La situazione era tale che la scorsa estate sono dovuta tornare a vivere con i miei genitori. Non è certo la cosa peggiore che possa capitare ma non è una grande prospettiva per una popstar ultratrentenne. Come tutti i miei amici musicisti che contavano sui concerti, mi sono trovata in ristrettezze economiche».
Secondo la cantante, la colpa è delle piattaforme come Spotify e Apple Music: «Lo streaming lavora solo al servizio delle grandi etichette, agli artisti non viene riconosciuto nulla in termini di trasferimenti diretti in base agli ascolti o agli acquisti fisici. È un sistema del tipo “il vincitore si prende tutto”. Anche prima del Covid, le label più grandi realizzavano guadagni enormi con lo streaming, e quest’anno c’è stato un enorme incremento di abbonamenti. I tre più grandi gruppi, vale a dire Sony, Warner e Universal, hanno in mano i tre quarti del mercato. Questo vuol dire che le promesse di democratizzazione della musica grazie al digitale sono state disattese e si è realizzato l’esatto contrario. Per un artista indipendente con un suo pubblico ben definito, questo sistema non funziona. Lo streaming è il futuro ma per rendere l’offerta ricca e culturalmente varia, la musica indipendente deve poter sopravvivere».
Ma cosa si può fare per cambiare lo stato delle cose? «Con Ed O’Brien dei Radiohead, Guy Garvey degli Elbow e Tom Gray dei Gomez, la scorsa settimana abbiamo suggerito che il governo debba riconoscere agli artisti i diritti provenienti dallo streaming cosicché gli stessi artisti possano guadagnare in percentuale al numero degli ascolti a prescindere dal sistema. Sarebbe un’idea rivoluzionaria ma funzionerebbe. La musica dev’essere varia, selvaggia, creativa e originale; ma soprattutto dev’essere economicamente sostenibile. Allo stato attuale, lo streaming non garantisce chi la musica la fa. Serve una riforma che renda possibile a tutti abbeverarsi alla fonte del sistema».
L’ultimo album di Nadine Shah è stato Kitchen Sink, pubblicato lo scorso giugno e recensito su SA da Beatrice Pagni.
