Pete Doherty racconta il suo rapporto con la droga

I problemi di Pete Doherty con le droghe non sono certo una novità. A causa della sua dipendenza, il cantautore di Hexham ha dovuto spesso annullare concerti e allontanarsi dai compagni di band, fino a decidere recentemente di entrare in riabilitazione all’Hope Rehab Centre in Thailandia. Durante la sua permanenza nel centro recupero, Doherty ha scritto una lunga lettera, pubblicata dall’Indipendent, per raccontare i suoi inizi con le sostanze stupefacenti, la sua esperienza e le conseguenze sulla sua musica e sui Libertines, questi ultimi attesi con un nuovo album nel 2015. “E’ la prima volta che ho scelto di disintossicarmi per me stesso – dice Doherty – e ora sono pulito. Voglio aiutare gli altri a fare la stessa cosa“.

Avevo 16 anni quando ho provato il primo spinello – scrive il leader dei Libertines – era cannabis, e allora non mi fece sentire molto bene. A 17-18 anni sono arrivato a Londra. Ero come un levriero fuori dai blocchi, in quel meraviglioso e misterioso mondo di droghe. In quel periodo mi piaceva la psichedelia dei Sixties e frequentavo club underground. C’erano tonnellate di sostanze, LSD; speed, erba, ma in testa avevo l’eroina. […] In quel momento non la vedevo come una scelta tragica, ma come una pozione magica che mi ricordava di Kubla Khan, Thomas DeQuincy, Oscar Wilde. […] Ora, dieci anni dopo, mi accorgo che le droghe mi hanno confuso. […] Avrei voluto smettere, ma non ci sono riuscito“.

A proposito dei periodi più bui, Doherty sottolinea: “Prima della riabilitazione, ci sono stati momenti di disperazione. Ci sono stati giorni oscuri, e in quei giorni credevo che prendere la chitarra e scrivere brani avrebbe risolto i miei problemi. Ma alla fine, non ha funzionato. Andare in tour era un incubo, e le canzoni erano così scure. […] Sono giunto a un punto di non ritorno. Sarei potuto arrivare al suicidio, se non avessi trovato qualcuno che mi aiutava. Ora che sono in riabilitazione mi accorgo di quanto le droghe mi abbiano reso inerme. Penso alla mia vita, al fatto che ho perso amici, soldi, valori, relazioni. Ho perso anche il rapporto con mio figlio e mia figlia, che ho visto solo una volta“.

C’è spazio anche per alcuni ricordi legati alla parabola dei Libertines: “Ricordo che, dopo aver firmato il primo contratto con l’etichetta, qualcuno mi offrì della cocaina, e presto iniziai a volerne di più e a fumare crack. A Carl [Barât, collega nei Libertines, ndSA] non è mai piaciuto, e non gli piaceva nemmeno la gente con cui andavo in giro. Così la band si è sciolta. Amavo fare musica con Carl, ma le droghe in quel periodo erano diventate l’inizio e la fine di tutto. Molte persone mi diedero un ultimatum “o loro o le droghe”. In quel momento non riuscivo a capirlo; pensavo solo a divertirmi, non credevo di avere un problema. Non l’ho mai considerata una dipendenza. 

La lettera si chiude con un monito: “a tutti quelli che stanno combattendo contro una dipendenza voglio dire questo: tenete duro. C’è una via di uscita. Guarirete. Non importa quanti danni abbiate fatto, potete guarire“.

 

pete doherty

 

22 Novembre 2014 di Daniele Rigoli
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Tour di Peter Doherty Tutto il tour
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    2019
    Roncade (TV)
    New Age
  • Ott
    12
    2019
    Roma (Roma)
    Teatro Centrale
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