La notizia si è diffusa ieri, dopo che un cartellone pubblicitario con la scritta RIDE è apparso per le vie di Barcellona con le stesse modalità utilizzate dagli organizzatori del Primavera Sound per annunciare anche la partecipazione degli Strokes all’edizione 2015 della celebre manifestazione musicale. Oggi, 19 novembre, è arrivata la conferma da parte della riformata band, che ha annunciato anche un tour di – temporaneamente – 9 date, tra cui Parigi, New York e naturalmente Londra (al popolare Field Day). Nessuna data italiana, per il momento, è stata ufficializzata.
Già questa mattina emergono i primi dettagli riguardo ai retroscena di quella che finora è la reunion più (in)aspettata dell’anno. A parlare è Mark Gardener, chitarrista e fondatore assieme ad Andy Bell dei Ride nel 1988. In un’intervista a Drowned In Sound il Nostro afferma che la reunion riguarda i 4 membri originali, senza i quali la band non avrebbe avuto senso, e che i ragazzi del Primavera avevano attivato le trattative già da tre mesi senza sapere di una preesistente intenzione del gruppo di riformarsi. Inoltre, “la band non ha ancora fatto nessuna session assieme [anche se] la cosa era già nell’aria da 3 anni a questa parte; semplicemente non è sembrata la cosa più giusta da fare negli ultimi due“.
Il prossimo anno sarà il venticinquesimo anniversario dall’uscita del debutto Nowhere, eppure il ritorno della formazione non ha nulla a che vedere col fatto che (dopo Slowdive) i Ride erano probabilmente l’ultima delle band in area shoegaze/dream/psych in odore di “rimpatriata”; i Nostri infatti hanno deciso soltanto quest’anno di ritrovarsi, anche se sicuramente le reunion di My Bloody Valentine (“Erano una band più famosa, all’epoca, come lo eravamo noi. Guardavo alle loro dinamiche e facevo dei paragoni su come sarebbero andate le cose per noi [se ci fossimo riformati]”) e Stone Roses (“mi ricordo di aver pensato che avremmo dovuto farlo“) hanno acceso un interesse concreto nei quattro musicisti.
Gardener non ha in programma nuove session con la band, anche se neppure le esclude del tutto (“Non siamo tornati per suonare nuovi brani assieme, anche se sedendoci tutti quanti in una stanza magari potrebbe accadere“); di sicuro l’esperienza live di Bell e quella in studio del chitarrista potrebbero generare le giuste alchimie e porre le basi per uno show potente e migliore di quanto non fossero quelli degli anni ’90.
Trovate il testo completo dell’intervista sul sito di Drowned In Sound.