Robert Smith: “Da giovane ero tanto ottimista”

In un'intervista per il Guardian, il leader dei Cure è tornato a parlare a 360 gradi della carriera sua e della band. Il ricordo dei singoli album, gli aneddoti curiosi e le prospettive per il futuro.

In un’intervista rilasciata al Guardian, il leader dei Cure, Robert Smith, è tornato a parlare a 360 gradi della carriera sua e della band, rivelando, tra le altre cose, che quando era giovane era un tipo parecchio ottimista («Ma adesso sono l’opposto», ha aggiunto). Il che, considerando la band inglese come il paradigma della sintesi tra sonorità dark-wave e testi introspettivi e malinconici, può suonare curioso. Non solo. Nella chiacchierata con l’intervistatore Smith ha ricordato alcuni momenti particolari del passato, come quando, durante la Prima Guerra del Golfo, tenne una conferenza stampa per spiegare che la canzone Killing An Arab, primo singolo della band datato 1978, non era un inno islamofobo ma era ispirata al celebre libro L’Étranger («E’ stato surreale dover spiegare Albert Camus a un mare di facce completamente confuse»). O quando intervistò David Bowie per la per la radio inglese Xfm e arrivò all’appuntamento così ubriaco da parlare al posto del suo interlocutore per gran parte del dialogo («Mi sembra di ricordare che iniziai con un “siamo entrambi d’accordo che non tiri fuori qualcosa di buono dal 1982″»). Senza tralasciare gli esordi della band («E’ strano guardare indietro. Tutto è stato fatto a un ritmo incredibilmente veloce. Da dove veniva tutta quella sicurezza? Dal punk. La maggior parte delle punk band erano orribili ma io pensavo che noi fossimo a posto e che miglioravamo sempre di più»).

Smith ha parlato anche degli album della band, ricordando il disco del 1982 Pornography («All’epoca c’era molta tensione nelle nostre vite personali. La musica ha sempre riflettuto, in larga misura, come mi sento mentalmente») e quello del 1985 The Head On The Door, dove il lavoro in studio iniziò a farsi più professionale, con la riorganizzazione della sala per ogni singola canzone e le linee guida scritte sul muro («Per la prima volta stavamo creando suoni, oltre che canzoni»). Il tutto, alla luce della loro passione per i funghi allucinogeni e dell’effetto che aveva sulla loro creatività («Il nostro batterista era solito preparare un’enorme pentola di tè ai funghi magici per iniziare la giornata. Tutto veniva da lì»).

Guardando sempre agli Ottanta, il cantante non ha risparmiato frecciatine ai “nemici” Duran Duran («Rappresentavano tutto quello che odiavamo») e, dovendo dare un giudizio in generale sulla sua band, ha affermato, non senza una punta d’orgoglio, che esistono pochi artisti a cui non piacciano i Cure («Penso che la gente ci ammiri, anche chi non conosce a fondo la nostra musica. Posso sembrare presuntuoso ma parlo della band, non di me. Siamo rimasti fedeli a noi stessi e se fai parte di una band ti rendi conto di quanto sia difficile. Credo che la gente ammiri la nostra tenacia»).

Sul futuro del quintetto britannico – che quest’anno festeggia il quarantennale di quando assunse l’attuale nome – ha espresso la sua voglia di tornare in studio per dare un seguito all’ultimo album 4:13 Dream (recensito su SA da Edoardo Bridda), risalente ormai a dieci anni fa («Non ho più scritto una parola da allora. Ci ho provato a scrivere canzoni che non parlassero di come mi sento, ma erano asciutte, intellettuali, non ero io. Sarei deluso se non facessi un nuovo album? Lo sarei, sì, perché dall’inizio mi sono impegnato a scrivere canzoni per la band, e questa cosa non l’ho più fatta negli ultimi 10 anni»). La chiosa è dedicata al presente e al suo rapporto con la tecnologia («Sono in guerra con gran parte del mondo moderno. Odio davvero come sono andate le cose negli ultimi 20 anni. Non so come sia successo. A un certo punto qualcosa è cambiato in peggio. E’ una follia, la passione della gente per la tecnologia e le cose nuove, ma forse sto solo diventando un vecchio scorbutico»).

A seguire, il link al video di Friday I’m In Love, da Wish, il loro album del 1992. Foto di Robert-Howard scattata al Riot Fest Toronto (2014).

Tracklist

Ti potrebbe interessare