Nel corso di un’intervista concessa a AFP, Roger Waters ha dichiarato che il suo The Wall è improvvisamente «ridiventato molto rilevante oggi che Mr. Trump e i suoi discorsi continuano a far riferimento a muri da costruire e a creare quante più divisioni possibili tra le diverse razze e religioni. L’album parla di quanto sia dannoso a livello mentale costruire muri, ma il suo significato può essere interpretato in maniera più ampia». L’idea balenata all’ex bassista dei Pink Floyd sarebbe quella di mettere in scena il suo show al confine tra Stati Uniti e Messico, proprio dove Trump sta facendo ultimare il muro che sancirà i confini. «Avremo bisogno di una specie di risveglio collettivo contro questa ondata di politiche estremiste. La musica è un territorio legittimo dove poter esprimere la protesta, i musicisti hanno assolutamente ragione, hanno il dovere di parlare e farsi sentire».
Intervenuto alla presentazione della mostra Pink Floyd, Their Mortal Remains insieme all’ex bandmate Nick Mason, Waters ha parlato anche di una possibile reunion floydiana, definendola tuttavia piuttosto improbabile. «A quanto ne so – ha dichiarato – David [Gilmour, ndSA] si è ritirato», al che Mason ha incalzato: «Anch’io ho sentito che si era ritirato, ma non mi sembrava».
Contemporaneamente a questi progetti, Waters sta anche preparando il terreno per il suo nuovo album da solista, Is This The Life We Really Want?, in uscita questa primavera, quando saranno passati 25 anni dal suo ultimo lavoro. Su SA trovate la recente presa di posizione di Waters nei confronti della presidenza di Trump e il suo pensiero riguardo al boicottaggio dei concerti in Israele.

