Venezia 76. Al Lido arriva il “New Pope” di Paolo Sorrentino

Esattamente come tre anni fa, la Mostra di Venezia accoglie fuori concorso una piccola esclusiva di The New Pope, seguito di The Young Pope, la serie scritta e diretta da Paolo Sorrentino per Sky Atlantic e HBO che vede ancora protagonista Jude Law nei panni del giovane e machiavellico pontefice Lenny Belardo. Al suo fianco, nel corso della seconda stagione, figureranno anche Silvio Orlando in quelli del cardinale Angelo Voiello e il nuovo arrivato John Malkovich.

Ad inaugurare la conferenza stampa è l’attore partenopeo, scherzando sui miglioramenti del suo inglese e parlando delle sensazioni provate sul set circondato da un gruppo di interpreti così prestigioso: «Sono entrato in questa produzione un po’ come un clandestino, un estraneo in questo cast internazionale, ma posso dire che nel corso della seconda stagione ho acquistato più fiducia rispetto alla prima. Il personaggio di Voiello intanto è sbocciato sul lato drammatico e comico, grazie soprattutto alle parole di Paolo che ci fa suonare spartiti meravigliosi e in grado di trasportarti in territori inaspettati». Anche Malkovich spende solo parole di stima e ammirazione per lo show e Sorrentino: «Ho incontrato Paolo dopo aver visto e amato la prima stagione, e quando mi disse che c’era possibilità di introdurmi come volto del nuovo Papa ho accettato subito semplicemente perché mi piaceva tutto della storia, dagli attori al suo approccio, unico nel panorama, con un grande senso della geografia e una scrittura eccellente che parla di persone e spiritualità».

Interviene finalmente Sorrentino lodando il lavoro di squadra che è «il cuore della produzione, in cui ogni compito è stato affidato a professionisti» e la performance del cast davanti alla macchina da presa, «qualcosa per cui mi ritengo estremamente fortunato visto che Silvio, Jude, John e gli altri non sono solo pieni di talento ma anche in grado di abbracciare quel senso di collettività e dell’obiettivo comune da raggiungere. Apostrofando Carmelo Bene, non servono attori bravi ma solo attori capaci di essere fuori da sé, e l’oro l’hanno fatto».

Sulle differenze con The Young Pope il regista si mantiene in superficie senza rivelare troppo della trama, spiegando che se nella prima stagione il racconto era circoscritto all’interno del Vaticano, con i suoi intrighi e le sue contraddizioni, stavolta gli episodi favoriscono una maggiore apertura verso l’esterno, «con il bisogno di rappresentare il rapporto tra la Chiesa di Roma e l’attualità al di fuori del palazzo. Il ragionamento sarà molto più ampio e interpellerà tematiche come il fondamentalismo e i rischi in cui si incorre nella sbagliata interpretazione della fede».

Per quanto riguarda Sorrentino, in archivio potete recuperare le recensioni del dittico dedicato alla figura di Silvio Berlusconi, Loro 1 e Loro 2.

1 Settembre 2019 di Cecilia Strazza
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