• Feb
    17
    2015

Album

Dead Oceans

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L’attacco di Supermaster inganna e molto, visto che tre album lunghi e una secchiata di EP, 7” e mini avevano fatto sì che A Place To Bury Strangers divenisse sinonimo di wall of sound di matrice shoegaze ma portato agli eccessi: un gran giro di basso, cupo, solenne e circolare come certi passaggi dark-rock alla Bauhaus (prendetelo col beneficio d’inventario questo riferimento) e sopra una voce biascicata e “slacker” con le chitarre relegate sul fondo, come fossero solo addobbo estetizzante o singulti a mo’ di sberleffo, a rinverdire quasi lande no-wave. La seguente Straight procede similmente, seppur più tirata e tarata su panorami grunge-industrial, ma rende evidente, prima del trademark chitarristico di Love High, quale sia l’obbiettivo della band di Oliver Ackermann, Dion Lunadon e Robi Gonzalez (quest’ultimo new entry dietro la batteria): far sapere al mondo che il recinto “shoegaze” o il ruolo di epigoni di Jesus & Mary Chain et similia va loro stretto. O per lo meno, è andato bene per far adagiare i più su un qualcosa di già noto e canonizzato, per costruirsi un nome e usarlo come un grimaldello per scardinare le certezze.

I più attenti avranno notato che sotto il parossismo dei feedback e delle distorsioni di Ackermann & friends c’erano le canzoni, come nella miglior tradizione dai fratelli Reid in poi. Ma c’era anche una innata volontà ricombinatoria che portava gli APTBS a smontare e ricomporre frammenti di musiche rumorose in un nuovo e cangiante assalto che andava via via “normalizzandosi”, se non nei volumi quanto meno nella forma, senza mai accondiscendere a niente e nessuno. Facendosi canone a sua volta, vedi alla voce Worship.

Ora Transfixiation, nomen omen, colpisce a fondo e spariglia le carte tra macilente nenie, dove a venire a galla sono putride visioni sludgy-industrial (Deeper), Looperie varie dal notevole peso specifico (We’ve Come So Far), ossessioni e reiterazioni in overload (Fill The Void), post-punk sui generis d’area grigia (Lower Zone, Now It’s Over) e addirittura assalti hc deformi (I’m So Clean). Insomma, Transfixiation non è maniera o reiterazione del già noto, ma l’ennesimo passo di un percorso interno che non sembra avere cedimenti.

9 Febbraio 2015
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