Recensioni

Lasciamo da parte per un attimo tutte le polemiche post-sanremesi, i servizi di Striscia e i tapiri di Staffelli, gli annunci fantasma di X-Factor, eccetera. Partiamo da un assunto: Achille Lauro è un ragazzo sveglio e pure un bravo rapper (Barabba docet), che nel passato recente ha firmato uno dei dischi italiani più interessanti (almeno in un giro abbastanza mainstream) degli ultimi tempi tra trap e latinità varie (Pour L’Amour, di cui ho scritto su queste pagine) e che al festival della canzone italiana ha portato una scheggia sindacabile ma efficace che ha unito per un attimo il nazionalpopolare da Vita Spericolata di Vasco Rossi alla trap e giovani universi limitrofi. Questa premessa per dire cosa? Semplicemente che Lauro ha qualità e un’idea chiara di quello che sta facendo, a prescindere che si segua o meno tutto il carrozzone X-Factor ecc. Che potrà anche essere la morte della musica come denuncia qualcuno, ma non è nascondendo la testa sotto la sabbia che si avrà uno sguardo d’insieme più chiaro e definito. A patto che interessi averlo, chiaro.
1969 è semplicemente una lunghissima Rolls Royce, e poco altro. Per cui se il citazionismo retrò e furbetto del singolo vi era sembrato fantozzianamente pazzesco, meglio lasciar subito perdere. La copertina del disco racchiude già tutto: un preciso universo estetico di riferimento, tra James Dean e Jimi Hendrix, Elvis e Marylin, trasportato nella Roma coatta e un po’ decadente che Lauro ha sempre cantato (e in questo senso non è stato certamente il primo). A corrispettivo musicale, una serie di riff di chitarra liofilizzati e presi di peso dal generatore automatico di bignami punk-rock, qualche bella ballata a effetto (C’est La Vie l’episodio più riuscito) e qualche traccia del Lauro più onirico e interessante (Zucchero è l’highlight indiscusso del disco).
Talvolta l’orgia di rimandi e citazioni a random risulta fin troppo esasperato (come in Sexy Ugly) ed estenuante, ma va bene anche così. Se si vuole stare al gioco, l’operazione è sicuramente riuscita e divertente. Dipende tutto da voi. Da uno col talento e la versatilità di Achille – oltre che con la sua intelligente vendibilità anche su piattaforme più potabili – è anche doveroso pretendere qualcosina di più? Probabilmente sì.
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