Recensioni
Africa Express
Africa Express Presents: Maison Des Jeunes
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Daniele Rigoli
- 10 Gennaio 2014

La passione di Damon Albarn per la musica etnica non è certo una novità: dalle prime fregole world di Think Tank a Mali Music passando per Kinshasa One Two e Rocket Juice & The Moon, l’artista di Colchester è sempre stato affascinato dagli orizzonti culturali africani. Ovviamente non fa eccezione Africa Express, progetto caritatevole nato nel 2012 e promosso con l’Africa Express Train Tour, una serie di concerti nelle varie fermate della tube londinese assieme a musicisti africani e con la presenza sporadica di qualche nome grosso, fra tutti Sir Paul McCartney.
Un anno dopo ecco il primo album in studio del progetto, registrato in Mali, che vede nelle fila artisti del posto e volti noti del vecchio continente: oltre alla presenza del frontman dei Blur, troviamo Nick Zinner (Yeah Yeah Yeahs), Brian Eno, Ghostpoet, Holy Other, assieme a componenti di Metronomy e Django Django, Lil Silva e Two Inch Punch. Nel disco la presenza di Albarn è praticamente nulla, assieme alla produzione fantasma di Brian Eno, con i due che preferiscono lasciare spazio ai padroni di casa.
Un disco che affonda chiaramente sui suoni di certi territori, vedi Fantainfalla Toyi Bolo, Bouramsy e la bella strumentale di Chanson Deko Tapestry, ma nel lotto abbiamo anche episodi più occidentali, come le rime di Ghostpoet sul tappeto digitale di Season Change – l’unico pezzo dove si sente forte la mano dello stratega obliquo – e il riff di Soubour. C’è spazio anche per la toccante Farafina, con Moussa Traore che intona una rap-poesia alla sua “Afrique, Mon Afrique”.
Senza girarci troppo attorno, Africa Express Presents: Maison Des Jeunes ci pare tuttavia un titolo frivolo e minore nella oramai corposa discografia etnica di Albarn. Rimandiamo tutto alla prova solista, in arrivo tra qualche mese.
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