Recensioni

7.4

Sarebbe inutile e ridondante parlare per l’ennesima volta del tuttofare Damon Albarn. Sta di fatto che a poco più di anno dall’uscita dell’album di debutto Maison Des Jeunes con uno dei suoi numerosi progetti, l’Africa Express, arriva la rivisitazione da parte di quest’ultimo dell’album più famoso di Terry Riley, In C, proprio in occasione dei festeggiamenti per il suo cinquantesimo anno dalla data di uscita.

Alla rielaborazione hanno lavorato ben 17 musicisti, con il leader dei Blur dedito alla sua amata melodica, Jeff Wootton (Gorillaz, Beady Eye) e Nick Zinner (Yeah Yeah Yeahs) alle chitarre, Badou Mbaye, Alou Coulibaly e Andi Toma (Mouse On Mars) alle percussioni, Modibo Diawara e Defily Sako al kora, Cheick Diallo al flauto, Guindo Sala su Imzad, Kalifa Koné e Mémé Koné al balafon, Adama Koita al kamel n’goni e non ultimo Brian Eno, Bijou e Olugbenga alla sezione vocale; il tutto sotto la conduzione di André de Ridder.

La matassa è sbrogliata in larga parte grazie al timbro fortemente etnico e folcloristico dei 40 minuti di suonato, un elemento che conferisce un tocco tutt’altro che facile da trovare nelle numerose riproposizioni di In C (si parla di 33 versioni “ufficiali” e di una miriade di altre). Ne esce una suite fragrante, naturalmente minimale, incalzante, con ogni strumento a sfumare dentro l’altro – eccezion fatta per il flauto, forse il protagonista principale – e a confondersi in armonie regolate da progressive accelerazioni e morbidi rallentamenti che toccano il climax verso la metà del lavoro, quando l’orchestra sembra tutto d’un tratto fermarsi, per poi ripartire con ancor più decisione.

Lo stesso Riley si è detto estremamente soddisfatto del lavoro, tanto da considerarlo un’incredibile viaggio” e da definire il gruppo di artisti alla base del progetto come «un ensemble che nutre la composizione originale di una saggezza musicale e umana antica». Una rielaborazione romantica e a tratti toccante, pervasiva ma non ingombrante, tanto che possiamo affermare che si tratti di una delle migliori di sempre, vuoi per la caratura artistica dei partecipanti, vuoi per il taglio multietnico e l’affiatamento tra tutti i musicisti coinvolti.

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