• Mar
    11
    2014

Ristampa

Universal

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Non vi parleremo del disco originale di Hai Paura del Buio?: per quello c’è lo speciale che qualche tempo fa Stefano Solventi dedicò su queste pagine agli Afterhours (con tanto di trattazione singola degli album). Vi basti sapere che per chi c’era, in quel 1997, il disco rappresentò un punto di svolta, un’epifania inaspettata e violenta, la conferma definitiva per la “generazione x” dei Novanta che la lingua italiana poteva essere abbastanza malleabile per farsi rock “alternativo”, elettrico, sperimentale. Fu anche altro, quell’album. Ad esempio l’involontario vessillo di un indie nostrano allora emergente ma voglioso di confrontarsi ad armi pari (in questo caso, avendo le carte in regola per farlo) con la scena musicale mondiale. Il grunge era appena sfiorito e Agnelli e soci riuscirono a sintetizzare in quei diciannove brani così diversi tra loro, molti degli stimoli propagandati da Seattle (Male di miele divenne per tutti, a ragione o meno, la Smells Like Teen Spirit italiana), seppur filtrati da una sensibilità sarcastica, forse anche “provinciale”, eppure musicalmente coraggiosa. Di quel suono i Nostri diedero una versione personale, posizionata ai confini dell’Impero (estetico e stilistico), ma proprio per questo degna di essere indagata e forse persino innovativa. Per la band, HPDB? fu un turning point anche in termini di notorietà, con il successivo Non è per sempre a decretare una compiutezza sonora ancora maggiore e il precedente Germi – già ottimo di suo – reso suo malgrado obsoleto, se non nella sostanza, di certo nella forma. 

Senza alcun dubbio un disco di culto, che meritava un trattamento speciale. Trattamento che gli Afterhours gli riservano col solito mix di strategia e intelligenza, affiancando all’edizione “ripulita” del CD un secondo disco contenente i brani dell’album interpretati da altri artisti. Ennesima declinazione di quel ”tradirsi con rispetto” – in fondo l’usanza delle edizioni rimasterizzate rimane soprattutto un’operazione commerciale – di cui la band aveva già dato prova in occasione della partecipazione al Festival di Sanremo nel 2009, quando sfruttò il momento “scomodo” agli occhi dei fan più intransigenti per dare visibilità alla scena indipendente con Il Paese è reale. Intelligenza e strategia, dicevamo: la prima testimoniata dalla cura riservata alle riletture dei brani comprese in scaletta, un modus operandi che certifica la voglia di andare oltre l’autocelebrazione spicciola; la seconda esemplificata da un parco ospiti che in epoca social non può non far parlar di sé, vuoi per la presenza di prime donne internazionali (Mark Lanegan, Afghan Whigs, Joan As Police Woman, Piers Faccini, Nic Cester, John Parish), vuoi per il contributo di personaggi nostrani notoriamente lontani dalle cronache “indipendenti” (Piero Pelù, Edoardo Bennato, Negramaro, Eugenio Finardi).

Queste le premesse. Nella sostanza, il CD Reloaded è tutt’altro che una semplice operazione di marketing. E’ invece un coacervo di spunti a volte riuscitissimi, a volte interessanti, a volte interlocutori. Qualche esempio: per una Punto G dei Bachi da pietra ribollente di uno stoner in fibrillazione (forse il brano migliore del pacchetto, assieme a Der Maurer + Le luci della centrale elettrica in una Simbiosi evocativa e arrangiata ai confini con la musica contemporanea) e un Damo Suzuki free e implacabile nell’iniziale Hai paura del buio?, c’è un Bennato ironico ma forse non perfettamente a suo agio in 1.9.9.6.; per dei Luminal senza timori reverenziali nel rivoltare come un calzino Elymania con un sound ossuto e malato e dei Fuzz Orchestra luciferini ben condotti dal theremin di Vincenzo Vasi in Questo pazzo pazzo mondo di tasse, ci sono un Sangiorgi dei Negramaro che poco aggiunge a Rapace e dei I Ministri didascalici in Sui giovani d’oggi ci scatarro su.

Tra gli ospiti stranieri, le note di merito vanno a Nic Cester (Jets) per una Veleno quasi più potente ed efficacie rispetto all’originale (compito davvero arduo) e un John Parish al solito elegantissimo, chiamato ad arrangiare (magistralmente) lo strumentale Terrorswing; per gli altri, forse troppa disciplina in un cantato in italiano che non nobilita i brani scelti, eccezion fatta forse per il solo (e irriconoscibile) Mark Lanegan di Pelle. Le vere sorprese del disco, tuttavia, sono Eugenio Finardi (capace di “finardizzare” a dovere una Lasciami leccare l’adrenalina voce e pianoforte) e Piero Pelù (sì, proprio lui, bello comodo e al solito teatrale in una Male di Miele che lo veste a puntino), e non se la cavano male nemmeno Il teatro degli Orrori in una Dea naturale destinazione per la band di Capovilla e dei Marta sui tubi elettrici in Musicista contabile.

Impossibile citare tutti i contributi. Alla fine dei giochi, comunque, l’operazione ci pare fondamentalmente riuscita. Va da sé che chi scoprirà Hai paura del buio? comprando questo doppio CD, troverà tutto quel che gli serve (e che ci pare davvero essenziale) già nel primo dischetto. NB: il voto è riferito all’ “operazione remaster” e non prende in considerazione il disco originale.

11 Marzo 2014
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Hai paura del buio? (Remastered & Reloaded)

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