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7.5

Alfio Antico, Antico, Antico Adagio, Arcaico Armonico. C’è una linea sotterranea, qui esposta per sommi capi ed esclusivamente linguistici, che lega trasversalmente questo nuovo capitolo del tamburellista siciliano Alfio Antico – personaggio borderline, archetipico di una nascosta messe di “eroi” (si pensi a Vincenzo Rabito e al suo “Terra matta”, per rimanere in Trinacria) disarticolati, esterni alle modalità standardizzate del sapere, sfuggenti e selvaggiamente affascinanti – e un altro outsider qual è Lino Capra Vaccina. Entrambi “percussionisti”, utilizzatori del ritmo, del percuotere, affascinati dalla vibrazione posta a pietra angolare nella elaborazione di visioni musicali tra le meno ovvie e tra le più visionarie e “altre”.

Rispetto a Capra Vaccina e alle sue oniriche visioni ascetico/cosmiche, però, Alfio Antico sembra offrire una prospettiva musicale speculare; se non oppositiva, per lo meno complementare nel suo essere materica, tangibile, terrena e viscerale tanto quella di Capra Vaccina risulta eterea, volatile, spirituale. Una musica allo stesso tempo arcaica, ma più mantrica e ossessivamente reiterata su poche battute di tamburello, un utilizzo rituale della voce e un uso dell’elettronica in modalità droning che rende i paesaggi sonori inquieti e tenebrosi, minacciosi per certi versi, di sicuro ferinamente interessanti e accattivanti. Perché in questo Antico il musicista siciliano sembra aver dato fondo alle proprie possibilità extra-folcloristiche e deprivate dell’appeal da world-music (Alfio Antico è uno dei più noti tamburellisti a livello mondiale e vanta collaborazioni di ogni tipo, da De Simone a Bennato, da De Andrè a Arbore), concentrandosi su una animalesca, sanguigna, istintiva, ferocemente appassionata e ancestralmente violenta – tanto quanto lo è lo stato di natura in cui Antico esiste e persiste – forma di musica che ha paradossalmente il pregio di far collidere il mondo della Italian Occult Psychedelia con quello di un (ennesimo) padre putativo ai più conosciuto. Merito anche della produzione di Mario Conte e di un insolito Lorenzo Urciullo in arte Colapesce, capaci di “essiccare” da tutti gli orpelli “world” una musica spesso catturata nella sua dimensione istantanea, riducendola alla sua forma primaria voce/tamburo, solo in fase di produzione rielaborati minimamente con buone dosi di elettronica.

Affascinante come un viaggio psichedelico indietro nel tempo fino allo stato primordiale, scevro dell’autoreferenzialità della musica popolare, di cui si nutre fino in fondo riducendola all’essenza, potente come l’immaginario visceralmente agreste e ancestralmente arcaico che evoca, primitivista come l’essenza stessa dell’uomo in natura può essere, Antico si pone come pietra miliare per chiunque voglia abbandonarsi al flusso di una musica che è potentissimo richiamo primordiale.

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