• Set
    23
    2014

Album

Infectious

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Reduci da un salto di popolarità non indifferente, gli Alt-J, dal 2012 ad oggi, hanno dovuto fare i conti con l’impatto massiccio di An Awesome Wave. Il debutto, infatti, trovandosi a calcare i passi di Wild Beasts, Fleet Foxes e, forse e soprattutto, i Radiohead più sperimentali, ha colto nel segno, sincronizzando elucubrazioni intellettualoidi e gusto pop, sull’onda di una nuova commistione mainstream, che tanto incuriosisce il pubblico contemporaneo. Il risultato, per i giovani neolaureati, è stato quasi devastante, soprattutto nella gestione della vita da band internazionale. Il bassista Gwil Sainsbury non ha retto l’impatto e a gennaio ha abbandonato la baracca, lasciando la band sull’orlo dello scioglimento. Tuttavia, bisogna dare atto agli Alt-J di aver reagito da band matura e, col Mercury Prize nella bacheca dei trofei e una cascata di aspettative sul groppone, si sono rimessi a lavoro per il nuovo This Is All Yours.

Spiccatamente polite e frutto di un necessario e apprezzato bagno di umiltà, il nuovo album degli Alt-J ha l’innegabile pregio di suonare ancora genuino e non pretenzioso. D’altronde, l’intervista rilasciata al Guardian e quella più recente a noi di SA parlavano chiaro: gli Alt-J hanno fatto di tutto per rimanere ordinary nella consapevolezza della popolarità.

This Is All Yours, dunque, pur non stravolgendo le dinamiche proprie della band, apporta alcune sostanziali novità, legate, per lo più, al luogo scelto per le registrazioni del disco, un salone medievale nelle campagne inglesi. Non sorprende, dunque, questa ritrovata fascinazione nei confronti della musica di tradizione medievale, che nel disco viene fuori tanto nelle composizioni vocali (Intro, Choice Kingdom), quanto nei brani più strutturati (Garden Of England, ma soprattutto Every Other Freckle e Warm Foothills). Siamo stranamente lontani dalle atmosfere al limite del metropolitano di Tessellate o Fitzpleasure, nelle quali facevano capolino, sotto forma di samples, le strade di Brixton; qui, semmai, si trovano samples di vespe, api o campane di chissà quale villaggio sperduto, come a dire che la maturità della band deve prima passare da un ritrovato rapporto con la natura.

Ci sono, infine, alcuni episodi lirici interessanti, dal punto di vista narrativo e compositivo. Prima il trittico Arrival in Nara, Nara e Leaving Nara, in cui, come ci spiegano nella nostra intervista, la città giapponese nella quale i cervi possono vagare felicemente liberi nelle strade assurge a metafora generale di una vita vissuta secondo le libertà individuali. C’è, poi, un percorso musicale che ritrova certi accenni di trip hop e un gusto per la sperimentazione particolare, nelle atmosfere rarefatte di Hunger Of The Pine, in cui il sample di 4X4 di Miley CyrusI’m a female rebel») calza perfettamente. C’è, ancora, il tentativo di attraversare l’Atlantico per convincere una volta per tutte la critica stelle e strisce, con una Left Hand Free tanto insolita per il sound della band, quanto debitrice di un certo gusto Doors e Black Keys; chissà se farà breccia nel cuore degli americani…

Ancora altri tre episodi interessanti da segnalare. Il primo, Bloodflood pt. II (che riprende un brano del primo disco), segna la cifra stilistica dei nuovi Alt-J, attenti alle atmosfere, misurati, orchestrali, che quasi riecheggiano i Sigur Rós; il secondo, The Gospel Of John Hurt, ti sbatte in faccia la sensazione di claustrofobia che chiunque ha provato dopo la visione della terribile scena dell’alieno che fuoriesce dal corpo di John Hurt in Alien (1979); il terzo, Every Other Freckle, è forse il brano più orecchiabile del disco e sicuramente il più riuscito dal punto di vista melodico e compositivo, malgrado il testo un po’ debole («Voglio girarti tutta e leccarti come un pacchetto di patatine»).

Gli Alt-J di This Is All Yours, a conti fatti, si mostrano una band maturata, alle prese con nuovi mondi e nuove possibilità da esplorare. Ma spesso, proprio la loro voglia di andare in profondità coi suoni, di scavare verso la fantomatica essenza di qualcosa, si rivela una scelta azzardata, che, nelle quattordici tracce del disco, fa emergere tutti i lati deboli, non ultimo quello di risultare un po’ pedanti. Malgrado ciò, This Is All Yours, con le sue melodie atipiche e i suoi stravaganti percorsi narrativi, è un disco di cui far tesoro.

23 Settembre 2014
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