• nov
    07
    2014

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Miasmah

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Non è affatto morta la natura ritratta in questo lavoro solista da Andrea Belfi, un passato da batterista nei Rosolina Mar e un presente a doppio binario tra pelli (il trio con Pilia e Grubbs, Il Sogno Del Marinaio sempre con Pilia e Mike Watt, l’apporto all’ultimo Carla Bozulich, Hobocombo, B/B/S tanto per tenersi stretti) e un interesse sempre crescente per i lavori in solo al crinale tra sperimentazione sonora ed elettroacustica (i più significativi: Between Neck & Stomach su Hapna, 2006; Knots su Die Schachtel, 2008; Wege su Room40, 2012) in cui lo strumento di partenza diviene via via sempre meno presente nella sua forma originaria per trasformarsi in input sonoro atipico.

Sei tracce suddivise grossomodo in due macro-insiemi da tre, suggeriti anche da proto-haiku (Oggetti Creano Forme / Nel Vuoto / Roteano e Forme Creano Oggetti / Su Linee Rette / Immobili, rispettivamente), per un continuum sonoro magmatico e unico, dalle atmosfere marcate e uniformi, e su cui mano a mano Belfi sposta elementi, addensa ombre e produce scarti. Ne esce una sorta di mega-suite onirica, vergata su dimensioni droning-ambientali e composta di elementi tipici dell’elettroacustica (l’interazione tra l’uso atipico del drum-kit e le rielaborazioni elettroniche, ad esempio…) ma incline a tratteggiare paesaggi quasi da kraut minimale, in cui essenzialità e riduzione la fanno da padroni, così come la dissezione in ogni suo aspetto alla ricerca del dettaglio minuto rappresenta il nodo concettuale del lavoro.

Non a caso, dunque, il titolo scelto nel rimando pittorico rinascimentale: gli input sonori sono lì, in forme chiaroscurali e poco nitide, fluttuanti e privi di gravità, pronti ad esser portati mano a mano in superficie, addossati l’uno sull’altro, sfumati l’uno dentro l’altro, al fine di creare un percorso sonoro (prima ancora che concettuale) ciclico; che al crescendo del primo troncone oppone il decrescere del secondo ed in cui variazione e ripetizione divengono chiavi di lettura fondamentali per scardinare la creazione ed entrare nel “dipinto”. Un lavoro fortemente evocativo e visionario, questo Natura Morta, pur nella ristrettezza della durata (poco più di mezzora), a dimostrazione del fatto che per creare paesaggi sonori di tal fatta non servono distanze siderali o prolissità eccessive, quanto lungimiranza, capacità di sintesi e visione d’insieme.

25 Dicembre 2014
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Andrea Belfi

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