• Set
    02
    2016

Album

Jagjaguwar

Add to Flipboard Magazine.

La prima anticipazione è arrivata a giugno: un trailer di quasi due minuti e mezzo, la possibilità di assaporare il gusto del nuovo materiale pronto per la pubblicazione. Dopo pochi giorni Intern veniva pubblicata nella sua interezza (anche se, in pratica, il trailer aveva svelato quasi tutto il brano lasciando fuori solo una ventina di secondi) e Angel Olsen poteva annunciare a tutti che a settembre sarebbe arrivato il nuovo disco, My Woman. Difficile fare il passo avanti quando fai un album che mette d’accordo vendite e recensioni: Burn Your Fire For No Witness è stato un successo meritato, ma alla tenace e talentuosa Olsen non è bastato. My Woman è un album incentrato – lo si capisce sin dal titolo – sull’essere donna e su tutte le sfide quotidiane che questo comporta. Un argomento delicato che però la Nostra affronta attraverso il codice immediato del pop, senza lasciare per strada il garage-folk – il suo mood preferito – e con un album concepito come un vortice emotivo che parte dai brani più potenti e finisce con quelli più intimisti.

Si parte con l’accoppiata InternNever Be Mine: la prima è un’ottima intro eterea e la seconda è un folk-indie che riprende da vicino le atmosfere del debutto Half Way Home. In entrambe la splendida voce a-temporale di Angel Olsen è l’elemento centrale che, ovviamente, si ripercuote su tutti i dieci brani dell’album, come già nei precedenti lavori. Un timbro vocale che riprende lo stampo “classico” di Edith Piaf “sporcandolo” con la carica di Patti Smith, come dimostra Shut Up Kiss Me, uno degli episodi più rock di My Woman dove il sound ruvido dei Wire e dei Fall è al servizio di un pop accattivante e acido allo stesso tempo. Un altro lato della splendida vocalità della Olsen è il fascino di un pop che nella strofa di Give It Up, per esempio, ricorda l’approccio easy di Emma Lanford nella hit Is It ‘Cos I’m Cool impacchettata da Mousse T. Con Not Gonna Kill You si chiude la parte più movimentata del disco: le successive Heart Shaped FaceSister, così come la delicata Those Were The Days e la splendida Woman sono ballate in cui emerge ancora una volta la bravura indiscussa della musicista statunitense, abile sia in fase di scrittura musicale che in quella testuale. Ma, soprattutto, capace di passare da un genere all’altro con una disinvoltura non ordinaria e riuscendo ad immergersi emotivamente e stilisticamente in maniera impeccabile in ogni sfaccettatura sonora di questo disco, ad oggi già una vetta assoluta della sua breve ma significativa discografia. My Woman è un lavoro immediato e camaleontico, perché sincero nel suo parlare di quello che comporta essere donna oggi; la Olsen indaga testualmente e musicalmente questo mondo con una lucidità chirurgica che traduce in un caleidoscopio di interpretazioni vocali e sonore davvero pregevoli.

My Woman è un disco che raccoglie le varie anime di Angel Olsen, dal pop al garage, passando attraverso un contenuto concettuale sempre d’impatto e una vocalità che, pur essendo personalissima, riprende la tradizioni delle migliori voci femminili dal dopoguerra in poi.

2 Settembre 2016
Leggi tutto
Precedente
Brendan Canning – Home Wreaking Years Brendan Canning – Home Wreaking Years
Successivo
De La Soul – …And the Anonymous Nobody De La Soul – …And the Anonymous Nobody

album

artista

Altre notizie suggerite