Recensioni

7.1

Se i Godspeed You! Black Emperor un giorno decidessero di “darsi” una voce, potrebbero tranquillamente rivolgersi a questa bionda folletta svedese. Mai messa a fuoco delle loro sinfonie sarebbe più tonda, precisa, distinta. E in effetti è difficile credere che da una figura così minuta possa scaturire tanta furia distruttiva, ma tant’è. Che la Scandinavia non fosse l’Eldorado esistenziale ma anzi potesse fungere da osservatorio privilegiato sui mali della società occidentale, ce l’aveva già detto Bergman con i suoi film. Adesso però, alla Von Hausswolff non solo va riconosciuto di aver reinterpretato a modo suo la lezione di band che il disagio dell’uomo moderno lo hanno raccontato sotto forma di apocalisse sonora, ma anche di aver superato in potenza e scrittura tante sue colleghe contemporanee (chi ha detto Chelsea Wolfe?) ben più celebrate. Non c’è da stupirsi che Michael Gira se ne sia innamorato, artisticamente parlando, tanto da volerla in tour ad aprire i concerti dei suoi Swans un anno e mezzo fa.

La trentaduenne musa dark di Göteborg è giunta al quinto capitolo di una saga iniziata nel 2010 e di cui l’ultimo The Miracoulous è stato il coronamento. E se lì cantava di funerali e letti di morte, il registro – a giudicare anche dal titolo – non è cambiato di molto con questo nuovo album. La differenza sta più che altro nel minor numero di tracce, ma pure qui non inganni il dato poiché i dodici minuti e rotti di The Truth, The Glow, The Fall e gli oltre sedici di Ugly And Vengeful sono solo figurativi: dentro c’è di tutto e di più. Echi di Clannad, Kate Bush e Dead Can Dance, ma anche Sunn O))), gli stessi Swans, i più recenti Menace Ruine e la sua quasi conterranea (è norvegese) Susanne Sundfør sono ravvisabili un po’ ovunque, senza comunque intaccare l’impostazione neoclassica di fondo.

E se il bluesaccio The Mysterious Vanishing Of Electra rappresenta in parte una novità, con il suo incedere strascicato dettato da tamburi tribali e dalle improvvise impennate vocali della Nostra, la succitata Ugly And Vengeful in quanto a epicità non è seconda a quella Come Wander With Me/Deliverance che era uno dei picchi del precedente lavoro. Anche in Dead Magic la devastante miscela di post-rock, ambient/drone, doom, noise e avant-rock della Von Hausswolff penetra il tessuto connettivo e altera la percezione. La sua voce compie spirali strabilianti, si arrampica per sentieri intricati fino a spalmarsi sull’impressionante muro di suono alzato dietro. Coadiuvata dal suon enorme organo a canne, la compositrice svedese disegna scenari gotici e spettrali, ammantati di una sacralità dai riflessi medievali. Insomma, lungi dal secolarizzarsi, “Anna dei miracoli” ancora una volta acceca e converte. Se non è già un classico, poco le manca per diventarlo.

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