Recensioni

Marcel Dettmann, Ben Klock, Nick Höppner, Marcel Fengler, Efdemin, Norman Nodge, Steffi… Sono una ventina i DJ che possono fregiarsi del titolo di Resident del Berghain/Panorama Bar di Berlino, la Casa Bianca della techno. Tra questi, dal 2012, c’è anche Patrick Gräser, che dopo una serie di uscite tech-house a suo nome non memorabili nel periodo 2008-2009, trova la chiave giusta dal 2010 firmando le sue produzioni e i suoi set come Answer Code Request.
Gräser proviene da Fürstenwalde, una piccola città della Germania orientale, a mezz’ora di macchina dal confine con la Polonia: la stessa città natale di Marcel Fengler e Marcel Dettmann. Ed è proprio l’amicizia e la stima di quest’ultimo ad instradare la carriera di Patrick verso la direzione giusta. Nel settembre 2011 compare l’EP autoprodotto Subway Into, che delinea la proposta di ACR: un non rivoluzionario ma efficace innesto su una solida base berlin techno di soluzioni prese dalla IDM inglese degli anni novanta (Warp docet: B-12, Black Dog Productions e, ovviamente, Aphex Twin, tutti espressamente riconosciuti come eroi da Gräser) e dal dubsteb dark alla Burial, con una spruzzata di nostalgici rimandi detroitiani. Nel novembre del 2011 Escape Myself, tratta dall’EP, è tra le tracce selezionate da Dettmann per il pregevole mix Conducted. I due 12” usciti nel 2012 per la Marcel Dettmann Records (Main Mode e The Host), così come il successivo EP autoprodotto (Crack City), ripropongono questa versatile impostazione: sound che vince non si cambia.
L’esordio sulla lunga distanza di ACR segue di pochi mesi la pubblicazione del primo EP per Ostgut Ton, vivace e coerentemente rigorosa etichetta di casa Berghain. Il collegamento di Code con Breathe è forte, a partire dalle cover: entrambe utilizzano immagini tratte dal lavoro della fotografa Sarah Schoenfeld “All you can feel”, ingrandimenti delle reazioni sul negativo della pellicola di droghe come la ketamina o il mefedrone, sostanze che volenti o nolenti sono parte integrante della cultura techno. L’album non interrompe il discorso, ma lo estende e un po’ lo smussa, insistendo spesso su versanti più ambient e cinematici (vedi la grande attenzione al sound design sci-fi di Blue Russian, la sospensione meditativa di Odissey Sequence o l’aphexiana dub-techno di Relay Access). E’ solo con la quinta traccia che si torna in pista, con gli energici 127 bpm di Zenith, e poi ancora con la trance tribale di Status, ma non è il dancefloor l’obiettivo più diretto. Le risonanze più forti sono con il mondo trance e melodico della techno inglese più storica: in By The Bay gabbiani boardsofcanadesi volano su una base Global Communication, in Axif, con l’apporto dreamy della voce di Elizabeth Bernholz (alias Gazelle Twin), siamo in pieno territorio Orbital. Thermal Capacity riassume il tutto e conclude un album di non spiacevole ma neppure soverchiante ascolto: tutto sommato la proposta originale di Answer Code Request non risponde in pieno alle richieste di nuovi stimoli, esprimendosi invece al meglio come selector per i suoi precisi e funzionali DJ set (ottimi esempi reperibili in rete sono i podcast realizzati per Resident Advisor – RA.345, gennaio 2013 – e per Slam Radio – 077, marzo 2014).
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