• set
    12
    2015

Album

Bello Records

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Di Adele Nigro sappiamo che è nata nel 1994, che era una delle due metà delle Lovecats –promettente duo acustico tutto al femminile scioltosi lo scorso anno– e che ora canta, suona la chitarra e scrive canzoni con gli Any Other, giovanissimo trio di cui è a tutti gli effetti il deus ex machina. Quello che in verità ci importa sapere è però, molto più semplicemente, che Adele Nigro ha fatto un disco davvero intrigante. Un disco che sa di anni ’90 e chitarre dissonanti, fatto di canzoni di una semplicità e di una forza disarmante (il singolo Something, il gioiellino His Era e la conclusiva e mutevole To the Kino Again su tutte); un disco che con poco ci dice tutto quello che c’è da sapere della sua autrice.

Giovanissima eppure estremamente consapevole dei propri mezzi, Adele Nigro mette in fila dieci episodi fatti di sentimenti e quotidiane incertezze, in un gioiello che è un piccolo passo verso l’età adulta (quella anagrafica, perché artisticamente la Nostra mostra già una maturità notevole e idee molto chiare), figlio tanto dell’indie pop deviato dei Pavement quanto delle melodie sbilenche e sporcate di elettricità dei Built To Spill, sorta di fratello minore (e decisamente più votato alla melodia) di The Death of Speedy Ortiz, esordio della band capitanata da Sadie Dupuis.

Quello che stupisce, oltre a una voce che sa essere calda ed emozionale senza mai risultare svenevole e una scrittura tanto priva di fronzoli quanto efficace, è la padronanza con cui viene trattata la materia: riuscendo ad essere convincente ed evocativa senza scadere nel clichè (o peggio, nel revival), la Nigro risulta credibilissima in quello che canta e in quello che suona, nonostante la distanza anagrafica che la separa dai suoi – pur evidenti – riferimenti.

Un disco che non inventa nulla ma che sa di vero. Un bel disco, e in fondo è questo che conta.

10 Novembre 2015
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