• Set
    14
    2018

Album

42 records

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Nei tre anni che intercorrono tra Silently. Quietly. Going Away e il nuovo Two, Geography, Adele Nigro ha compiuto un percorso musicale in continuo crescendo, grazie soprattutto alla partnership con la band di Colapesce che le affida responsabilità di primo piano (nel suo Infedele tour si è fatta carico di chitarra, cori e sassofono), le prime esperienze produttive (con l’esordio di Generic Animal) e le collaborazioni amichevoli (nel discreto Malamocco di Halfalib e in un brano della misteriosa e sboccata Myss Keta). Più consapevole dei propri mezzi e, quindi, con una conoscenza musicale profondamente ampliata rispetto al grezzo e diretto esordio, Two, Geography si inserisce in maniera fluida e coerente in un tragitto fatto principalmente di emozioni, di sensazioni, di riflessioni finali su temi nient’affatto banali come la perdita d’identità ai tempi di internet, l’elaborazione del lutto (per la morte di parte del proprio io o la fine di una storia d’amore complicata), di verità e finzione.

In un mondo abitato di personaggi costruiti a tavolino, Adele Nigro svetta per la sua autenticità sofferta, il suo mettersi a nudo contro il rischio – sempre dietro l’angolo – dell’apparir scontati, vittime di stereotipi di bassa lega ed etichette ancor più infime (millennials). Ecco perché nel campo (ristretto e troppo stretto) dell’indie italiano, il progetto Any Other può esser visto come una fantastica anomalia, per il suo essere costantemente memore di un passato che non ha nulla a che vedere con la nostra penisola, distante anni luce da certi schematismi strutturali, da logiche di consumo musicale usurate e stantie. Two, Geography utilizza (in)consciamente questo suo procedere su un binario perfettamente parallelo all’italico modo di intendere la forma-canzone, per adagiarsi su territori profondamente instabili, labili, ma dotati di una solidità che è prettamente affidata alla dicotomia tra armonia e disarmonia persistente in ogni brano: assenti quasi del tutto i canonici ritornelli, presenti invece in maniera invisibile grazie al riverbero della chitarra acustica radioheadiana (A Grade), all’intercedere della batteria (Walkthrough), alla sinuosità graffiante del sassofono (splendido il lavoro della stessa Nigro in coppia con Laura Agnusdei in Traveling Hard), allo sfogo ideale della chitarra elettrica (Perkins) o all’anafora atipica del testo (Mother Goose). Ogni brano del disco appare privo di un incipit rassicurante e di una conclusione studiata a tavolino, come se le melodie fossero sempre state lì in attesa che qualcuno aprisse un varco in grado di farle riaffiorare per qualche minuto.

Se dal punto di vista strettamente musicale, quindi, ci si trova incanalati in una strada che condurrà a un’inevitabile maturità artistica con pochi eguali (è quello che speriamo per il futuro), nondimeno si può dire da quello meramente testuale e contenutistico, con un piano narrativo che quasi fa il verso all’idea di concept musicale (pur non abbracciandone mai gli stilemi classici). Così, a una prima parte in cui emerge il dolore della separazione, la confusione e lo spaesamento per una perdita importante, di un’esperienza di crescita arrivata al suo culmine esplosivo ed inevitabile, ne succede una seconda più riflessiva, di auto-consapevolezza e di superamento persino divertito. Impossibile, poi, non scorgere proprio nei testi una voglia d’esplorazione linguistica a metà strada tra lo sperimentalismo (il gusto già accennato per la ripetizione compulsiva) e l’esigenza di apparire il più sinceri e diretti possibile («If they don’t see me I am nothing / But if they notice me I’m nothing at all») anche a costo di esporsi in maniera estrema e/o divertita («Do you read the lyrics when you listen to the song? / It could have helped, in some occasions»).

Two, Geography conferma – e non era affatto scontato – le ottime premesse del disco d’esordio e conduce Any Other verso nuovi orizzonti, sicuramente più maturi e consapevoli, ma anche (e questo è un bene) più spinosi, perché si vanno a toccare temi appartenenti all’immaginario indie più noto. Il rischio di scivolare nella banalità è presto arginato grazie all’indiscussa voglia di contaminare quell’immaginario con un’ondata eterogenea di influenze che ha anche il merito di non permettere una catalogazione facile e precisa di questo progetto.

20 Settembre 2018
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