• lug
    08
    2016

Album

Warp Records

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Ok, se per noi italiani intorno alla mezz’età Cheetah rimarrà sempre e soprattutto lo scimpanzé di Tarzan, mentre per l’anglofono medio è il nome dell’animale terrestre più veloce al mondo (sì, il ghepardo), per i geek e i fanatici di WATMM il riferimento diretto è al synth anni Novanta Cheetah MS800: il copy del flyer che ha preannunciato l’uscita dell’EP di Aphex Twin deriva espressamente dal manuale di istruzioni di quel rack digitale dalla programmazione impossibile; un raro esemplare, di proprietà di Richard D. James, faceva bella mostra nel microstand di presentazione al recente NAMM; e finalmente un rendering in 3D troneggia nella pagina dell’e-commerce di Bleep. La grafica è invece ripresa da quella del Cheetah Sweet Talker, modulo per la sintesi vocale per lo Spectrum ZX, altro tecnofeticcio vintage in linea con il personaggio RDJ: insomma, quando si tratta di lanciare Aphex Twin il marketing di Warp dà il meglio di sé, con il colpo da maestro rappresentato dall’aver commissionato il primo video ufficiale di Aphex, diciassette anni dopo l’epocale Windowlicker di Chris Cunningham, al dodicenne Ryan Wyer, preadolescente irlandese disturbante/affascinante nella sua wierdness/normalità di nativo digitale, fattosi notare su YouTube per il suo omaggio DIY a minipops 67 [120.2].

Ok, detto tutto ciò: e la musica? Le attese sono confermate o tradite? Cheetah o cheater?  Dal punto di vista quantitativo non c’è da lamentarsi: contando anche la bonus track, l’EP dura quasi 34 minuti, per intenderci più del Richard D. James Album. Due tracce erano già state caricate nel 2015 nel calderone Soundcloud dell’user18081971 (ora praticamente svuotato, ma c’è chi sta tenendo nota di tutte le entry dal 2015, ad oggi già oltre le 275), e ciò potrebbe rafforzare l’idea che si tratti dell’ulteriore secchio tirato su dal Pozzo di San Paphetrixio, dopo SYRO (la crème de la crème, ottima raccolta di prime scelte) e successiva appendice MARCHROMT30a Edit 2b 96,  Computer Controlled Acoustic Instruments Pt2 (l’ideale ma tardivo seguito di Drukqs), e Orphaned deejay selek 2006-2008 (residuati pescati dalla cartella AFX). Fossero anche cose nuove, il mondo di riferimento rimane comunque quello pre-digitale e analordiano degli esperimenti casalinghi con le centinaia di macchine del garage, mondo nel quale in sostanza Richard rimane, volontariamente o meno, autorecluso. Diversamente dalle composizioni di SYRO, traboccanti di idee, qui le trame si diradano, lasciando spazio ad un tranquillo (sempre considerando di chi si sta parlando) tran tran elettronico né da censurare né da incensare. Le tracce di Cheetah sono presentate in coppie: due indolenti tool a 99 bpm per DJ da chill out room, due fill-in di demo sounds buoni per suonerie nerd, due lavoretti a 118 bpm che ricordano le Melodies from Mars, ma più dritte e meno ghignanti. Chiude la bonus track 2X202-ST5, che nella sua semplicità e immediatezza di drums, bass e synth detuned marchio di fabbrica risulta la più convincente del lotto. Passatempi anche piacevoli, ma troppo poco appuntiti per incidere nel mito e aggiungere tacche. Delle tre recenti release dei pilastri Nineties della Warp, dopo le radicalità degli Autechre ancora affamati di ricerca (Elseq 1-5, maggio) e le eleganti evoluzioni IDM dei Plaid (The Digging Remedy, giugno), questo EP si dimostra sicuramente l’anello più debole.

3 Luglio 2016
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