• gen
    23
    2015

Album

Warp Records

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Solo per aficionados, verrebbe da dire a un primo ascolto di questo EP, che segue di pochissimo SYRO, l’osannato ritorno sulle scene di Richard D. James. CCAIpt2 è un divertissement – già nel titolo si coglie l’ironia, dato che non è mai stata pubblicata una prima parte – che seleziona da un archivio infinito di clip e ritagli apparentemente composti grazie al controllo computerizzato di strumenti analogici. Il disco conferma le dichiarazioni del musicista, il quale ha già chiarito in numerose interviste di possedere un armadio pieno di materiale, prima o poi destinato alla pubblicazione filologica.

Confrontando questa mezz’ora scarsa con il fratello maggiore, ciò che si nota è che in SYRO si percepiva il processo minuzioso con cui erano stati selezionati i suoni e le tattiche di arrangiamento, mentre qui la composizione (sia delle tracce, che della tracklist) viene trasformata in mera documentazione, una sorta di collezionismo/patchwork musicale che avrebbe potuto trovare luoghi di pubblicazione altri rispetto all’ufficialità Warp, e che in parte RDJ aveva già pubblicato con il nome del figlio su Soundcloud.

Aphex Twin piegato alla “vile logica di mercato”? Non è questo il punto, dato che il musicista aveva già dichiarato con la sua solita ironia di aver pubblicato “solo per i soldi” (ricordate il 26 Mixes for Cash del 2003?). L’EP riflette invece lo spirito del tempo, e a lungo andare saranno proprio i dischi come questo a fermare l’oblio che generano le pubblicazioni streaming-oriented (pensiamo a Soundcloud o agli stessi spezzoni quotidiani sui social più generalisti). Un mood diaristico, adatto ad artisti già maturi, consci della loro età sia anagrafica che lavorativa. Un po’ come sta facendo da anni Dylan con la pubblicazione dei suoi bootleg, anche RDJ potrebbe iniziare a riempire gli scaffali di dischi con EP a tema, uno con effetti, uno con registrazioni sul campo, uno con tappetini ambient, e un altro con beat, ad esempio.

Musicalmente, il lavoro parte bene con un break stralunato e misterioso à la Luke Vibert (diskhat ALL prepared1mixed 13, che potrebbe essere stata la A side di un ottimo singolo), per poi svaccare con un sample disklavier di qualche secondo, ripetizioni della traccia iniziale e break più o meno spastici.  Le uniche cose che si salvano sono le miniature pianistico-ambient di piano un10 it happened, il prepared-piano tagliente di DISKPREPT1 (che fanno rimpiangere Drukqs) e le chincaglierie à la Autechre periodo “giappo” di hat5c 0001 rec-4. Il resto l’abbiamo già sentito e se volessimo andare a riprenderlo, sarebbe meglio concentrarsi sui pezzi originali.

23 Gennaio 2015
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