• Dic
    10
    2015

Album

XL

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Torna King Krule con il suo vero nome Archy Marshall. L’esordio con il nom de plume l’aveva fatto conoscere al mondo: in 6 Feet Beneath The Moon la cosa che sorprendeva era la voce su tutto, una specie di blues soul molto scarno, che aveva fatto la fortuna dell’artista. A cavallo fra cantautorato classico britannico e completamente alieno dal discorso elettronico, King Krule aveva bucato il muro dell’anonimato con il solo ausilio di voce e chitarra, aggiungendo qui e là qualche tappetino con bassi e medi sciccosi, quasi senza cassa, in sintonia per l’atmosfera con il suono programmatico intimista post-2010 (Jamie Woon, Mount Kimbie e compagnia cantante).

Un unicum quel debutto per il 2013, che però, se ci si pensa bene, trovava una controparte nella semplicità di Adele (in quell’anno già al secondo album), e quindi una richiesta da parte di certo pubblico di una presunta “pulizia” del suono, senza overdub o trucchi nascosti. In tutta questa ricerca di minimalismo produttivo suonava strano però che uno dei suoi primi singoli “post-folk” (Rock Bottom / Octopus) fosse stato pubblicato proprio da Rinse, la radio/etichetta punto di riferimento dell’elettronica brit figlia delle radio pirata (e non solo di quelle).

Nel nuovo progetto (che è un disco, ma anche un libro di poesie e disegni scritto insieme al fratello Jack, e pure un cortometraggio), il ragazzo si stacca dal passato pseudo folk e persino vicino al jazz e inizia guarda caso a smanettare con le macchine e l’elettronica. Non sposta le coordinate del genere, ma riesce a costruire una proposta personale, con uno stile definito e maturo, a cavallo fra i capisaldi Jamie xx e James Blake. Si sentono gli echi di un King Midas Sound, quella voglia di nebbia e di indefinito che era parte integrante del Bristol sound e delle parti più industrial dell’Actress di Ghettoville, il tutto mescolato con visioni ambient-slow-motion-hop (Swell), liquidità narcotiche (Buffed Sky, Eye’s Drift), il blues primigenio (Ammi Ammi), voci in elio senza il rave e con il soul (Sex With Nobody), camere di decompressione à la Scuba (The Sea Liner Mk 1) e pezzi di pensieri/poesie/diari allucinati da ricordi millennial-hipster (New Builds, Dull Boys, Thames Water).

Una voce che pur non essendo troppo fuori dal coro, dice la sua in modo personale e ben definito. Il citazionismo non è fine a se stesso, anzi c’è ancora da scavare molto nel mondo del nu-soul, fra macerie d’antan (il sentire black), futurismi con bassi caldissimi e psichedelia innamorata dell’hip-hop old school. Archy, grazie di avercelo ricordato.

14 Dicembre 2015
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