Recensioni

7.3

Supergruppone tutto italiano, gli ARTO (scritto tutto rigorosamente in maiuscolo) sono una delle tante e belle sorprese del sottobosco rock barra sperimentale barra cinematico italiano. Formato nel 2017 dall’unione dei fratelli Cavina, Cristian Naldi (Fulkanelli e Ronin) e Bruno Germano (Settlefish e mente dietro e dentro i Vacuum Studio), l’ensemble emiliano, dopo la partecipazione al Krakatoa Festival in apertura a mostri sacri come Unsane, Melt Banana e Morkobot, decide che quella musica tanto debitrice verso Jospeh LoDuca (“la mano” armata musicale di Sam Raimi) quanto dei Neurosis doveva essere fissata ad imperitura memoria.

Il risultato di quelle sessioni di registrazione è Fantasma, otto belle tracce (quasi) tutte strumentali che testimoniano quanto i musicisti coinvolti sappiano il fatto loro. Ad aprire le danze è la bella On Suicide, unico brano cantato del lotto e versione rettificata di quella scritta dagli Art Bears nel 1978, in cui la voce è quella di nientepopòdimenoche IOSONOUNCANE, amico di lunga data dei musicisti citati e ospite fisso dei Vacuum Studio. Si continua con le suggestioni claustrofobiche e noise-ambientali di Trauma (bellissimo il crescendo), per poi andare verso i lidi post-hardcore del trittico formato da LarvaHauntology e Ship of Theseus, veri e propri inchini a Scott Kelly e ai Neurosis. A chiudere, A Ghost Limbo AibohphobiA, ideale soundtrack dark ambient di una caccia ai fantasmi nel Polesine, tra ectoplasmi e uomini pesce.

Fantasma  alterna momenti di calma ad esplosioni post-hardcore di inaudita violenza; furtivo, che ti assale all’improvviso senza che te ne possa accorgere. Il lavoro fatto sui suoni è di ottima fattura, ma da uno dei tecnici migliori della musica italiana tutta non ci si poteva aspettare altro. Nella speranza che ci siano altri capitoli di questa storia, godiamoci uno dei dischi italiani più interessanti di questo 2018.

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